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- osservatorio - italia - politica e società - - n. 258
Sull’Arte Israeliana
(Riflessioni di Curzio Bettio, di Soccorso Popolare di Padova, dopo la lettura di documenti a lui pervenuti via Internet; tutti gli autori e i segnalatori dei testi elaborati, anche se non citati individualmente, vengono pubblicamente ringraziati per la loro grande sensibilità nei confronti dei drammi delle popolazioni della Palestina).
Scrive Vittorio Arrigoni, volontario italiano dell’ISM, nel suo reportage quotidiano del 21 gennaio dalla Striscia di Gaza: “Un anziano col capo fasciato da un kefia si è avvicinato per informarsi sul paese di provenienza di Natalie, nostra compagna dell’ISM, che è libanese. Agitando nell’aria un bastone, come a disegnare un lungo arco, dinnanzi a quel panorama di devastazione le ha detto «Beirut e Gaza, stesso quadro, stesso artista».”
Il 17 ottobre 2006, a Milano, al Palazzo Reale, veniva inaugurata la mostra "Omanut : Cento anni di arte e vita, Israele 1906 - 2006", che terrà cartellone per ben tre mesi ed avrà una fortissima ricaduta mediatica, specie sul pubblico dei giovani studenti portati a visitare la mostra, privi di un adeguato bagaglio di conoscenze storiche obiettive.
Il suo intento era, come sosteneva Vittorio Sgarbi nel commento all'iniziativa, “ribaltare l'associazione logica che lega l'immagine di Israele a eventi bellici”, mentre Daniele Liberanome, facendo riferimento ad una intervista ad Amnon Barzel, affermava che la mostra aveva il fine di “ricordare i cento anni (sic!) dell'arte israeliana” e… “festeggiare il centenario dell'arte di una nazione”, nata con la fondazione di un’Accademia d'arte “in un sobborgo pressoché disabitato della Gerusalemme di allora”, per decisione del Congresso sionista di Basilea del 1901.
Nell’articolo-intervista si sottolineava come il messaggio della mostra venisse espresso compiutamente dall’opera dell’artista Menashe Kadishman : “25.000 piccole facce di metallo.....si intuisce che sono ragazzi in giovane età. È in onore ai soldati, al loro sacrificio, che permette a Israele di vivere,...”, come pure che l’arte israeliana è “esistenziale”...perché si occupa del “rischio che lo Stato stesso sparisca con tutti i suoi cittadini”....in quanto “oggi le frontiere sicure non sono una garanzia sufficiente di sopravvivenza, perché il pericolo può arrivare da lontano, con i missili.”
Daniele Liberanome ribadiva nell’articolo questi concetti quando parlava di “problemi in cui si dibatte lo Stato ancor prima della sua fondazione”, per cui gli artisti esprimevano il “tema della vita e della morte in un Paese in guerra continua e sempre minacciato nella esistenza propria e dei propri cittadini”.
Come era possibile notare, si trattava di un’operazione di comunicazione di massa di enorme importanza, alla quale avevano cooperato anche istituzioni italiane locali e nazionali, che ritenevano giusto ed opportuno premiare in questo modo uno Stato che non solo viola quotidianamente il Diritto Internazionale ed Umanitario, la IV Convenzione di Ginevra, il verdetto del Tribunale Internazionale di Giustizia dell'Aja sul muro e la successiva condanna dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, senza contare le innumerevoli risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle NU, ma si è permesso anche in tempi recenti di invadere, bombardare in modo criminale, devastare il Libano e in questi maledetti giorni la Striscia di Gaza, adducendo motivazioni evidentemente pretestuose, usando armi sperimentali dagli effetti sconvolgenti, e lasciando poi, giustamente (!), l'onere della futura riparazione dei danni e della ricostruzione, oltre che del sostegno umanitario, a quegli Stati, come tutti gli Stati d’Europa, che attualmente non hanno il coraggio di imporre il diritto internazionale a questo Stato di Israele, aggressivamente “canaglia”.
L’evento aveva come sponsor importante, oltre alle varie comunità ebraiche, l’azienda farmaceutica israeliana TEVA, che ha in Italia 6 stabilimenti e 800 dipendenti.
Non si ci trovava in presenza di un’operazione culturale, ma di un tentativo di mettere in circolazione un’immagine pulita di uno Stato, che la Storia denuncia come falsamente innocente, e che anche i recenti avvenimenti drammatici hanno evidenziato possedere un’immagine che origina repulsione.
Ma quanto bravi sono gli “artisti” Israeliani che si occupano di arte contemporanea!
