www.resistenze.org
- osservatorio - italia - politica e società - 20-11-10 - n. 341
Le Primarie nulla hanno a che fare con la nostra cultura
di Tiziano Tussi
“Abbiamo vinto. Abbiamo fatto un miracolo.” Dichiarazioni estasiate da parte del vincitore delle primarie a Milano, Giuliano Pisapia. Già, cosa ha vinto Pisapia. Pare che questa pseudo competizione per il nulla abbia dato alla testa a chi è in cerca di un qualcosa, dato che non ha nulla di chiaro da proporre per la sua direzione politica.
Le primarie sono uno scimmiottamento di un percorso statunitense. Da noi hanno il sapore dell’imitazione del solito made in USA. Non hanno nulla a che fare con la nostra cultura e la nostra storia. Non ha a che fare con esse neppure l’ansia da bipolarismo che molti commentatori ed uomini politici dicono di avere. Insomma il classico oeuf fora del cavagn (in cremonese: Uovo fuori dal cestone).
Il buon Pisapia ha dichiarato la sua vittoria e forse non si è accorto che la stessa è accaduta nel deserto del PD, dopo la sua affermazione desertificato. Partecipando alla competizione in un partito che non lo aveva scelto. Fattosi sostenere da altri partiti. Nessuno ha notato tale anomalia. Il buon Vendola - tutti buoni - è venuto a Milano a sostenerlo. Come se lo stesso Nichi non fosse segretario di un altro partito. Altre formazioni ancora lo hanno votato e sostenuto, pare. Ma che centrano con il PD, Rifondazione ed altri? Alle cosiddette primarie potevano votare 15/16 enni ed extracomunitari che non voteranno in primavera, senza per altro esibire neppure la tessera di iscritti al partito. Così come nessun altro votante doveva mostrare. Altro bell’elemento di chiarezza.
Appena vinte le primarie gli stati maggiore del PD si sono dimessi a livello cittadino e regionale per poi dichiarare subito dopo che si dimettevano per appoggiare meglio Pisapia? Altro grano di luce in un mondo così oscuro. E che si sono dimessi a fare? E poi chi appoggiamo e come e perché? Potevano supportare da subito il vincitore oppure dimettersi perché perdenti, visto che avevano proposto un altro candidato di bandiera. Ma il famoso caso del terzo escluso di aristotelica memoria (tertium non datur) non sfiora neppure la mente dei nostri pervicaci campioni della sconfitta ad ogni costo.
La tendenza al suicidio ha avvolto come un drappo nero la cosiddetta sinistra in Italia. Dalla scomparsa del campo comunista, post 1989/1991, non c’è più stato verso di capirci qualcosa. Il paese con il più grande partito comunista dell’Occidente, con un significativo partito socialista e altre frattaglie varie, tanto da giungere vicino alla metà dell’elettorato si è ridotto a sentire cantare vittoria quando un candidato meno indigesto di altri vince gradimenti interni ad un partito, il PD, che cambiando di pelle e di senso più volte ha – quando va bene - la metà della percentuale a cui facevamo riferimento sopra.
E del resto pare che il senso politico dei concorrenti alle primarie milanesi sia un poco carente. Qualcuno, politicamente pensando, può spiegare perché si è presentato alla competizione il quarto in gara che era sicuro di arrivare dove è arrivato: l’1% ? Qualcun altro può spiegare perché un uomo degno e trasparente, come si sia prestato alla stessa messa in scena, sapendo di raccogliere ciò che ha raccolto, il 13 per cento circa dei voti espressi? Un gioco di sponda? E perché? Per dimostrare cosa? Che esiste? Che rappresenta cosa?
E poi si può sapere perché il PD non ha espresso subito comunque soddisfazione per chi ha vinto, una volta definito che il candidato dell’apparato, o di gran parte di esso, non ha trionfato. Anche il quarto in gara, come gradimento, avesse avuto la meglio, doveva diventare il candidato dell’intero partito. E Pisapia non aveva sentore che la sua possibile vittoria avrebbe prodotto un deserto nel partito che aveva organizzato le primarie cui lui concorreva per la leadership elettorale?
Ora dirigenti nazionali continuano a dire che occorre conquistare il centro, che Pisapia è troppo di sinistra e quindi occorre riflettere – molta parte dell’ala cattolica. Riflettere su cosa? Il significato profondo del concetto di democrazia per il PD dove abita? Solo nell’intestazione del nome dello stesso? Oppure nei nomi di grandi leader a livello cosmico, penso a Fioroni e Bindi, che hanno dimostrato di esser veramente politici rodati nel perdere continuamente elezioni.
E gli altri partiti che ora dicono che Pisapia è il loro candidato – SEL e Rifondazione ad esempio – non riescono a capire che verso il PD, appena ti avvicini un po’, da sinistra, fai scattare ancora più alta, la voglia di centro.
Pisapia riuscirà a resistere senza schiacciare l’occhio ai moderati? I perdenti riusciranno a sostenerlo lealmente senza influenzarlo in senso moderato?
Insomma si capirà una volta per tutte che la lotta politica di fondo nel nostro paese non è tanto e solo tra destra e sinistra, ma tra moderati e radicali. Il PD e gli altri partiti dove si collocano? Nella diligenza già troppo affollata dei moderati oppure cercano di fare vincere il sole del pensiero critico e radicale? Cercando di vincere la penombra di decenni di paura politica - che ha portato Milano a 17 anni di governo della destra - e di sconfitta culturale!
|
|
Sostieni una voce comunista. Sostieni Resistenze.org.
Fai una donazione o iscriviti al Centro di Cultura e Documentazione Popolare.
Support a communist voice. Support Resistenze.org.
Make a donation or join Centro di Cultura e Documentazione Popolare.
|