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- osservatorio - italia - politica e società - 01-12-10 - n. 342
Il futuro è qui ed ora. Un segnale importante dagli studenti in lotta
La Rete dei Comunisti
30 novembre 2010
Merita pieno sostegno e apprezzamento la capacità di mobilitazione messa in campo dagli studenti contro la destrutturazione antisociale dell'università, della ricerca e della formazione. Quella che abbiamo visto è stata una giornata di mobilitazione incisiva, autonoma, estesa e organizzata che ha riempito le piazze, bloccato le stazioni, occupato i monumenti e i luoghi strategici delle principali aree metropolitane.
Nel torpore e nella melassa delle polemiche sui festini di Berlusconi e nella catarsi con cui si volevano bloccare tutti i conflitti sociali in attesa del voto di fiducia del 14 dicembre, gli studenti hanno rotto l'incantesimo e si sono presi lo spazio politico che gli era dovuto.
Il voto in Parlamento ha consentito al governo di far passare il DdL Gelmini (anche se i 306 voti ottenuti dal governo non saranno sufficenti ad ottenere la fiducia tra due settimane) confermando ancora una volta che - come sulla guerra in Afghnanistan - sempre meno le maggioranze parlamentari coincidono con le maggioranze sociali e gli interessi reali del paese.
E' importante che il risultato del voto in Parlamento non venga vissuto come sconfitta. Era prevedibile ed annunciato che il ceto politico dominante avrebbe sostenuto il DdL Gelmini perchè ne condivide lo spirito e l'assunto ideologico. Era stato proprio il ministro Gelmini due giorni fa ad affermare che questo decreto "mette fine alla cultura ugualitaristica del '68 nelle nostre università". Resta questo il nocciolo del problema. Gli uomini di Berlusconi ma anche Fini, Casini, Montezemolo, Rutelli ritengono in fondo che sia inaccettabile che "anche l'operaio voglia il figlio dottore".
Il ritorno ad una università selettiva sul piano sociale e privatistica sul piano strutturale è un obiettivo strategico abbondamentemente bipartizan, in cui non contano solo i fattori di spesa ma l'ideologia dominante che deve tornare ad affermarsi lì dove intelligenze e soggettività critiche possono e debbono formarsi al massimo livello possibile.
Oggi il blocco sociale dominante intende abbassare le aspettative generali del paese e soprattutto quelle delle nuove generazioni, è per questo che sta destrutturando la scuola, l'università, la ricerca.
E' contro questa regressione sociale, contro questo abbassamento delle aspettative sul futuro che occorre impegnare un conflitto sociale ampio e riprenda in mano il percorso dell'emancipazione generale.
Gli studenti e la generazione precaria hanno dato un segnale forte e chiaro. Spetta a tutte le soggettività politiche, sociali, sindacali di segno anticapitalista raccoglierlo e scagliarlo contro chi sta facendo girare all'indietro la ruota della storia, sia per i suoi interessi personali sia in nome di una governabilità funzionale solo alle banche europee e alla confindustria.
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