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- osservatorio - italia - politica e società - 29-10-07 - n. 200
La casta non muore mai
Tiziano Tussi
La nascita del Partito Democratico ha catalizzato totalmente per qualche giorno l’attenzione dei mass media, ancora una volta. Dopo la corsa alle primarie, ora la prima assemblea dalla quale fare nascere il partito o qualcosa che gli somigli. Come spesso accade, è stato Berlusconi a dire “qualcosa di umano”: ma come pensare a Walter Veltroni come l’uomo nuovo del sistema se da trentacinque anni fa solo politica? Ed ha ragione lui. Infatti i passi del nuovo PD sono passi vecchi nella sostanza e nuovi (relativamente) nella forma. Ma la bruttura rimane. Ed altro non si può dire.
La questione di fondo non può essere di forma o di cornice ma di sostanza. Si tratta sempre, in politica, come del resto nella vita di tutti i giorni, di sostanza. Certo da Aristotele in poi la forma ha grande peso, pesa per tanto tempo anche quando al sostanza si è volatilizzata, se n’è andata via, ma non si può continuamente scambiare i due livelli. E’ più moderno pensare a Giordano Bruno che sottolinea il rapporto, anti aristotelico infine, tra forma e sostanza. Per Bruno non ha senso una forma che non possa sostanziarsi. Insomma, senza citare Marx, Tesi su Feuerbach, se un pensiero non si fa carne non esiste a lungo neppure come pensiero. E qual’è il pensiero fattosi carne di Weltroni (acronimo di Walter Veltroni, di W Veltroni e altro che può venire in mente)? Non si sa, o meglio, si intuisce essere il solito pasticcio finto post moderno che piace tanto a chi piace tanto. E questi sono i soliti noti.
Il paese reale non ha certo sbavato per le primarie. E ricordiamo un po’ di numeri. Alle ultime elezioni? L’ulivo ha preso quasi 12 milioni di voti. I circa tre milioni di persone (ma chi ha contato subito subito il numero reale?) sono, a dare fiducia alla campagna interna di esaltazione, solo un quarto circa del suo elettorato. E’ questa la rivoluzione di cui ha parlato qualche esponente del suddetto partito? Non pare proprio. Uno su quattro. E quindi a chi piace il nuovo PD. Ma a persone che non sanno più dove andare, dove arrabattarsi in cerca del nuovo che avanza. A chi crede che basti criticare chi criticava…, agli arrivisti bonaccioni, ai tenui difensori di un capitalismo etico, cui per altro credere, a giovani che vogliono entrare nel partito, ai boyscout della politica, con cuore e panino in mano, a chi crede che basti dare del tu a D’Alema per essere catapultato nella nuova fase politica. Insomma a tutti coloro che credono e/o fanno finta di credere in questo tentativo che non cambia i reali rapporti sociali. Il numero è quello, tre milioni. Un po’ poco per governare il paese.
E Weltroni gongola soddisfatto dopo avere detto, negli anni passati, in varie occasioni, che lui se ne sarebbe andato dalla politica, quando avrebbe toccato la soglia dei sessant’anni, o giù di li. Con l’Africa nel cuore ecc. ecc. Africa che evidentemente non ha tratto giovamento dal suo esistere. Ed eccolo sul palco a concionare disordinatamente verso destra e verso sinistra, verso destra-sinistra, sinistra-destra, parlare di amenità. Ma dobbiamo proprio fargli saper che nessuno vorrebbe stare impiccato allo stesso posto di lavoro se davvero ne potesse scegliere un altro? Che cambiare casa sarebbe per molti anche un piacere se solo potesse entrare in una? Che i giovani andrebbero anche volentieri fuori casa, se potessero permetterselo? Che nossuno vorrebbe attendere mesi per una risonanza magnetica dalla struttura pubblica? Anche il giorno dopo andrebbe bene. Che quasi tutti hanno attenzione verso il proprio futuro e quello degli altri se lo potessero intravedere? Che si penserebbe alla sociabilità se lo potessimo fare e non fossimo costretti a difendere ringhiando il nostro personale, con grande fatica?
E basta con l’acqua calda che viene scoperta di ogni Weltroni di turno. Basta con i giochini interni alla casta. Vi sono troppi problemi reali nel paese da risolvere per permettere al finto ingenuo del momento di prendere in giro tutti mentre l ‘assise del PD si è svolta come al solito. Con i nomi della casta, per carità fischiati, che entrano nei posti di comando. Gli altri a fare di contorno e gli esclusi, importanti, a minacciare di non entrare. Non è questione di leadership, di volto nuovo, di post moderno è questione di intelligenza politica. Pensiamo se alcuno avesse osato dire a Lenin o a Mao, – ognuno può mettere il nome di un grande leader che vuole: sei stato troppo sulla scena, per più tempo, è ora che ti faccia da parte per l’alternanza di ruoli. Oppure a Rosa Luxemburg che lei era una dirigente grazie alle quote rosa. Intelligenza politica, si diceva. Ma in questa operazione targata PD dov’è?