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- osservatorio - italia - politica e società - 17-12-10 - n. 345
L’anomalia italiana
di Cesare Allara
16/12/2010
Maldestramente influenzati dai giornali di “sinistra” italiani, o meglio dai giornali dei padroni di sinistra italiani, che da alcuni mesi parlavano di fine di un’epoca, di viale del tramonto per il cavaliere di Arcore, e già facevano profezie sui successori alla leadership e sul destino del centrodestra italiano senza Berlusconi, perfino i consumati bookmaker inglesi offrivano la sfiducia al governo Berlusconi a non più di un misero 70/100, cioè giochi 10 sterline e ne incassi 17 con un guadagno di sole 7 sterline.
L’immagine prevalente sfornata dagli opinion-maker era quella di un pugile ormai alle corde, colpito non solo dai seguaci di Fini, ma messo in difficoltà dalle indiscrezioni di Wikileaks che rivelavano l’irritazione e la preoccupazione dei suoi amici gringos per la sua interessata amicizia con Putin. Da tempo ormai i cosiddetti “poteri forti” a cominciare da Confindustria avevano deciso di sbarazzarsi di Silvio Berlusconi con qualsiasi mezzo: prima col voto di sfiducia del parlamento e quasi contemporaneamente col pronunciamento della Corte Costituzionale sull’illegittimità del cosiddetto “legittimo impedimento” che doveva consegnare Berlusconi ai giudici del processo Mills e alla condanna per corruzione con la definitiva interdizione dai pubblici uffici.
Invece, ancora una volta Berlusconi vincendo ai punti ha sovvertito il pronostico , come già si verificò nella campagna elettorale del 2006, allorquando tutti i sondaggi lo davano sconfitto nettamente da Prodi e il match finì con un sostanziale pareggio. E la Corte Costituzionale più prudente di certa “sinistra” e dei bookmaker inglesi ha rinviato la sentenza sul “legittimo impedimento” all’11 gennaio prossimo. Quella data segna l’ultima possibilità extra-parlamentare per liberarsi di Berlusconi da parte di una opposizione letteralmente terrorizzata da eventuali elezioni politiche anticipate che, svolgendosi con l’attuale legge elettorale, vedrebbero probabilmente un’altra vittoria del cavaliere che potrebbe addirittura puntare alla presidenza della Repubblica.
Perché la Confindustria aveva deciso di disfarsi del cavaliere di Arcore? Due sono i motivi principali. In primis, come ripetono continuamente Fini e i suoi seguaci (dietro i quali manovra Montezemolo, possibile futuro leader del cosiddetto polo di centro o terzo polo Casini-Fini-Rutelli), Berlusconi non ha realizzato la promessa “rivoluzione liberale”, cioè più privatizzazioni, più liberalizzazioni, meno tasse per i padroni ecc. Ma è soprattutto per il futuro che Berlusconi non è ritenuto idoneo ad “affrontare le sfide che l’economia ci impone”.
Oggi e domani si riunisce il consiglio europeo per definire il nuovo patto di stabilità alla luce della crisi dell’euro. E’ più che probabile che, dopo i salvataggi delle banche francesi e tedesche esposte con Grecia e Irlanda, l’Europa imporrà anche all’Italia non la solita manovretta economica correttiva, ma un vero e proprio piano di rientro del debito pubblico per portare il nostro Paese nel minor tempo possibile all’interno di nuovi e più rigidi rapporti fra debito e PIL. E siccome la cosiddetta “speculazione internazionale” è sempre in agguato, è evidente che al più presto, entro la primavera del prossimo anno dicono gli economisti più informati, l’Italia dovrà onorare la prima rata del diktat economico europeo.
Alcuni economisti suggeriscono, che anche in assenza di una richiesta europea in tal senso, l’Italia dovrebbe ugualmente procedere ad una drastica riduzione del debito pubblico con severe misure economiche. Comunque sia, tutti gli economisti di regime già invocano “scelte coraggiose” che come sempre consistono nell’allentamento dei controlli fiscali per le aziende, in un ulteriore aumento delle imposte indirette a scapito di quelle dirette, nell’eliminazione dei diritti dei lavoratori previsti persino dalla Costituzione, nella svendita ai soliti noti amici dei governi di centrodestra e di centrosinistra di ciò che rimane del patrimonio pubblico o nell’eliminazione del “vero cancro che si mangia il bilancio della Stato” e cioè la spesa pubblica. Ovviamente solo quella destinata al welfare, ed incrementando invece quella “destinata ad una politica espansiva” che consisterebbe nella realizzazione delle grandi opere quali il ponte sullo stretto di Messina, il TAV e Expo2015, opere utili solo alle varie mafie e clientele connesse ai partiti di centrodestra e centrosinistra.
