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- osservatorio - italia - politica e società - 22-11-07 - n. 204
La tendenza delle spese militari italiane nel confronto con NATO ed UE
Domenico Moro
06/11/2007
Allo scopo di poter richiedere sempre più fondi, la lobby militare-industriale e i politici sensibili alle sue richieste presentano dati parziali, che fanno apparire la spesa militare, specialmente la parte destinata agli armamenti, notevolmente inferiore a quella degli altri principali paesi Ue e Nato. La spesa italiana per gli armamenti, in realtà, ammonta al 19,20% del totale, contro il 16% della Germania, che, con un Pil del 61% superiore a quello italiano e più soldati impegnati all’estero, spende in cifra assoluta per gli armamenti appena 167 milioni in più del nostro paese, cioè il 4% in più. Del resto, la spesa militare totale tedesca equivale all’1,17% del Pil, mentre l’Italia arriva all’1,48%. Ma, la quota sul totale della spesa italiana in armamenti è vicina anche a quella di Francia e Gran Bretagna, che oscillano tra il 20 ed il 22%, e che sono, però, paesi con uno status di grandi potenze, mentre la maggioranza degli altri paesi Nato è sensibilmente al di sotto di tale livello.
L’aspetto più preoccupante, però, è che la tendenza all’aumento delle spese non è limitata al recupero di presunti “ritardi”, ma prosegue anche nella programmazione degli anni a venire. Ad esempio, la Finanziaria 2008 prevede, all’articolo 57, stanziamenti aggiuntivi e crescenti per l’acquisto di sistemi d’arma: 358 milioni nel 2008, 518 nel 2009, 968 nel 2010, e 1,1 miliardi nel 2011. Cifre queste che andranno a sommarsi a stanziamenti stabiliti da precedenti finanziarie, aumentando geometricamente, ma senza quasi darlo a vedere, la spesa complessiva. In che cosa va a finire questo aumento della spesa? Gli investimenti dei prossimi anni sono indirizzati principalmente al rafforzamento del settore aeronavale. Sarà la marina a risultarne maggiormente potenziata, con programmi di grossa entità, come la dispendiosa seconda portaerei Cavour, al cui costo di 1,4 miliardi va aggiunto almeno altrettanto per sistemi d’arma ed attrezzature imbarcate, i quattro sommergibili U-212, quasi 2 miliardi, le cacciatorpediniere “Orizzonte”, 1,5 miliardi, e le fregate “Fremm”, 5,7 miliardi. Si tratta di caccia e fregate potenti, più grandi, ad esempio, delle pari categoria britanniche.
L’aeronautica, che pure spenderà per l’Eurofighter 18,1 miliardi fino al 2015, vuole mettere in programma anche almeno100 F-35 JSF, di cui 25 per le portaerei, costruendo una linea di assemblaggio a Cameri, con un ulteriore aggravio di costi per lo stato. Aerei, dunque, i JSF che sono superflui da ogni punto di vista, ma che sono molto appetiti dall’industria italiana ed Usa. C’è, poi, da chiedersi a cosa servano due portaerei, cui si aggiungono tre navi da sbarco portaelicotteri, quando la Francia e la Spagna hanno una sola portaerei e la Gran Bretagna, antica potenza marinara, ne ha tre (di cui una di riserva), tutte di dislocamento inferiore alla Cavour. Ne risulta, dunque, un aumento della capacità di “proiettare” la forza militare a lunga distanza, che moltiplica la potenza di fuoco a disposizione delle FF.AA. Ciò risulta francamente poco coerente con quelle “missioni di pace” o, altrimenti definite con termine inglese alla moda, missioni di peacekeeping, al cui adempimento lo strumento militare italiano dovrebbe, secondo quanto viene affermato dal ministero della Difesa, essere preposto.