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- osservatorio - italia - politica e società - 25-05-09 - n. 275
Fiera del libro di Torino, ovvero quando la cultura è al servizio di una politica faziosa e irresponsabile
di Andrea Genovali, v. Resp. Esteri PdCI
La Fiera del libro di Torino è senza dubbio un rilevante avvenimento culturale. Culturale e anche politico perché chi dice che possa esistere cultura sganciata dalla politica è uno sciocco oppure una persona in malafede.
Ed è proprio sugli aspetti politici legati alla fiera che dobbiamo ragionare. La tendenza degli ultimi anni da parte del management di Torino è quello di lanciare precisi messaggi politici a sostegno di paesi pochissimo democratici.
Tre anni fa la Lituania, lo scorso anno Israele in occasione della Nakba palestinese, cioè il giorno della tragedia che per Israele coincide con il giorno della nascita, e questo anno L’Egitto. Tralasciando gli aspetti legati alla Lituania, dove ad esempio il segretario del PC è stato in carcere per 12 anni, e rilasciato poco tempo fa all’età di 82 anni, solo per reati di opinione ma essendo comunista non è neppure pensabile per questi signori e per i media evidenziare la gravità del fatto. Salta invece palesemente sempre più agli occhi l’orientamento pregiudizialmente ed ideologicamente antipalestinese e pro israeliano della Fiera.
In più la presentazione da parte di giornalisti violentemente anticubani di un libro di una sconosciuta e poco chiara, dal punto di vista dei suoi sponsor finanziari, blogger cubana peraltro assente da Torino completa il quadro di una manifestazione che, a nostro avviso, voleva dare messaggi politici ben precisi a settori internazionali e nazionali.
Questi fatti ci dicono della torsione pericolosa e negativa che la presidenza della fiera sta imponendo alla manifestazione.
Sicuramente fa parte di una politica ben orchestrata quella di far emergere, lo scorso anno, la presenza della “unica democrazia in Medio Oriente” come in troppi erroneamente insistono riferendosi ad Israele e isolando il popolo palestinese in un angolo. La cultura lo sappiamo è di parte non esiste una cultura neutrale se non quando fa comodo a “lor signori” per coprire le propria malefatte. Ma anche una cultura di parte, come quella della fiera del libro di Torino di questi anni, dovrebbe avere almeno un minimo di decenza. Se non altro perché rappresenta non solo una parte politica ma l’intera comunità torinese e piemontese.
L’edizione di questo anno è stata sicuramente meno sfacciatamente faziosa ma non per questo politicamente meno incisiva. L’Egitto è un paese complessivamente diverso da Israele, ma ugualmente amico degli Stati Uniti, e dello stesso Israele, e che ugualmente non brilla per democrazia e rispetto dei diritti dell’uomo.
Non a caso esso è parte integrante della tragedia perpetrata da Israele contro il popolo palestinese di Gaza. Infatti, l’Egitto mantenendo chiuso il proprio valico con la Striscia aiuta la politica repressiva israeliana. E addirittura non fa passare neppure gli aiuti umanitari. Una vergogna!
Ma anche in politica interna le cose non vanno bene. I diritti umani e civili del popolo egiziano sono chiaramente violati. Vi è una repressione violenta contro i diritti dei lavoratori. Recentemente una manifestazione dei lavoratori di Sharm el Sheik, la famosa meta turistica sul Mar Rosso, che reclamavano un aumento di 27 euro delle loro misere paghe è stata repressa con inaudita violenza dalla polizia egiziana.
E non è un caso isolato. La democrazia egiziana è solo una sorta di copertura formale che gli occidentali non esitano a riconoscere alla autoritaria gestione del paese di Mubarak, perché questo è funzionale sia a fare business sia agli interessi Usa e israeliani nella regione. Inoltre, nelle carceri egiziane sono richiusi 30.000 prigionieri politici; essere omosessuali è un reato che si paga con il carcere; la stampa non è libera, così come internet… insomma un paese che indegno di essere invitato come ospite d’onore ad una rassegna come quella di Torino.
E la faziosità politica, dei responsabili della Fiera, è evidenziata dal fatto che si fa presentare un libro di una sconosciuta blogger contro la Repubblica cubana, che i diritti umani e civili li osserva e li garantisce, e poi si da la vetrina a un paese non democratico come l’Egitto. Uno scandalo!
Per questo da un paio di anni associazioni, organizzazioni politiche, noi del PdCI, che insieme facciamo solidarietà attiva e vera con il popolo palestinese, attraverso il Forum Palestina, ci siamo organizzati per contestare la inaccettabile gestione politica della Fiera.
Una protesta per mettere sotto gli occhi del popolo italiano storture, faziosità, prese di posizione ideologiche che cozzano la realtà e con la verità dei fatti.
Anche lo scorso sabato eravamo a Torino per discutere e fare il punto delle manifestazioni di protesta e affinare possibili iniziative per il prossimo futuro. Eravamo a Torino per contestare la scelta dell’Egitto come paese ospite d’onore per le cose sopra dette e per ricordare a tutti che il popolo palestinese è quotidianamente oppresso e massacrato dalla potenza nucleare israeliana nella completa sudditanza e complicità dell’Unione Europea e degli Stati Uniti.
Inoltre, come Comunisti Italiani abbiamo anche voluto protestare per la faziosa propaganda contro Cuba, svolta dalla Fiera, presentando il libro di questa oscura ma ben finanziata blogger cubana.