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- osservatorio - italia - politica e società - 02-02-09 - n. 259
da Contropiano
Anticipiamo l'editoriale del nuovo numero di Contropiano in uscita nei prossimi giorni
I convitati di pietra
La divaricazione tra le possibilità offerte dalle contraddizioni reali e le capacità soggettive di intervenirvi per spostarne gli esiti in una direzione più avanzata, continua a essere il convitato di pietra del dibattito nella “sinistra” e nei movimenti sociali. Al contrario, le forze della destra alimentando gli istinti più belluini dell’Italia profonda, sembrano ancora meglio attrezzate per indicare una soluzione reazionaria alla crisi economica, sociale e morale che attanaglia il nostro paese.
Il come mettere mano a questa contraddizione crescente, diventa giorno dopo giorno l’emergenza politica con cui fare i conti per riorganizzare una soggettività anticapitalista e comunista adeguata agli scenari - interessanti e inquietanti allo stesso tempo – del XXI° Secolo.
I segnali su cui lavorare sono diversi e per alcuni aspetti (ma solo per alcuni aspetti) contrastanti tra loro.
Da un lato assistiamo ad una ormai evidente crisi dei partiti della sinistra (inclusi i due partiti comunisti ex parlamentari) che stentano a fare i conti con le esperienze del recente passato e soprattutto ad adeguare il loro ruolo e il loro progetto alla dimensione extraparlamentare che il passaggio violento al bipolarismo gli ha imposto. L’innalzamento del quorum per le elezioni europee, aggiunge sale e aceto sulla ferita non ancora cicatrizzata delle elezioni dell’aprile 2008 che hanno visto il trasferimento dell’intera sinistra parlamentare…fuori dal parlamento.
Dall’altro, assistiamo al ripetersi di manifestazioni di autonomia da parte di consistenti settori politici e sociali che, dalla manifestazione del 9 giugno 2007, hanno verificato come fosse possibile avere protagonismo politico anche fuori o senza i partiti della sinistra esistenti. Lo sciopero generale del sindacalismo di base del 17 ottobre e la manifestazione per la Palestina del 17 gennaio (includendovi i percorsi di autorganizzazione e mobilitazione che li hanno preceduti), hanno reso visibile a tutti questa vera e propria possibile controtendenza. Un primo risultato a cui hanno contribuito, a vario titolo, pezzi di soggettività anticapitaliste e comuniste, tra cui la nostra, le quali iniziano a percepire come propri compiti di assunzione di responsabilità politiche a larga scala.
In sostanza, la demolizione della sinistra operata scientemente da Veltroni – prima decidendo di far correre da solo il PD nonostante Berlusconi fosse isolato e in crisi all’opposizione ed oggi con l’accordo bipartizan sullo sbarramento elettorale alle europee - ha accentuato la crisi dei partiti della sinistra ed ha portato allo scoperto il nodo della rappresentanza politica, intesa non più come strettoia elettoralista, ma come una spinta soggettiva con grandi possibilità di estensione e radicamento se si dimostra capace di legarsi concretamente ai settori popolari più disponibili al conflitto sociale, siano essi lavoratori o studenti, immigrati o precari, attivisti sociali o senza casa. La crisi economica ha innescato poi un vero e proprio cortocircuito con la domanda di rappresentanza politica e di resistenza sociale del tutto disattese dalla residualità politicista che ha impregnato i partiti della sinistra e le loro vicissitudini interne.
La doccia fredda dello sbarramento nella nuova legge elettorale per le europee, ha infine polverizzato l’idea di utilizzare un risultato minimo nelle elezioni per ripristinare la logica e gli apparati destabilizzati dal terremoto elettorale dell’aprile 2008. Questa nuova condizione materiale non può che innescare un altro scossone (quanto sarà salutare lo dovremo verificare nelle prossime settimane) nelle file e nei progetti di un PRC ripulito dalla scissione moderata dei vendoliani e nel PdCI alle prese con problemi interni analoghi ma soprattutto con la natura iperistituzionale della propria base sociale e di militanza. Sicuramente i “vendoliani” hanno dimostrato di aver sbagliato tutti i calcoli e non nascondono il progetto di finire subalterni sotto l’ala protettrice di D’Alema nel PD insieme ai nostalgici della Sinistra Arcobaleno (vedi l’intervista a La Stampa di Rina Gagliardi e Alfonso Gianni). Per il PRC e il PdCI la strada si è fatta improvvisamente stretta e rapida. Le spinte alla riunificazione dei due partiti hanno adesso una base oggettiva (lo sbarramento elettorale) per portare acqua al loro mulino e l’attendismo della nuova segreteria del PRC non potrà che venire sollecitato a prendere una decisione.
Il convitato di pietra rimane però sul tavolo e la domanda inevasa continua a pesare come un macigno. A cosa serve una nuova operazione politicista se non si lega concretamente – e non sul piano della rappresentazione – a pezzi del potenziale blocco sociale antagonista? A che serve se sul piano sindacale si snobbano i sindacati di base e si continua a sperare in una Cgil diversa da quella che è e che se deve supplire ad un ruolo politico si coordina con il PD e non con la sinistra alternativa? A che serve se di fronte alla questione palestinese si sceglie ancora di stare con i piedi su due staffe (vedi l’adesione sia alla manifestazione di Roma che a quella di Assisi) mentre il “popolo della sinistra” si è riconosciuto chiaramente nei contenuti e nella convocazione della manifestazione di Roma? A che serve se si rimane nelle giunte locali a fare favori al PD mentre il PD lavora sistematicamente alla distruzione della sinistra? E, soprattutto, a cosa serve un richiamo astratto al comunismo se l’orizzonte teorico e politico rimane ascritto in una nebulosa dimensione di generica trasformazione sociale?
Abbiamo l’impressione che ormai i ponti alle spalle siano tutti crollati e che le prossime settimane invochino piuttosto scelte precise. L’alternativa è quella di continuare una logorante “marcia sul posto” mentre “le truppe” hanno dimostrato ripetutamente di saper marciare anche da sole e di sapersi dotare di soggettività e intellettualità collettiva più avanzate, una condizione questa decisiva per avviare una vera controtendenza nel conflitto politico e sociale nel nostro paese