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- osservatorio - italia - politica e società - 11-02-08 - n. 214
Lettera aperta al compagno Loris Campetti
di Fosco Giannini Senatore PRC
12/02/2008
Pubblichiamo integralmente la lettera aperta che il compagno Fosco Giannini ha inviato a Loris Campetti, pubblicata in parte da il Manifesto (martedì 12 febbraio)
Carissimo compagno Campetti, chissà se sentirai puzza di retorica se scrivo che ho una grande stima per il lavoro che fai “per la classe” ( fammi dire così), per l’ostinazione con la quale ti batti a favore dei lavoratori, degli operai. Sappi, comunque, che non è un incipit melenso: ti apprezzo e ti apprezziamo molto.
Proprio per questo credo che le tue parole siano pesanti, importanti. E quelle che hai scritto sabato 9 febbraio su il Manifesto ( “Vecchi simboli, nuove occasioni”) lo sono particolarmente.
Hai scritto che coloro che si battono – come me e tanti altri – contro la cancellazione della falce e il martello lo farebbero per motivi essenzialmente identitari.
Posso invitarti a riflettere? Posso avanzare l’ipotesi che forse, ragionando così, rischi di tranciare di netto una questione ben più complessa?
Saremmo, dunque, identitari. Detta così suona davvero male ed è come se ci dicessi che siamo dei vecchi, e un po’ rincoglioniti, nostalgici. Ti assicuro che non lo siamo. Cosa siamo, invece? O meglio, cosa vorremmo essere? Dico vorremmo perché sono consapevole di quanto sia difficile ricostruire una prassi ed un pensiero rivoluzionari all’altezza dei tempi e dello scontro di classe. Ed è per questo che siamo stati così innamorati dello spirito originario del nostro Partito, Rifondazione (appunto) Comunista. Una forza esplicitamente nata per rilanciare un’opzione comunista ( dopo la Bolognina) a partire da una critica degli assetti capitalistici e da un’analisi senza sconti del socialismo realizzato, ma purtroppo sfociata nel liquidazionismo e nella svolta moderata.
Siamo, vorremmo essere, comunisti, anticapitalisti, antimperialisti, rivoluzionari. Se ti dico queste parole ti piglia l’allergia ? Ti viene da sghignazzare? O, anche tu (come credo) non ci trovi niente da ridere se si vuole ribadire – per il presente e per il futuro e non per nostalgia – una forte organizzazione di lotta, comunista e antimperialista, rifondata ?
Allora partiamo da qui, lasciando perdere le supposte questioni identitarie. E ti rovescio la questione: perché vogliono cancellare la falce e il martello? Perché ( questo è il punto) vogliono cancellare il partito comunista? Posso proporti tre risposte: a) perché la falce e il martello ( e il partito comunista) non hanno più – per mutuare alcune tue parole – “mercato politico” ; b) perché falce e martello e partito comunista sono divenuti simboli troppo moderati per il progetto politico e sociale degli architetti della Cosa Rossa; c) perché essi – simboli e partito comunista – non sono rappresentativi – ed anzi ostacolano - l’involuzione moderata della Cosa Rossa.
Che risposta scegli, Loris? Non credo la seconda .
Io sceglierei la terza e la connetterei con la prima; cioè: poiché falce e martello e partito comunista - in questa fase, in Italia - non hanno più un vasto mercato politico ( nel senso che la classe dominante ha messo in angolo le forze anticapitaliste ) i costruttori della Cosa Rossa ripiegano su posizioni moderatamente critiche e comunque interne al sistema capitalistico, mettendosi a vendere una merce politica che un mercato lo trova più facilmente: il compromesso strategico col capitale e un’inclinazione per le istituzioni concepite come terreno prioritario dell’organizzazione del consenso, decentrando il conflitto sociale ed archiviando il progetto del superamento del capitalismo.
Che c’entra – si potrebbe dire - tutto questo con la cancellazione della falce e il martello? C’entra, c’entra…
Tu, Loris, conoscerai senz’altro la categoria della “funzione politica”. E cioè: si fa una scelta politico-simbolica per fini diversi da quelli annunciati. Esempio: la socialdemocrazia di fine ‘800 afferma che “ è esaurita la forza propulsiva della Comune di Parigi” non per riflettere sulla Comune ma per utilizzare la presa di distanza dalla Comune come cavallo di Troia per trasformare la socialdemocrazia tedesca di quella fase – una forza ancora anticapitalista – in forza organica al sistema. Oggi è del tutto evidente, data la natura politica che va assumendo la Cosa Rossa ( molto lontana da una cultura comunista, anticapitalista e sempre più prossima all’essenza socialdemocratica di Mussi ) , che la cancellazione della falce e il martello è funzionale ( come tante altre scelte già fatte : ricordi la cancellazione della categoria dell’imperialismo, al V° Congresso del PRC ? ) alla trasformazione di Rifondazione Comunista in un soggetto culturalmente compatibile con la Sinistra Democratica e colonna di un nuovo partito vagamente di sinistra: La Sinistra - L’Arcobaleno, che, bene che vada, potrà mettere al centro ( come la socialdemocrazia classica) le questioni del lavoro, ma non quella dello scontro capitale-lavoro.
Non mi darai ragione, caro Campetti. Ma almeno riconoscerai che le cose sono un po’ più complicate e non si può dire con leggerezza che coloro che sono contrari alla cancellazione dei simboli comunisti sono solo dei poveri identitari. D’altra parte lo saresti anche tu, poiché nessuno di noi ha dimenticato la tua coraggiosa e vincente battaglia ( condotta con altri compagni della redazione) contro la cancellazione del termine comunista nella testata de il Manifesto.