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- osservatorio - italia - politica e società - 23-03-11 - n. 356
da www.costituentecomunista.it/mondo/giu-le-mani-dalla-libia.-contro-gli-imperialisti-viva-la.html
Giù le mani dalla Libia. Contro gli imperialisti Viva la Pace
21/03/2011
Gli imperialisti occidentali, coprendosi le “vergogne” con la foglia di fico dell’ONU, attaccano la Libia per riprendersi il petrolio e per abbattere un regime che, nonostante le sue ombre, è stato una spina nel fianco degli americani e dei loro tirapiedi. In Italia, in prima fila tra i guerrafondai, a braccetto con La Russa, degno erede del “duce” e delle sue imprese coloniali, troviamo il Partito Democratico. Un appello alla Federazione della Sinistra e a tutti i comunisti: nessun accordo con un partito come il PD, fautore della guerra e servo degli imperialisti americani.
Dopo il crollo dell’Unione Sovietica e quella che frettolosamente è stata definita come la fine del comunismo, il pianeta avrebbe dovuto diventare, grazie al comando unico degli USA e del capitalismo occidentale, un regno di pace.
Ma le contraddizioni, che sono parte integrante della storia umana, non si cancellano con un colpo di spugna, e l’incendio della guerra, lungi dallo spegnersi, è diventato più vivo, più vasto e più devastante che mai: ex Jugoslavia, Medio Oriente, Afghanistan e via di seguito. Alla base sempre la pretesa dell’imperialismo di sottomettere tutto e tutti agli interessi predatori delle centrali capitalistiche, che hanno la cabina di regia negli Stati Uniti.
Il teatro della guerra ora ci coinvolge direttamente con il virulento attacco militare alla Libia sferrato dalla NATO con il sostanziale assenso dell’ONU. Il pretesto è sempre lo stesso: l’aiuto umanitario ai popoli oppressi dalla dittatura, la necessità di impiantare la democrazia dove non c’è. E dietro le ragioni vere: il controllo delle risorse energetiche e l’egemonia politico-militare su tutte le aree geografiche.
Nei Paesi del Nord Africa sono in atto delle rivolte in cui si intrecciano cause oggettive (il malessere sociale) e scontri di gruppi di potere, di etnie e di opposte fazioni a carattere religioso. L’imperialismo si inserisce ed alimenta questi scontri per mantenere ed accrescere il proprio dominio. Ciò che impedisce a quei popoli di trovare la via dell’indipendenza, dell’emancipazione sociale e di una vera modernità è l’assenza di partiti e di organizzazioni di classe su base laica. Ecco da dove viene l’alimento alle autocrazie e alle teocrazie che li dominano.
La Libia è parte di questo quadro, pur con alcune caratteristiche proprie, che hanno contraddistinto il regime di Gheddafi, il quale indubbiamente ha difeso l’indipendenza economica di quel Paese, e per questo, e solo per questo, ha costituito la bestia nera dei governi americani.
La rivolta contro Gheddafi in corso in una parte della Libia non è che abbia contorni del tutto chiari, né l’informazione deformante in Occidente ha chiarito granché. Certamente vi hanno parte anche elementi di natura tribale, oltre alle indubbie ragioni di malessere sociale e politico di cui abbiamo detto.
Qual è a questo punto il problema? Qual è il giudizio da dare sulle posizioni che, con poche sfumature, accomunano le maggiori forze politiche italiane, di maggioranza e di opposizione, di fronte alla drammatica crisi libica?
Quali le valutazioni e l’atteggiamento da tenere da parte dei comunisti?
E’ già scattata una gigantesca operazione militare, evidentemente preparata da tempo fin nei dettagli, la quale ostenta la sua tremenda carica intimidatoria e distruttiva.
Protagonisti Francia, Inghilterra, USA e, obbediente e scattante, l’Italia, che non si limita a mettere a disposizione le sue basi, ma invia aerei, uomini ed armi in un’avventura, i cui risultati saranno tutt’altro che positivi per il nostro Paese.
Chiari sono gli scopi dell’impresa, colpevolmente avallata dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, con la complicità della Cina, in cui vige un regime che si appella comunista, ma che opera secondo una perfetta logica di concorrenza intercapitalistica, mettendosi sotto i piedi i presupposti della grande rivoluzione da cui è nata la Repubblica Popolare Cinese, grande speranza per i lavoratori e gli sfruttati di tutto il mondo.
La democrazia e gli interessi del popolo libico non c’entrano nulla con le mire di due ex potenze coloniali come la Francia e l’Inghilterra e con quelle dell’imperialismo globale degli USA.
C’è da dire qualcosa sul comportamento del governo italiano, in cui siedono gli ex compari del rais e i nipotini del duce, che con la Libia ci ebbe da fare. Ma da costoro cosa c’era da aspettarsi?
Ma la parte del servo dell’imperialismo americano l’ha svolta e la svolge in primo luogo nella vicenda quel Partito Democratico in cui siedono coloro che si proclamano eredi, più materiali che spirituali, del PCI.
Vergogna per costoro e per quella massa, purtroppo numerosa, di vili e di opportunisti che li seguono, mentendo a se stessi e alla propria coscienza!
Vergogna per quanti, balbettando un superstite pacifismo (SEL) e con artificiosi distinguo, non si oppongono nella sostanza all’intervento in Libia.
Ma un discorso chiaro va rivolto ai partiti della Federazione della Sinistra, PRC e PdCI. Che cosa si aspetta ancora a rompere ogni legame col PD a tutti i livelli e a escludere ogni prospettiva di alleanza con questo partito, venduto alle forze del grande capitale interno e internazionale sul piano economico-sociale e sostenitore sfacciato della politica guerrafondaia dell’imperialismo americano?
Noi, come comunisti, rimaniamo fedeli ai principi irrinunciabili della pace, dell’autodeterminazione dei popoli, dell’internazionalismo proletario, della lotta di classe e dell’autonomia del movimento operaio e comunista.
Solo su queste basi può e deve rinascere un Partito Comunista in Italia. E ce n’è bisogno. L’alternativa è quella che abbiamo davanti, avvilente ed umiliante per quanti credono nella civiltà e nella speranza di un mondo migliore, dove non viga la legge del più forte e il barbaro dominio della violenza e della prepotenza.
In Italia i comunisti ci sono. Vengano fuori, si facciano sentire, ritrovino la strada dell’unità, della lotta, dell’onore!
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