Se nel 2010 le classi subalterne italiane hanno dovuto pagare le difficoltà del sistema capitalistico con manovre “lacrime e sangue”, nel 2011 il massacro sociale sarà portato alle estreme conseguenze sia in presenza di un governo di centrodestra che di un governo di centrosinistra. Ecco quindi la necessità prospettata a sinistra come a destra (ad eccezione appunto di Berlusconi che vuole governare da solo a dispetto anche di Confindustria) di costituire grandi ammucchiate che vanno sotto il nome di governi tecnici, di emergenza nazionale, di solidarietà nazionale, di responsabilità nazionale che abbiano “un consenso il più largo possibile” e quindi “la forza di fare quelle riforme impopolari che solo una grande coalizione può fare, perché nessuno è così forte ed autorevole per farle da solo”. Ed anche per evitare che qualche forza politica, fuori dal coro dell’austerità “imposta dall’Europa” o dal mercato che com’è noto “tutti i giorni vota”, possa mettere il cappello e avvantaggiarsene politicamente, o fare da punto di riferimento a quei tanti “facinorosi” che scenderanno in piazza sempre più numerosi per protestare contro le “scelte impopolari, ma necessarie per il bene della nazione”. Ecco perché l’elezione dell’ex socialista Susanna Camusso alla guida della CGIL, alla quale si chiede di riportare la FIOM alla ragione dei padroni, è stata salutata con favore da Confindustria ed accompagnata da commenti del tipo: “Speriamo che sia un nuovo Luciano Lama”.
La più grande anomalia italiana non è perciò quella relativa alla longevità politica del presidente del Consiglio, ai suoi numerosi conflitti di interesse o al calciomercato dei deputati come vuol far credere il cosiddetto “popolo di sinistra”. La principale anomalia italiana è la quasi totale assenza di una forza anticapitalista o di un’opposizione di sinistra che voglia essere punto di riferimento per i lavoratori e difenderne concretamente e coerentemente gli interessi.
La “sinistra” presente in parlamento è talmente inesistente, non pervenuta, che la destra italiana può permettersi di comportarsi contemporaneamente da governo e da opposizione. Tanto che sovente parecchi ultras cretini della “sinistra” parlamentare tifano di volta in volta per Pannella, per Di Pietro, per Travaglio, per Saviano, e in ultimo per Fini considerato il rappresentante di una destra finalmente “seria ed europea”, una destra con cui si può dialogare sulle “riforme condivise”, quelle di cui ha bisogno per galleggiare il capitalismo serio italiano, cioè Confindustria e Marchionne, e non quel tessuto imprenditoriale che “fa leva sulla logica del familismo amorale, da microimpresa familiare. Vive di sotterfugi, di espedienti. E vive soprattutto umiliando la propria forza lavoro costringendola a livelli di precarizzazione insopportabili, indecenti” (Marco Revelli a pag. 8 di Liberazione del 12 dicembre 2010).
E’ la “sinistra” ipocrita che sale sui tetti con lavoratori e precari disperati, che grida nelle piazze “Vergogna, vergogna, vergogna” per le imbarazzanti amicizie internazionali del presidente del Consiglio e si scandalizza per le escort e le serate a base di bunga-bunga nelle ville di Berlusconi, dopo che da almeno trent’annii dirigenti del PCI-PDS-DS-PD il bunga-bunga lo praticano contro i lavoratori tagliando salari e pensioni e varando il famigerato pacchetto Treu che ha spianato la strada alla totale deregolamentazione del lavoro. E’ la “sinistra” che propone Marchionne e Montezemolo al posto di Berlusconi, come dire dalla padella nella brace.
A questa sinistra bunga-bunga tentano di aggregarsi i sinistrati Ferrero e Diliberto col nuovo Arcobaleno bonsai battezzato di fresco Federazione della Sinistra: è la sinistra “tutta falce, martello e assessorati”, disposta a qualsiasi capriola politica per salvare la pelle e portare a casa qualche strapuntino istituzionale.
Alla leadership della sinistra bunga-bunga mira il comunista pentito di ultima generazione, l’Obama di Puglia Niki Vendola. Come ha dichiarato più volte, il suo partito Sinistra Ecologia Libertà è un partito a tempo determinato, pronto a sciogliersi al più presto in un PD rigenerato. Come fu per il PRC, SEL ha il compito di coprire a sinistra le scelte filo-padronali del PD per scongiurare la nascita di un partito veramente antagonista, alternativo alla finta contrapposizione centrodestra-centrosinistra. E’ la sinistra perbene nella solita salsa bertinottiana radical-chic, che piace tanto ai padroni di destra e di sinistra; una sinistra diversa a parole ma funzionale nei fatti al sistema capitalistico, minoritaria e sempre perdente.
Manca una forza anticapitalista che vuole contrapporsi sia a Berlusconi che a Montezemolo. Al momento esistono solo tanti piccoli partiti, tante piccole realtà settoriali, volonterose ma frammentate, ciascuna gelosa della propria ideologia, del proprio orticello, ognuno timoroso di contaminarsi. La grande manifestazione studentesca svoltasi martedì a Roma per protestare contro il definitivo smantellamento della scuola pubblica e culminata con l’assedio ai palazzi del potere rischia di rimanere solo una bella giornata di lotta, di ribellismo sociale di una generazione senza prospettive non solo lavorative, ma senza sogni, “senza ideale in cui sperar”. In mancanza di una tale organizzazione politica, il grande movimento studentesco nato per contestare la riforma Gelmini rischia alla lunga di rifluire nell’individualismo, nel “Io speriamo che me la cavo”.
L’anno che verrà sarà drammatico per i ceti meno abbienti. Sarebbe opportuno cominciare a parlarne seriamente. Adesso o mai più.
Torino, 16 dicembre 2010
Cesare Allara
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