www.resistenze.org - osservatorio - italia - politica e società - 17-11-10 - n. 340

da www.contropiano.org/Documenti/2010/Novembre10/17-11-10TuttiAssoltiRedazionale.htm
 
Tutti assolti per la strage di Brescia. Perchè la cosa non riesce a sorprenderci ?
 
di redazione - Contropiano
 
Non esiste nessuno stato al mondo in cui una strage di cittadini inermi sia, dopo 36 anni, ancora impunita. Nessuna democrazia, almeno.
 
Nell'Italia del dopoguerra, invece, tutte le stragi sono rimaste senza colpevoli. Fa eccezione solo quella di Peteano, tre carabinieri uccisi il 31 maggio 1972, grazie a una circostanza irripetuta: l'esecutore materiale - il fascista Vincenzo Vinciguerra – si costituì, ricostruendo nei dettagli la trappola omicida.
 
Non ci stupisce dunque che il terzo processo per la strage di Piazza della Loggia, a Brescia, 28 maggio 1974, abbia visto concludere il primo grado con l'assoluzione di tutti e cinque gli imputati con una formula equivalente alla vecchia “insufficienza di prove”.
 
Anzi, ne eravamo praticamente certi. Questo Stato, allora, non aveva sciolto la sua continuità con gli apparati repressivi del fascismo, riciclati in funzione anticomunista dai servizi segreti Usa. Il principale “bombarolo” dei gruppi neo fascisti, Carlo Digilio, ha confessato di esser stato sia un neonazista di Ordine Nuovo che un agente statunitense. Preparando tra l'altro la bomba esplosa in Piazza Fontana, a Milano, il 12 dicembre 1969, di cui era già stata pianificata l'accusa agli anarchici.
 
Questa parte dello Stato non ha subito mai alcuna riforma effettiva. E' una semplice dependance delle varie agenzie Usa. E la magistratura, quando è stata chiamata a dire una parola chiara sulle stragi, ha sempre preso atto – senza troppe angosce - che esisteva una sovranità superiore, sovraordinante. E intangibile. Ricordiamo che che persino uno degli “eroi” di Tangentopoli, l'attuale senatore Pd Gerardo D'Ambrosio, chiuse le indagini sull'uccisione del ferroviere Giuseppe Pinelli all'interno della questura di Milano sentenziando che era precipitato da una finestra del quarto piano a causa di un “malore attivo” sconosciuto alla scienza medica.
 
Non esiste infine nessuno Stato che mantenga o imponga, dopo oltre 30 anni, il “segreto di stato” su fatti di questo genere. Indipendentemente dalle coalizioni politiche, anche teoricamente “opposte”, che hanno guidato il governo.
 
Non ci sono parole abbastanza dure per qualificare uno Stato che, per conservare il potere di una classe dirigente in crisi o incapace, uccide a casaccio i propri cittadini, pretendendo per questo l'impunità. E ogni “assoluzione” in un processo di strage ci ricorda che, dietro la maschera della democrazia, questo potere minaccia il presente e il futuro di questo sventurato popolo. Questa è la realtà da cambiare.
 
 

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