Non usano più colori ad olio, tempere ed acquerelli, o materiali plastici, ma un nuovo prodotto, il DIME - Dense Inert Metal Esplosive, e non si esprimono più su tela o mediante sculture, usano direttamente le carni dei corpi umani, con risultati artistici sorprendenti, soprattutto se si esercitano sui corpi dei cittadini Palestinesi della Striscia di Gaza o degli abitanti del Libano, che si devono a forza prestare a tutto questo…per amore dell’arte!
Per avere una visione solo parziale di alcune di queste…opere d’arte bastava andare a consultare:
http://www.globalresearch.ca/index.php?context=viewArticle&code=20060721&articleId=2787 o
http://www.globalresearch.ca/index.php?context=viewArticle&code=RAP20061012&articleId=3467
Ma ecco come i “critici”, che hanno esaminato immediatamente questi capolavori densi di “umanità”, hanno relazionato:
A metà luglio 2006, alcuni medici degli ospedali di Gaza hanno chiesto aiuto alla comunità internazionale, dopo aver trattato per la prima volta ferite inspiegabili che hanno portato all’amputazione di un arto inferiore in almeno 62 casi.
I medici hanno tentato di comprendere le cause di queste strane ferite che presentavano piccoli frammenti, spesso invisibili ai raggi X, e inspiegabili recisioni negli arti inferiori provocate dal calore.
Dopo una lunga ricerca, Rai News 24 aveva prodotto un’inchiesta condotta dai giornalisti Flaviano Masella e Maurizio Torrealta, messa a disposizione su www.rainews24.rai.it , che era riuscita a individuare la possibile causa di questi effetti: si tratterebbe di un’arma nuova che viene sganciata da aerei droni, senza pilota, e viene teleguidata con precisione sull’obiettivo fissato.
L’arma, secondo la rivista militare “Defence Tech”, viene chiamata DIME, Dense Inert Metal Esplosive, e consiste di un involucro di carbonio che al momento dell’esplosione si frantuma in piccole schegge e nello stesso momento fa esplodere una carica che spara una lama di polvere di tungsteno caricata di energia che brucia e distrugge con un’angolatura molto precisa quello che incontra nell’arco di quattro metri.
Questa tecnologia si inserisce nella nuova classe di armi a bassa letalità, una nuova generazione di armi di morte, che minimizzano i danni collaterali e circoscrivono in uno spazio ristretto gli effetti letali.
DIME, questo straordinario strumento per produrre…capolavori artistici sul vivente!
Per imparare a conoscere questo sorprendente strumento “artistico” è utile consultare GlobalResearch.ca
New and unknown deadly weapons used by Israeli forces by Prof. Paola Manduca - 2006-08-07
Sull’argomento sono apparsi diversi articoli. Per tutti, il seguente:
Un’indagine Italiana rivela crimini di guerra: Israele ha usato un nuovo prototipo di arma nella Striscia di Gaza.
di Meron Rapoport
(Traduzione di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova)
12 ottobre 2006
Haaretz
Un servizio d’inchiesta, che verrà messo in onda dalla televisione Italiana, esprime la possibilità che Israele abbia usato un’arma sperimentale nella Striscia di Gaza negli ultimi mesi, provocando in particolar modo pesanti lesioni corporali, con amputazioni di arti e gravi ustioni.
L’arma è simile a quella sviluppata dall’esercito USA, nota come DIME, che causa un’esplosione potente e letale, ma solo dentro un raggio relativamente piccolo. L’inchiesta italiana si basa su resoconti di medici, testimoni oculari, nella Striscia, ed inoltre su tests condotti in un laboratorio in Italia. La squadra che ha condotto l’inchiesta è la stessa che ha rivelato, diversi mesi fa, l’uso da parte delle forze Statunitensi di bombe al fosforo bianco in Iraq, contro i resistenti Iracheni di Falluja.
Il Maggior Generale della riserva dell’Aviazione Militare di Israele, Yitzhak Ben-Israel, in passato a capo del programma di sviluppo degli armamenti dell’esercito, ha riferito ai giornalisti Italiani che “una delle idee che sottendono l’arma, è di permettere che questa raggiunga l’obiettivo che deve essere distrutto senza provocare danni ad astanti o ad altre persone.”
L’inchiesta, di Rai24 news, fa seguito a dichiarazioni di medici con sede a Gaza su pesanti ferite senza spiegazione. I medici hanno riferito di un gran numero di feriti che hanno perso arti inferiori, di corpi completamente bruciati e di lesioni non provocate da schegge metalliche di bombe. Inoltre, alcuni dei medici hanno dichiarato di aver rimosso dalle ferite frammenti non rilevabili alle indagini con raggi X.
