www.resistenze.org
- osservatorio - italia - politica e società - 22-03-11 - n. 356
da www.comunistisinistrapopolare.com/?p=1244
Comunisti Sinistra Popolare
L’Italietta di Berlusconi e D’Alema va alla guerra imperialista di Europa e Usa per il petrolio
dichiarazione di Marco Rizzo
Assomiglia a quella contradditoria e vigliacca di Badoglio e “Sciaboletta”. Altro che ’sovranità nazionale’: si passa dalle buffonate con Gheddafi di pochi giorni fa all’atteggiamento supino verso l’imperialismo europeo e americano che lascerà in mutande l’Italia, mentre la finta opposizione del PD oltrepassa la soglia dello schifo nell’appoggiare la guerra e la disinformazione facendo peggio del governo. Nessuno, anche a sinistra, ricorda inoltre che due giorni fa l’Arabia Saudita ha invaso il Bahrein senza che nessuno fiatasse. Mentre i missili e le bombe dei “volenterosi” sterminano per davvero il popolo libico, il nostro disprezzo va all’abiura di ogni professionalità del mondo della comunicazione di massa che, tranne rarissime eccezioni , si presta a queste menzogne di morte.
da www.comunistiuniti.it/?p=5501
Comunisti Uniti
NO alla guerra imperialista in LIBIA
Dopo il via libera della risoluzione ONU sulla “No-Fly Zone”, Francia, Gran Bretagna e USA hanno cominciato i bombardamenti sul suolo dello Stato libico provocando le prime morti e distruzioni. Questa nuova sporca guerra, condotta dalle potenze imperialiste sotto il falso ombrello ONU di una missione di protezione civile, viola ancora una volta ogni norma di legalità e civiltà internazionale. Una ristretta élite di paesi – con a capo gli Stati Uniti del nobel per la pace Barack Obama! – pretende di governare il mondo con la forza delle armi e decide chi fa parte della comunità internazionale e chi ne è escluso, chi è civile e chi è barbaro, chi è sovrano e chi può essere oggetto di ingerenza in qualsiasi momento.
I governi delle principali potenze capitalistiche europee si sono dimostrati subito pronti ad intervenire, cercando ognuno un proprio ruolo nell’architettura imperialistica globale disegnata dagli USA. Essi sosterranno e finanzieranno la guerra con le risorse delle proprie classi lavoratrici e al prezzo del sangue di migliaia di vite umane della stessa popolazione libica. La guerra costerà dunque carissima a tutti: difficilmente fermerà la crisi globale in atto ma sarà una manna per gli interessi geopolitici di un pugno di paesi neo-colonialisti e per le imprese capitalistiche dell’apparato militare-industriale.
In Italia il governo Berlusconi concede le basi sul nostro suolo e partecipa all’intervento militare diretto, aspirando a proporsi, pur con qualche improvvisazione, come avamposto imperialista nel Mediterraneo e come piattaforma per le dinamiche imperialistiche più complessive. E tutto questo con la vergognosa sollecitazione del Presidente della Repubblica, di tutta l’opposizione (PD in primis) e persino con il beneplacito di parte dell’intellighenzia “pacifista” della sinistra (SEL).
E’ difficile capire cosa stia avvenendo in tutto il Maghreb. E’ un fatto che rivolte popolari per il pane ed il lavoro siano in corso da almeno due anni e siano fortemente legate alla crisi del capitalismo su scala planetaria nonché alle ricette liberiste che i regimi e governi locali hanno accettato provocando enormi disparità sociali. Altrettanto chiaro è che i fermenti e le contraddizioni delle società nordafricane – fermenti e contraddizioni che attraversano la società civile, le istituzioni e persino le forze armate – sono guardate con molto interesse dall’Occidente. In alcuni casi, come in Tunisia ed Egitto, queste ribellioni popolari hanno provocato una sollevazione di massa che ha costretto i governi a cadere, lasciando il campo ad una situazione politica che è ancora incerta ma che non sembra mettere in discussione l’ordine imperialista nel Mediterraneo. In Libia hanno invece provocato una guerra civile all’interno del sistema sociale tribale, dell’establishment e dell’esercito, un conflitto nel quale il collegamento con le centrali imperialiste si è reso evidente nel momento in cui i “ribelli” hanno richiesto esplicitamente l’intervento militare occidentale.
E’ chiaro, in generale, che le potenze imperialiste cercano di approfittare dell’instabilità geopolitica o di sollecitarla per rimettere sotto il proprio controllo neo-coloniale le ricchezze naturali e la manodopera di questi paesi, magari instaurando “manu miltari” dei protettorati della NATO.
