www.resistenze.org - osservatorio - italia - politica e società - 06-07-07

da Calabria Ora, pubblicato mercoledì 26 giugno 2007
 
No all’aumento dell’età pensionabile
 
di Fosco Giannini, senatore Prc, direttore de “l’Ernesto”
 
Berlusconi varò una legge antioperaia: la “Maroni”, volta ad aumentare l’età pensionabile. L’Unione, nella campagna elettorale del 2006, promise che lo scalone sarebbe stato cancellato. Ora Padoa-Schioppa sostiene che non si può cancellare, per mancanza di fondi. Dico subito che trovo tali affermazioni indecenti, come indecente trovo la proposta secondo la quale ogni 18 mesi dovrebbe salire di un anno l’età pensionabile. Il governo Prodi ha spostato somme ingenti verso le imprese, le guerre, il riarmo. Ma quando c’è da spendere per chi ha lavorato una vita, ha prodotto ricchezza per tutti (meno che per sé, come nel caso della classe operaia) scatta il riflesso padronale: “non ci sono fondi”. Così Padoa-Schioppa, anche ieri, all’incontro con i sindacati.
 
E i sindacati? Cgil-Cisl-Uil sembrano volte ad un compromesso al ribasso, non sembrano cioè lottare, sino allo sciopero generale, per ottenere la cancellazione dello scalone berlusconiano. Se ciò avvenisse, ci troveremmo di fronte a due tradimenti: quello del centro sinistra verso il proprio elettorato; quello dei sindacati, che non hanno avviato consultazioni tra i lavoratori e non hanno deleghe per poter firmare un compromesso col governo che preveda l’aumento dell’età pensionabile. Come già la destra, Padoa-Schioppa, oggi, dice che il sistema pensionistico pubblico “costa troppo” e che, dunque, sarebbe meglio “andare in pensione più tardi”. Ci sono due questioni che il Ministro (come fanno i padroni) dimentica: primo, che i lavoratori versano fondi per tutta la vita e che la loro pensione – spesso da fame – è ampiamente pre-pagata; secondo, che il lavoro, spesso, è molto duro e non è cosa da poco, per un siderurgico, per un metalmeccanico, per un operaio dell’Italcementi di Vibo Valentia, andare in pensione a 57 anni o a 64. In verità, la propaganda sui costi del sistema pensionistico è priva di fondamento.
 
Se si scorpora l’assistenza dalla previdenza, se si considera che le pensioni da noi sono conteggiate al lordo delle tasse rispetto al Pil, mentre negli altri paesi al netto; se infine non si dimentica che il Tfr nella contabilità internazionale è considerato spesa pensionistica, si capisce come gli allarmi sul costo della previdenza pubblica siano strumentali. Cinicamente, si lamenta anche l’aumento dell’aspettativa di vita. Poiché abbiamo la sfortuna di vivere più a lungo, dovremmo andare in pensione più tardi. Non si discute su come il miglioramento delle condizioni di vita è anche dato dal fatto che non si lavora fino alla soglia della vecchiaia più estrema, perché, se così fosse, la vita media tenderebbe ad accorciarsi. Con argomenti altrettanto mistificatori si vorrebbe tagliare i coefficienti di calcolo delle pensioni contributive: è un paradosso. Ma come? Si spiega che bisogna fare sacrifici per le pensioni in nome dei giovani, e poi si tagliano i coefficienti di calcolo proprio sulle loro future pensioni?
 
E’ chiaro che siamo di fronte a un’operazione che cela l’intento di privatizzare il sistema pensionistico. Pochi giorni fa, il governatore della Banca d’Italia, Draghi, ha affermato che sulle pensioni occorre la stessa concertazione che portò alla cancellazione della scala mobile, rendendo i salari italiani tra i più miseri d’Europa. Proprio Draghi è stato ieri più volte citato, positivamente, da Veltroni al Lingotto. E al Lingotto, Veltroni, ha portato un nuovo attacco alle pensioni: un vero leader “clintoniano” del Partito Democratico Usa in versione italiana! Draghi, Padoa-Schioppa, Confindustria: vi è un piano liberista per attaccare ulteriormente salari e pensioni e aumentare i profitti padronali. I comunisti, le forze della sinistra non dovranno permettere che passi la posizione di Padoa Schioppa; non dovranno votare nulla che autorizzi l’aumento dell’età pensionabile. In questi giorni molti dirigenti comunisti e di sinistra stanno prendendo una posizione nettamente contraria agli “scalini”: debbono mantenerla! Chi scrive si batte e si batterà sino in fondo a fianco dei lavoratori.