Secondo queste testimonianze, i feriti erano stati colpiti da munizioni sganciate da droni, soprattutto nel mese di luglio.
Il Dr. Habas al-Wahid, direttore del pronto soccorso dell’ospedale Shuhada al-Aqsa, a Deir el-Balah, ha dichiarato ai giornalisti che le gambe dei feriti erano state tagliate dai loro corpi “come se fosse passata una sega circolare attraverso l’osso”. Vi erano segni di calore e di bruciature vicino al punto dell’amputazione, ma non vi erano segni che lo smembramento fosse stato causato da frammenti metallici.
Il Dr. Juma Saka, dell’ospedale Shifa di Gaza, ha riferito che i medici trovavano sui corpi dei feriti e dei morti piccole ferite profonde. Secondo Saka, sui corpi delle vittime e negli organi interni veniva riscontrata una polvere. “La polvere era costituita come da microscopici frammenti metallici, e questi per certo provocavano le ferite.”
Il gruppo d’inchiesta Italiano ha espresso la possibilità che l’Esercito di Israele abbia fatto uso di un’arma simile nelle caratteristiche al DIME - Dense Inert Metal Explosive – sviluppato dall’Esercito USA.
Secondo il sito ufficiale web del centro ricerche dell’Aviazione Militare Statunitense, si tratta di un’arma “a concentrazione letale”, che mira a distruggere con precisione il bersaglio, mentre produce danni minimi all’intorno. Sempre secondo il sito, il proiettile include un contenitore in fibra di carbonio riempito di polvere di tungsteno ed esplosivi. Nell’esplosione, le particelle di tungsteno, un metallo in grado di condurre calore a temperature veramente alte, si disperdono su un raggio di quattro metri e provocano la morte.
Secondo il sito web, di base negli Stati Uniti, Defense-Tech, “il risultato è un’incredibile raffica distruttiva in una piccola area” e “la polvere distruttiva della mistura provoca danni che vanno ben oltre a quelli procurati dal semplice esplosivo.” Viene aggiunto che “l’effetto delle micro-schegge sembra causarne uno simile ma molto più potente di quello di un’onda d’urto.”
Si suppone che l’arma sia ancora in una fase sperimentale e non sia ancora stata usata sul campo di battaglia.
I giornalisti Italiani hanno inviato campioni di particelle trovate nelle lesioni dei feriti nella Striscia di Gaza al laboratorio dell’Università di Parma. La dr.ssa Carmela Vaccaio ha dichiarato che dall’analisi dei campioni ha riscontrato “una concentrazione veramente alta di carbonio e la presenza di materiali insoliti”, come rame, alluminio e tungsteno. La dr.ssa Vaccaio afferma che questi reperti “possono essere in linea con l’ipotesi”, che l’arma in questione sia il DIME.
Sulla natura del DIME, Ben-Israel ha riferito ai giornalisti che “si tratta di una tecnologia che consente di colpire bersagli veramente ridotti.”
L’inchiesta afferma che l’arma non è vietata dal diritto internazionale, soprattutto in quanto non ufficialmente testata. Si può pensare che l’arma sia altamente cancerogena e pericolosa per l’ambiente.
L’organizzazione non-governativa Physicians for Human Rights (Medici per i Diritti Umani) ha scritto al Ministro della Difesa Amir Peretz chiedendo spiegazioni per le succitate lesioni procurate ai Palestinesi. Amos Gilad, un consigliere di alto grado al Ministero, ha presupposto di incontrare membri dell’organizzazione in un prossimo futuro, per discutere sull’argomento.
Come abbiamo potuto leggere, gli artisti della morte hanno una sfrenata fantasia e creatività per produrre opere di arte contemporanea, raffigurate dalle carni dei feriti e dei morti, con l’uso di strumenti ad “energia diretta”, attraverso corrosione di agenti chimici e/o biologici, in macabri esperimenti per realizzare ed imporre il loro talento e il loro dominio ideologico di popolo dalla civiltà “superiore”, i cui…artisti esprimono i “temi della vita e della morte di Paesi continuamente aggrediti e sempre minacciati nella esistenza propria e dei propri cittadini”.
Sarebbe molto importante organizzare e presentare al grande pubblico una contro-mostra nei pressi del Palazzo Reale di Milano, in seguito itinerante, con l’esposizione di manifesti di questi…capolavori odierni dell’arte Israeliana, prendendo qualche spunto anche da
Israeli crimes against humanity: Gruesome images of charred and mutilated bodies following Israeli air strikes su GlobalResearch.ca - 2006-07-21
Curzio Bettio