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- osservatorio - italia - politica e società - 07-04-08 - n. 222
Alitalia: (non?) ultimo atto
Gianfranco La Grassa
E’ necessario rispolverare appena un po’ la memoria dei molti che dimenticano, anche perché obnubilati da un giornalismo (salvo rare eccezioni) falso e menzognero. L’Alitalia è stata sottoposta fin dall’inizio (dal governo di centrosinistra) ad una gara truccata. In realtà, è ormai netta e mi sembra generale l’impressione che i principali protagonisti governativi (il premier e il ministro dell’economia) volessero venderla ad Air France; così sono stati fatti scappare, uno dopo l’altro, gli altri possibili acquirenti in gara. Confusione è stata creata dall’intervento di AirOne che, a corto di soldi, aveva alle sue spalle la banca Intesa. Anche in questo caso, è generalmente ammesso che tale istituto finanziario abbia (o abbia avuto fino a ieri) come suo referente privilegiato in politica il sig. Prodi. Emblematico, infatti, di questa “vicinanza” è stato il caso Telecom, a partire dal “piano Rovati” (legato al premier uscente) che è stato fatto fallire da una “impennata” di Tronchetti. Poi però la strada, con qualche giravolta, è stata percorsa e oggi Intesa ha la sua bella presenza in Telecom.
Ritornando ad Alitalia, sembrava strano che Intesa ed AirOne si mettessero di traverso a ciò che le persone più sensate danno per scontato: Prodi-TPS avevano già deciso di vendere a Air France. Qualcuno ha ricordato il caso Sme (che si voleva s-vendere a De Benedetti, fin quando non intervenne Craxi, ecc. ecc.); ricorderei anche il caso Italtel venduta dall’Iri (mentre ne era presidente il “nostro”) alla Siemens, con risvolti strani sui cui le indagini giudiziarie, a suo tempo iniziate, sembrano del tutto scomparse. Non del tutto convincente comunque l’intervento di disturbo di AirOne (con dietro la grande banca vicina, si dice, al premier), ma alla fin fine è stato un elemento che ha contribuito a far fuggire gli altri concorrenti; mentre i piani presentati dalla compagnia italiana sono apparsi piuttosto fumosi, tanto da far pensare a qualcosa di molto improvvisato alla bell’e meglio onde far risaltare maggiormente l’ineluttabilità della scelta a favore dei francesi [in una recentissima intervista, De Carlo, vicepresidente dell’ANPAC il principale sindacato dei piloti, ha così risposto ad una domanda su come era stata valutata la proposta di AirOne: “Non è mai stata un’ipotesi, non ha solidità per dare sviluppo ad un vettore come Alitalia. Non l’abbiamo mai presa in considerazione”. Più chiaro di così!].
Non voglio comunque entrare qui in dietrologie; ho voluto solo ricordare alcuni antefatti di ciò che è accaduto negli ultimissimi tempi. Radicale eppur ambigua è stata invece l’opposizione alla vendita a Air France da parte dei sindacati ufficiali (e di quelli dei piloti) e dei vari difensori di Malpensa che, in effetti, ne esce al momento abbastanza malconcia. In tutto questo bailamme, è chiaro che la compagnia aerea francese, sicura di come sarebbe stata giocata la partita da parte italiana, ha posto condizioni tali da far risultare la cessione di Alitalia una vera svendita (è normale, visto che il “libero mercato” funziona solo nella testa dei liberisti). A questo punto, si è udito un altro “alto raglio”: quello di Berlusconi, dato però in “tre tempi” e con tonalità via via minori. Prima tonalità: una sicura e importante “cordata italiana” (con dentro anche i suoi figli); poi si è accorto che, data la propaganda (elettorale) negativa che si stava così facendo da solo, ha messo da parte i figli. Infine, tenuto conto che questa cordata restava misteriosa (comunque, tra i nomi solo ventilati, non vi era nessuno del ramo industriale cui appartiene la nostra compagnia aerea), ha detto che Air France potrebbe magari andare bene, solo moderando le sue condizioni capestro.
I sindacati, forse rincuorati (o forse no, tanto ormai ci si capisce poco), hanno alzato la voce e il francese Spinetta se ne è andato apparentemente scocciato. In realtà, è stata un’altra mossa tattica di chi sa che “qualcuno” gli ha ormai in pratica eliminato tutti i concorrenti (quelli che, “in ispirito”, esisterebbero nel “libero mercato”). Infatti, in molti (in modo bipartisan) hanno gettato la croce addosso ai sindacati, che hanno chinato la testa e chiesto – su spinta dei soliti Prodi e Tps – di tornare alle trattative. Veltroni, il “decisionista” (privo di decisione), ha detto di sperare in Air France, per l’ennesima volta allineandosi al vecchio governo, di cui fa finta di non essere il successore (divertente anche la sua sparata a Napoli sul disastro combinato con i rifiuti; come se lui non c’entrasse per nulla con il partito cui appartengono Presidente della Regione campana e sindaco di Napoli; mai viste simili facce di tolla). E il pasticcio Alitalia continua allegramente alle spalle di tutti i gonzi che abitano in questo paese di Pulcinella. Questa è comunque una settimana (quasi) decisiva.