Ci sono voluti molti mesi, se non quattro o cinque anni, prima che il Ministero dell’Interno e l’Osservatorio del Viminale riuscissero a collegare la violenza organizzata negli stadi e le strutture neo-fasciste che nelle città sono in grande crescita.
Nonostante gli indimenticabili striscioni laziali“squadra de negri, curva d’ebrei” riferito alla curva della Roma o quello di qualche anno prima “Onore alla Tigre Arkan” per arrivare al “Gott mit uns” ovvero il famoso motto nazista “dio è con noi”, la “zona nord” dello stadio olimpico si è sempre distinta.
Le risposte dei tifosi della Roma e di tante altre squadre non si sono mai fatte attendere, “Lazio e Livorno, stessa iniziale stesso forno” e “Hitler: con gli ebrei anche i napoletani” sono rispettivamente dei tifosi della Roma e dell’Inter.
Potremmo continuare per ore ad esporre tutti gli episodi che negli ultimi anni negli stadi hanno inneggiato al fascismo, al nazismo e più in generale all’odio razziale, ma in questo modo non riusciremmo a comprendere la vera natura del fenomeno che parte dagli stadi ma che ha una dimensione ben diversa, ossia quella urbana.
In molte città, specie in quelle più grandi, le curve sono divenute il bacino dove le strutture di estrema destra reclutano giovani, ma soprattutto giovanissimi dai 15 ai 18 anni, per indirizzare politicamente la voglia di rivolta che spesso è dovuta al degrado sociale in cui i ragazzi vivono, in particolar modo i figli della classe lavoratrice. L’esempio di Roma è lampante, se la curva della Lazio è sempre stata di destra, quella della Roma invece ha trascorsi di sinistra con addirittura un gruppo molto influente i “Fedayn” che erano molto vicino all’Autonomia Operaia e ora si dichiara “apolitico”, mentre ad oggi entrambe le curve sono politicamente schierate a destra, con un’influenza diretta del Movimento della Fiamma Tricolore e di Forza Nuova senza precedenti.
Non è un mistero che alcuni degli esponenti “dell’area non conforme”, ovvero quella legata a Casa Pound e quindi proprio a Fiamma Tricolore, siano legati ad alcuni gruppi ultrà di entrambe le curve.
Questi si sono resi noti per alcuni gravi episodi, dagli striscioni citati in precedenza alle bandiere con le croci celtiche, passando per la progettazione dell’assalto con successivo incendio al pullman dei tifosi livornesi, mentre quest’ultimi tornavano a casa dopo la trasferta a Roma contro la Lazio e per concludere, l’altra notte di guerriglia che la capitale ricorda, ovvero quella del derby sospeso per la falsa notizia del bambino morto, nottata che vide proprio l’unione degli ultras di entrambe le curve combattere il potere dello stato che allo stadio è incarnato da polizia e carabinieri in assetto antisommossa.
Finalmente il Ministro Amato e l’osservatorio del Viminale hanno capito che c’è un nesso tra il teppismo delle tifoserie e i gruppi di estrema destra e che una serie di eventi completamente estranei allo stadio sono spesso compiuti dalle stesse persone, o almeno dalla stesse aree politiche.
La “militanza” infatti, non è di tipo classico, salvo alcune eccezioni chi gravita intorno a queste aree molto spesso non è iscritto alle organizzazioni neofasciste e non milita a tempo pieno, ma viene contattato quando c’è un assalto a qualche centro sociale o a qualche concerto (esempio riferito al post concerto della banda bassotti questa estate) oppure qualche azione, ma in linea generale si incontrano allo stadio.
E così dall’area non conforme di cui parlavamo prima che si dichiara nazionalsocialista, con le sue librerie e i suoi centri sociali, fino ad arrivare ai circoli futuristi anch’essi dichiaratamente nazisti, nelle città l’estrema destra continua a reclutare giovani con una capacità spaventosa che dovrebbe far riflettere la sinistra.
A differenza di molti anni fa la ribellione viene incanalata dalla destra fascista e non ci si deve meravigliare se, quando si gira per Torino, Roma o Milano, si vedono dei manifesti con slogan inneggianti la rivoluzione sociale contro il capitalismo e contro il comunismo, e questo accade maggiormente nelle periferie dove il degrado sociale è palpabile con mano e la non istruzione va a braccetto con la disoccupazione, portando all’esasperazione giovanile e al rifiuto della società e quindi a facili strumentalizzazione della destra pseudosociale.
Tra il tentativo dell’ex sinistra veltroniana di imitare la destra sul tema della repressione e l’incredibile scelta della polizia di stato di “evitare il contatto e lo scontro” con i gruppi che la scorsa sera hanno assaltato il commissariato di polizia vicino allo stadio Olimpico, ci ritroviamo con un’area politica che si forma negli stadi, e fuori dai campi di gioco, si unisce e assalta il potere a modo suo, cerca lo scontro e si fa trovare pronta, fin troppo pronta, anche per colpa delle indecisioni della polizia.
La risposta deve essere chiara, ma non solo dal punto di vista repressivo, non si ha a che fare con dei semplici teppisti da stadio e soprattutto non è ammissibile che l’Osservatorio del Viminale cerchi di accostare tutte le tifoserie, di destra e di sinistra, con l’aiuto del Corriere della Sera che pubblica l’elenco dei gruppi ultras facendo distinzione tra sinistra ed estrema sinistra come per la destra e l’estrema destra, includendo tra la destra “moderata” i Boys Sun dell’Inter, classificazione a dir poco bizzarra.
Che in questi anni ci sia stata una condotta completamente diversa tra le tifoserie di sinistra e quelle di destra è indubbio, ma fin troppo spesso le reazioni della polizia sono state inversamente proporzionali alla violenza adottata dai singoli gruppi, la riprova l’abbiamo avuto proprio domenica sera.
Quindi, contrastare questi gruppi sul terreno politico, è una priorità per uno stato che si dichiara civile.
Soprattutto dopo le ultime settimane che hanno visto l’odio razziale crescere nella popolazione, la politica non può permettere che ci sia una deriva di odio razziale e fascista nel paese e a maggior ragione non possiamo far si che queste idee sia prevalenti tra i giovani, perché la sconfitta sarebbe doppia, nel presente e nel futuro!