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- osservatorio - italia - politica e società - 12-03-11 - n. 355
La vera festa lumbarda
di Tiziano Tussi
Finalmente una vera festa lumbarda. Il 29 maggio ricorrenza della battaglia di Legnano. Un’epica battaglia per la libertà di un popolo. Per la libertà della Padania. Un altro tassello alla nascita posticcia di un’entità mai esistita. Un gioco pericoloso che ha portato, in altre situazioni in altre parti del mondo, a guerre intestine in Stati fino ad allora in concordia, più o meno tranquilla - Jugoslavia, Ruanda. I nostri leghisti non sanno di giocare con il fuoco. Anche perché se perseguissero con chiarezza un disegno veramente secessionista a quest’ora, da circa vent’anni dal loro apparire sulla scena, lo avrebbero già messo in atto.
Ma ritorniamo alla festa. La battaglia di Legnano, guidata da Alberto da Giussano; i comuni lombardi contro l’imperatore Federico I° Barbarossa. Se non che: a) il condottiero Alberto da Giussano è parto della fantasia posteriore. E basta andare sul sito di Wikipedia per scoprire l’arcano mistero. Non c’è bisogno di leggere ponderosi libri. Ma ve ne sono sull’argomento; b) non tutti i comuni lombardi erano schierati contro l’Imperatore. Como, Biandrate, Pavia, il Monferrato, Asti, ripresa per l’occasione. E questi che faranno, non festeggeranno? O faranno festa al contrario, contro la Lega e la Battaglia di Legnano?
La Lega Lombarda si estendeva anche ad altre regioni confinanti. Alcuni comuni contrari all’Imperatore lo erano diventati da pochissimo: Cremona per tutti. Cremona che aveva distrutto Crema – e da allora tra i due comuni c’è ruggine - e Milano. Altri vi entrarono forzatamente: Novara ad esempio. Mentre Venezia se ne allontanò con posizioni, come al solito, altalenanti secondo i suoi più pressanti interessi del momento. Situazione oscillante anche in altre parti d’Italia, che notoriamente non esisteva.
Ma per i leghisti non importa. La storia reale non esiste ed occorre inventarsene una mai esistita. Basandosi sull’ignoranza diffusa, anche al Nord, con storielle leggere che infiammano i cuori, tra una salciccia ed un tocco di polenta. Una contraddizione tra il vivere ora, nel terzo millennio, ed un guardare, da questo tempo all’indietro, agli stati regionali, al Carroccio nel 1176.
Naturalmente la Lega Lombarda si sfasciò subito dopo la battaglia. Un gioco pericoloso, quindi quello attuale, verso divisioni oramai inesistenti nella nostra popolazione, altri sono i problemi reali. Divisioni alimentate ed amplificate con atteggiamenti puerili a livello istituzionale: festeggiamo solo la Padania e non l’Italia, ma prendiamo volentieri gli stipendi da Roma ladrona e dallo Stato italiano. Abbiamo ministri pagati allo stesso modo.
Forse sarebbe il caso di indagare istituzionalmente la liceità di alcuni comportamenti leghisti tendenti allo smembramento della compagine nazionale che ha faticato per esserci. Ed al di là del giudizio che da privato cittadino ognuno di noi può dare sul percorso unitario, non è istituzionalmente ammissibile che cariche dello Stato, che hanno giurato sulla Costituzione, dicano poi parole di disprezzo istituzionale su di essa e sullo Stato centrale in quanto tale.
Occorrerebbe che chi ha le competenze entri in gioco per fare rispettare l’ufficio che ministri e parlamentari ricoprono. Il rispetto delle regole si può pretendere, dato che non possiamo pretendere un livello di intelligenza e di cultura da chi ha fatto dell’ignoranza e delle salcicce il proprio modo di vita.
Karl Marx riporta nel 18 Brumaio di Luigi Bonaparte lo slogan che i suoi accoliti, la sua claque esclamava nel momento di più forte pressione politica, alla metà del 1800, al passaggio di carica di Luigi Bonaparte, da Presidente della Repubblica francese ad imperatore della Francia, lo sarebbe diventato con il titolo di Napoleone III°: Vive Napoleon! Vive le saucissons! Ecco trovato il motto storico per la Lega Nord!
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