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- osservatorio - italia - politica e società - 01-06-08 - n. 230
Un dibattito leale e un passo avanti
Report dell’assemblea a Roma della Rete dei Comunisti
Si è svolta a Roma sabato 31 maggio l’assemblea convocata dalla Rete dei Comunisti intorno ad una questione dirimente per la prossima fase politica: “Dopo la dissoluzione della sinistra e l’affermazione dell’egemonia reazionaria. Che Fare?”.
L’assemblea è stata quantitativamente e qualitativamente molto partecipata e significativa. Un dibattito leale – come era stato preannunciato – che ha cercato di entrare nel merito delle analisi e delle proposte con cui affrontare un quadro politico piuttosto difficile dopo la catastrofe politica ed elettorale della sinistra e dei partiti comunisti nelle ultime elezioni.
L’introduzione di Sergio Cararo ha riassunto il documento politico preparatorio dell’assemblea (ancora disponibile sul sito www.contropiano.org) ed ha sintetizzato le proposte che la Rete dei Comunisti ha inteso avanzare come contributo ad un processo unitario tra i comunisti e dentro la sinistra anticapitalista per i prossimi mesi:
- un accordo politico su un programma minimo di fase che i compagni della RdC riassumono intorno a sette punti (ovviamente riducibili o estendibili sulla base dei contributi delle varie realtà e soprattutto in base ad una analisi concreta della realtà concreta);
- la sperimentazione comune dell’intervento sul piano sociale, sindacale e politico come espressione di un livello intermedio – ma effettivo – di azione politica unitaria;
- un confronto teorico sui nodi strategici che i comunisti e la sinistra anticapitalista si trovano di fronte in un paese a capitalismo avanzato come l’Italia e dentro una crisi internazionale che ormai si delinea in tutta la sua pesantezza e gravità, ma anche nelle sue potenzialità per il conflitto di classe e riapertura di una alternativa strategica al capitalismo
- un attivo trimestrale dei quadri e degli attivisti delle organizzazioni impegnate in questa sperimentazione per verificare le cose fatte e la discussione sul come realizzare i nuovi obiettivi
L’introduzione ha anche segnalato un minimo di agenda nel breve periodo che ruota intorno alla manifestazione del 1 giugno a Napoli a sostegno della resistenza popolare di Chiaiano e delle altre realtà della Campania contro la militarizzazione annunciata dal governo per risolvere l’emergenza rifiuti; la manifestazione a Roma e la mobilitazione nazionale il prossimo 11 giugno contro la visita di Bush in Italia; la manifestazione dei movimenti sociali per il diritto alla casa del 14 giugno e la mobilitazione dei sindacati di base a giugno e in Autunno già annunciata all’assemblea nazionale di Milano del 17 maggio dei quadri e dei delegati dei sindacati di base.
Il dibattito ha visto l’intervento di rappresentanti di forze politiche e sociali della sinistra di classe e del movimento comunista come Germano Monti (Movimento per la Costituente Comunista); Marco D’Ubaldo (Cobas); Marco Rizzo (segreteria PdCI), Nando Simeone (Sinistra Critica), Danilo Ruggeri (Carc); Fosco Giannini (PRC/L’Ernesto), che apprezzando il documento politico della Rete dei Comunisti hanno espresso correttamente sia i punti di convergenza che di divergenza. Il dibattito è stato arricchito anche dai contributi di intellettuali marxisti che in questi anni hanno collaborato o si sono confrontati con l’elaborazione teorica e politica della RdC come Filippo Viola, Giorgio Gattei, Vladimiro Giacchè, Sergio Manes, Alessandro Mazzone, Enzo Modugno, alcuni dei quali (Giacchè, Manes) firmatari dell’appello per l’unità dei comunisti (che la RdC non ha sottoscritto) e sostenitori (sic!) della necessità di procedere rapidamente alla fondazione di un nuovo partito comunista sulle ceneri del PdCI e del PRC:
Significativi per il confronto e la rappresentatività di esperienze e problemi gli interventi dei compagni di varie realtà locali e sociali come Michele Franco (Napoli), Andrea Venturi (unico consigliere comunale della Rete dei Comunisti in provincia di Pisa), Edgar (Comitato Immigrati), Salvatore Di Stefano (Catania), Pina Micucci (Roma).
In un quadro di larga convergenza di analisi, il dibattito si è invece diversificato intorno alla proposta che sottende l’appello per l’unità dei comunisti e che vorrebbe dare vita, in tempi brevi, ad un nuovo partito comunista che – in teoria – dovrebbe ricomporre la frattura tra PdCI e PRC. Una ipotesi questa che deve quantomeno fare i conti con gli esiti dei congressi di entrambi i partiti annunciati per il prossimo luglio, ma che rischia ancora una volta di sottovalutare la nuova situazione sul campo (del tutto diversa anche soggettivamente da quella che ha agito nel paese fino ad aprile) e soprattutto di sottovalutare che la possibilità di costruire un punto di tenuta e resistenza politica, sociale, culturale appare oggi più dinamica e fattibile con la soggettività che si esprime al di fuori e non più dentro i partiti comunisti storici che oggi appaiono fortemente ridotti nel loro insediamento sociale, costretti alla dimensione extraparlamentare e ancora fortemente limitati (e per molti aspetti subalterni) nella loro autonomia soggettiva ed effettiva dal quadro politico istituzionale egemonizzato dal Partito Democratico.
Le conclusioni per la Rete dei Comunisti sono state tirate da Mimmo Provenzano, il quale ha sottolineato il carattere aperto del confronto politico e della lealtà nelle relazioni tra le varie esperienze, invitando ad evitare ogni accelerazione organizzativa che non corrisponda effettivamente ad una esigenza del blocco sociale antagonista quanto, piuttosto, alla ripetizione di operazioni politiciste uscite però devastate – giustamente – dalla verifica elettorale di aprile, una sconfitta questa che sarebbe un errore riproporre nuovamente come se nulla fosse accaduto. Provenzano ha valorizzato le sperimentazioni unitarie già attive sul piano della lotta contro la guerra, sindacale e sociale come possibilità concreta di fare passi in avanti sul piano di una azione politica unitaria.
Nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, le proposte e soprattutto lo spirito positivo emersi dall’assemblea, saranno in qualche modo “messi a valore” con incontri bilaterali (alcuni già avviati) e multilaterali con le soggettività che hanno portato il loro contributo all’assemblea di Roma e che comincino a concretizzare i percorsi possibili della costruzione di una sinistra anticapitalista e di una soggettività comunista adeguati alle difficoltà e alle possibilità che presenta una realtà come quella del nostro paese.
Roma, 31 maggio