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- osservatorio - italia - politica e società - - n. 257
da Most za Beograd - Bari
Per un comitato per la Palestina a Bari/Puglia
L’operazione “Piombo fuso”, programmata e studiata nei minimi dettagli già molti mesi fa dal governo israeliano per distruggere la resistenza palestinese al pesantissimo regime di occupazione e di apartheid, imposto manu militari da 60 anni al prezzo di decine di migliaia di vittime e di milioni di profughi palestinesi, ha provocato ad oggi (12 gennaio 2008) - con l’uso e la sperimentazione sulla popolazione civile di nuove armi di distruzione di massa, la violazione dei diritti umani e delle convenzioni internazionali, il bombardamento di asili, scuole, anche quelle gestite dall’ONU, e dei convogli sanitari e di pronto soccorso, circa mille morti (tra essi 1/3 sono bambini) e migliaia e migliaia di feriti.
Questa non è una guerra tra due eserciti - vi è una sproporzione abissale tra il Golia israeliano che ha potentissimi aerei, carri armati e armi supertecnologiche e il Davide palestinese, che resiste con armi leggere o i sassi dell’intifada - non è guerra, ma un massacro ininterrotto e sistematico perpetrato dall’esercito israeliano a Gaza, oggi città simbolo dell’Olocausto palestinese. E questo non è purtroppo che l’ultimo episodio di una lunga serie di aggressioni e stragi, dallo stillicidio quotidiano di “assassini mirati” dei militanti della resistenza palestinese, con “effetti collaterali” su migliaia di civili inermi, al terrore degli omicidi di massa e della distruzione totale: ieri Sabra e Chatila (1982), Jenin (2002), oggi Gaza.
Come persone che hanno mantenuto la capacità di indignarsi, di non tacere e di agire di fronte alle ingiustizie del mondo,
come cittadini del mondo che aspirano alla convivenza tra i popoli fondata sulla giustizia e il diritto,
come cittadini educati nello spirito della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza al nazifascismo,
come singoli e associazioni democratiche impegnati nei movimenti per la pace, i diritti umani, la solidarietà sociale, la lotta contro il razzismo,
diamo vita in provincia di a Bari a un Comitato per la Palestina con l’obiettivo di:
- operare con tutti i mezzi democratici previsti dalla Costituzione italiana per far pressione su governo e istituzioni perché cessi immediatamente l’aggressione di Israele e perché sia realizzato il diritto della popolazione palestinese, in primis di tutti i profughi che vivono da decenni nei campi, a vivere liberi, con piena dignità di cittadini, nella terra che abitano da secoli, nelle forme politiche statali che essi decideranno autonomamente di darsi;
- dare solidarietà morale e materiale alla popolazione palestinese che soffre e resiste da 60 anni a un regime di occupazione coloniale imposto da Israele.
- Le forme e i modi di questa solidarietà possono essere diversi e sono stati già in parte praticati in passato dall’Associazione Italia Palestina e da altre associazioni e comitati che hanno operato in Puglia:
- invio di medicinali, attrezzature ospedaliere per la cura di una popolazione aggredita violentemente e privata delle cure più indispensabili dal regime di embargo imposto da oltre due anni alla popolazione di Gaza (1,5 milioni di abitanti rinchiusi in una superficie strettissima, un vero e proprio campo di concentramento, come lo ha definito anche il cardinal Martini);
- sostegno ad iniziative di volontariato (medici, operatori sanitari) per la popolazione palestinese;
- invio di libri e materiale scolastico per i bambini palestinesi
- sostegno ad iniziative economico-produttive della popolazione palestinese (agro-alimentare, artigianato, piccola industria, ecc.).
Ma riteniamo che la popolazione palestinese che oggi soffre e resiste a Gaza e nella Palestina tutta abbia non meno bisogno di solidarietà morale e politica. Occorre innanzitutto un’operazione di verità di fronte alla martellante campagna mediatica – supportata dal governo italiano – tutta schiacciata sulla propaganda israeliana che demonizza, definendola “terrorista”, la resistenza palestinese – come i nazisti chiamavano i partigiani italiani Banditen – per legittimare l’illegittima occupazione militare della Palestina. A noi rimane lo strumento della denuncia, affinché davanti alla pseudoinformazione manipolata e corriva, abbia libero corso il sapere critico, la riflessione informata, l´educazione delle coscienze. Il nostro lavoro di informazione critica si fonda su:
- il rigetto di un’impossibile equidistanza o equivicinanza tra oppressi e oppressori. Il comitato nasce per dare solidarietà alla resistenza palestinese, nella prospettiva di una pace giusta, che può nascere solo dalla realizzazione del diritto inalienabile dei palestinesi - compresi i milioni di profughi espulsi violentemente dalla loro terra e condannati a sopravvivere nelle condizioni più precarie nei campi profughi o fuori del loro paese - a vivere liberi, con la dignità e i diritti di cittadini a pieno titolo, nella terra che abitano da secoli, nello Stato che essi autonomamente decideranno di darsi.
- la netta, inequivocabile distinzione tra opposizione alla politica del sionismo (che ideologicamente e praticamente si è costituito nel corso di un secolo come politica di costruzione di uno Stato israeliano fondato sull’espulsione, sull’esclusione, sull’eliminazione della popolazione autoctona di Palestina, ed è fermamente respinto da intellettuali ebrei come I. Pappe) e antisemitismo (come teoria e pratica, portata alle estreme conseguenze dal nazismo, di denigrazione, esclusione, eliminazione dell’ebreo in quanto tale). L’identificazione di antisemitismo e antisionismo è il principale inganno ideologico su cui si fonda lo Stato di Israele. L’uso strumentale dell’Olocausto ebraico è la maggiore offesa che Israele fa ai milioni di ebrei, che insieme a rom, comunisti, serbi, perirono a Auschwitz, Jasenovac, Dachau, Buchenwald…
Principio fondante del comitato è il netto, sistematico rigetto dell’antisemitismo e di ogni teoria razzista.Ci proponiamo di solidarizzare e lavorare insieme con gli intellettuali e i movimenti pacifisti ebraici che, dentro e fuori Israele, si oppongono alla politica sionista e colonialista di Israele e rifiutano di prestare servizio militare nel suo esercito.
Ci proponiamo di sviluppare un’azione capillare e il più possibile coordinata per far conoscere i termini reali della questione palestinese nelle università, scuole, fabbriche, centri di aggregazione, circoli aziendali, parrocchie, piazze, attraverso tutti gli strumenti che possiamo mettere in campo (mostre fotografiche, filmati, audiovisivi, conferenze, spettacoli teatrali…).
Si può promuovere un’azione nei confronti del governo nazionale e regionale e delle amministrazioni provinciale e comunale attraverso:
- richiesta di aiuti concreti per la popolazione di Gaza;
- ordini del giorno e mozioni di condanna dell’aggressione israeliana con richiesta di ritiro immediato da Gaza;
- richiesta di rottura degli accordi di cooperazione (militare, economica, accademica) con Israele; di rottura delle relazioni diplomatiche con Israele;
- denuncia di Israele alla Corte Penale Internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità.