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- osservatorio - italia - politica e società - 31-05-08 - n. 230
Non ci impedirete di lottare, manifestare, sognare
di Davide Rossi (*)
Mercoledì 28 maggio ’08. Ore 20.00, TG1. Mai, mai avrei creduto di assistere a notizie così, messe in fila una dopo l’altra. Camera dei deputati, il sottosegretario Mantovano spiega: “ieri fuori dall’università la Sapienza si è svolta una rissa tra opposti estremismi”, intanto Fini e Andreotti presentano un libro dedicato agli interventi parlamentari di Giorgio Almirante, fascista come pochi nella storia del Novecento, a cui – altra notizia - il sindaco Alemanno vuole dedicare una via della capitale. Mantovano, Fini, Alemanno, tutti e tre in anni non lontani hanno fatto parte del partito neo–fascista di Almirante.
Sempre in questi giorni di maggio nazisti aggrediscono a Roma un negoziante cingalese devastando il locale, qualche giorno prima ancora un gruppo di fascisti veronesi uccide un ragazzo, per una sigaretta negata, le ronde leghiste e fasciste aggrediscono ragazzi di sinistra in ogni parte d’Italia, a Milano fascisti aggrediscono alcuni ragazzi dentro il bar Rattazzo, compreso il proprietario. Intanto, sempre sul TG1, stessa sera, Pansa, mentre pontifica presentando il suo ultimo romanzo in cui ci spiega che i comunisti della Resistenza erano cattivi e i fascisti buoni, dice: “è un brutto clima da anni ‘70”.
È troppo, pure io che al massimo di quel decennio ho nostalgia dei mondiali di calcio, delle targhe alterne, delle lotte operaie, ma non dell’imbecillità politica, della violenza o del terrorismo, credo si sia passata ogni ragionevolezza. Giovani con una scopa e un secchio di colla attaccano manifesti fuori dall’università di Roma, vengono aggrediti da fascisti con spranghe e catene, il giudice sentenzia che è una rissa, arresti domiciliari per aggressori e aggrediti. Il messaggio è chiaro: sei di sinistra? Vuoi attaccare manifesti? Organizzare un dibattito? I fascisti possono aggredirti e se provi a difenderti ti prendi gli arresti domiciliari pure tu, la legittima difesa non esiste più. Eh già.
Bisognerebbe lasciarsi uccidere, come a Verona, o distruggere il negozio, come a Roma. Clima da anni ’70 dice Pansa, ma come si permette? Qui c’è un clima da anni ’20, non da anni ’70. L’antifascismo è diventato una colpa, la solidarietà, l’amicizia con gli stranieri, la richiesta del rispetto dei diritti dell’uomo, tutto questo è oggi bollato come ideologia, roba vecchia. Oggi ci sono i “valori”, la patria, il cui suolo va difeso uccidendo e cacciando rom, romeni, neri, …, la fede, ovvero non il cristianesimo dell’amore per il prossimo, ma la religione come clava identitaria contro le altre religioni, a partire da quella islamica, una clava da spaccare in testa al prossimo e da usare nella giustificazione delle guerre dell’Occidente in giro per il pianeta.
In questa situazione che qualcuno si arrabbi, che alla prossima manifestazione di sinistra qualcuno bruci qualche automobile come verrà interpretato? Estremismo? Colpa collettiva? Ci arresteranno tutti? Mi chiedo: personaggi come Pensa se ne rendono conto? Si rendono conto che sta scomparendo lo stato di diritto? Che il razzismo e la xenofobia diventano sentimenti non solo giustificabili ma esprimibili in atti di violenza ammessi e non perseguibili?
Per parte mia sono sconvolto e preoccupato. Sarò in piazza anche alla prossima manifestazione, pacificamente, come sempre e da tanti anni, con la bandiera rossa, spero sia un giorno di libertà come sancito dalla nostra Costituzione nata dalla Resistenza, spero non sia già diventato - il manifestare con una bandiera rossa - un reato. Perché, lo ribadisco, tutto fa pensare ad anni lontani, molto lontani, agli anni venti, altro che ’70.
Ma dopo il TG1, mentre scrivo convulsamente queste considerazioni, tutto continua come prima, le solite pubblicità idiote, i soliti giochi gaudiosamente milionari con quattro scatole prive di ogni ragionevolezza. Eppure nulla è più come prima. Le aggressioni, le violenze, le ronde, la crescente inciviltà, figlia delle consapevoli paure del declino del sistema occidentale che non si vuole accettare, sta aggredendo le coscienze degli italiani, trasformandoli in aggressori. Tutto questo non mi appartiene. “Credo nell’uomo fratello”, mi ha insegnato Salvador Allende, nel 1989 ho avuto la fortuna di conoscere la sua storia e il suo pensiero, io ragazzo di nemmeno diciotto anni, dieci anni dopo ho incontrato in Cile Luis Corvalan, di Allende amico e compagno. Oggi continuo a credere in quei sentimenti, chiaramente antifascisti. Per le mie idee vivo e lotto. Il diritto ad esprimerle non lo ho ottenuto per caso, o grazie a qualche pacificazione revisionista tra vincitori e vinti, lo hanno conquistato per me e per tutte le italiane e gli italiani i partigiani nel 1945 e a loro dico grazie, se qualcuno me lo vuole togliere e togliendolo a me e a quanti, più grandi e più giovani, non hanno rinunciato a credere possibile un mondo più giusto e più solidale, sappia che non sarà semplice, in noi la dignità della libertà è più grande della miseria della violenza fascista.