La lotta di liberazione nazionale della Libia si è compiuta 40 anni fa. Questo non ha certamente risolto tutti i problemi di quel paese. E però l’autodeterminazione del popolo libico – che come quella di ogni popolo è un processo complesso e non privo di contraddizioni interne – per essere autenticamente tale dovrebbe svilupparsi in piena autonomia e al di fuori di ogni ingerenza esterna. Non è questo ciò che sta avvenendo oggi. Riportare la Libia oggi, e altri paesi domani, sotto il controllo imperialista sarebbe uno smacco sia per l’autodecisione e la sovranità delle nazioni, sia per le legittime lotte sociali. La Libia ha già conosciuto le efferratezze e le rapine del colonialismo di Italia, Francia e USA: evitiamo questo nuovo bagno di sangue e questo ennesimo tradimento della Costituzione.
Mobilitiamoci contro la guerra imperialista
Ritirare gli aerei e le navi italiane dal fronte libico
Chiudere le basi USA-NATO in Italia
Basta guerre e spese militari
I soldi per l’emergenza lavoro e per l’emergenza casa
COMUNISTI UNITI
da www.contropiano.org/Documenti/2011/Marzo11/21-03-11NessunaComplicitaRete.htm
Nessuna complicità con l'attacco militare contro la Libia. Mobilitiamoci!
E' ormai evidente come per gli Stati Uniti,la Francia e le altre potenze europee, la posta in gioco in Libia non siano affatto i diritti del popolo libico quanto gli abbondanti giacimenti e rifornimenti di petrolio e di gas. Un obiettivo, questo, ritenuto strategico di fronte all’acutizzazione della crisi economica internazionale e dalla inevitabile escalation dei prezzi energetici nei prossimi giorni.
Di fronte agli aerei e alle navi militari che stanno bombardando la Libia per "proteggere i civili", non ci si può che indignare ricordando come niente di tutto è avvenuto per i massacri in corso nello Yemen o nel Bahrein o mentre le forze armate israeliane bombardavano senza pietà la popolazione palestinese rinchiusa nella gabbia di Gaza tra il 2008 e il 2009 (1.400 i morti, la metà civili inermi, quasi il quadruplo delle vittime di queste settimane in Libia). Due pesi e due misure? No, è complicità con i crimini di guerra e interessi strategici su gas e petrolio che prevalgono sistematicamente su ogni diritto umano e dei popoli.
L’intervento militare delle potenze della NATO in Libia – precedute dall’utilizzo sul terreno di guerra di commandos e consiglieri militari occidentali - suona inoltre come monito e minaccia anche contro i movimenti popolari in Tunisia, Egitto, Algeria, i quali hanno avviato processi di cambiamento importanti ma i cui esiti rappresentano ancora una incognita per gli interessi delle multinazionali statunitensi ed europee e per gli interessi geopolitici delle varie potenze.
Non sappiamo se il futuro della Libia potrà fare a meno della leadership di Gheddafi e del suo inconseguente “anticolonialismo”, ma è del tutto inaccettabile che questo futuro venga ipotecato dagli interessi materiali e strategici degli Stati Uniti e dell’Unione Europea sulle risorse energetiche del paese e non dalla decisione della popolazione e dalle aspirazioni democratiche. Aspirazioni che hanno ormai scarsissime possibilità di vedersi rappresentate dagli ex plenipotenziari del regime libico che hanno dato vita al Consiglio di Transizione a Bengasi e che oggi si stanno legando mani e piedi a potenze imperialiste come Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti o alle petromonarchie arabe del Golfo.
Affermiamo fin ora che non intendiamo essere in alcun modo complici dell’aggressione militare della Francia, degli USA, delle potenze europee o dell’ONU contro la Libia. La posizione assunta dal presidente Napolitano, dai partiti del centro-sinistra e dalle loro articolazioni collaterali come Cgil, Tavola della Pace etc. sono inaccettabili e sintomo di complicità bipartizan con la partecipazione del governo Berlusconi ai bombardamenti contro la Libia.
Dopo le prime manifestazioni di risposta all'inizio dei bombardamenti, sviluppiamo la mobilitazione in tutte le città contro la nuova guerra nel Mediterraneo e contro i complici dell’intervento militare “umanitario” in Libia. No all'uso delle basi militari in Italia per l'aggressione contro la Libia. Nessuna complicità con la guerra
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