www.resistenze.org - osservatorio - italia - politica e società - 13-04-11 - n. 359

da www.comunistiuniti.it/?p=5545
 
L’omologazione nascosta
 
Di Redazione
 
05/04/2011
 
Politica vuol dire arte di governare la città e, per estensione, arte di governare la cosa pubblica, quindi l’accezione negativa della parola che si dà oggi è sbagliata: la politica in se non è una cosa negativa o dannosa, è l’esercizio del potere, cioè il sistema di gestione della politica, che può essere negativo.
 
Tutti i fenomeni di corruzione, inefficienza degrado, privilegio… sono imputabili a chi gestisce la politica. È quindi il politico il responsabile della disaffezione della gente dalla politica, è chi dovrebbe gestire la cosa pubblica nell’interesse di tutti, battersi per i diritti, la giustizia sociale, l’equa distribuzione delle risorse… che dovrebbe favorire la partecipazione dei cittadini alla politica, ma così non è.
 
Dai primi anni ‘90 in poi, il distacco dei cittadini dalla politica è via via aumentando, la bufera di tangentopoli che sembrava poter spazzare via il vecchio sistema di gestione della cosa pubblica, in realtà non ha fatto altro che favorire un affinamento delle tecniche di manipolazione del potere da parte dei disonesti e, soprattutto, da parte delle organizzazioni criminali. In questo quadro desolante, sono emerse, negli ultimi anni, altre forme di partecipazione, tra cui i comitati e i movimenti sono quelle più conosciute, infatti ne sono spuntati come funghi e continuano a spuntarne. Molto spesso, gli animatori, di queste istanze, sono ex appartenenti a forze politiche, in gran parte di sinistra e molti tra loro ex appartenenti al PCI e alle sue relative derivazioni, ma ci sono anche i nuovi profeti: grillini, popolo viola, ma anche l’IDV e FLI.
 
In questo marasma eterogeneo non ci sono più distinzioni, in nome di una presunta unità di intenti, si eliminano le basi ideologiche cercando di omologare il pensiero, sì verso obiettivi comuni, ma non tendenti ad una giustizia sociale ed una equa distribuzione della ricchezza , bensì verso la pace sociale e cioè si accomunano (ad accomunare) cause ed effetti della crisi: si vuol addossare la colpa degli effetti della congiuntura alle vittime stesse del sistema capitalista e non alle sue basi economiche. Per ottenere questa condivisione di responsabilità, il sistema adopera potenti strumenti di comunicazione, la TV in primis, per accusare i lavoratori di vivere al disopra delle proprie possibilità, nascondendo artatamente che la ricchezza prodotta dai lavoratori non torna che minimamente nelle tasche degli stessi, ma và a finire in quelle dei padroni, aumentando sempre più il divario tra pochi ricchi e moltitudini di poveri. Emblematico Marx: “ il lavoratore diventa tanto più povero quanto più produce ricchezza; diventa una merce tanto più a buon mercato quanto più crea delle merci. Con la messa in valore del mondo delle cose cresce in rapporto diretto la svalutazione del mondo degli uomini “ ( Marx Manoscritti economici e filosofici, 1844 ).
 
A questo gioco alla spartizione di responsabilità, partecipano attivamente anche molte di quelle forze che nel secolo scorso hanno contribuito all’emancipazione dei lavoratori a partire dai sindacati che hanno rinunciato, all’assunzione di responsabilità pubblica, di scelte coraggiose, in questo supportati, proprio dalla mancanza di quella identità storica che, da sempre, difende i lavoratori: il Comunismo.
 
In sostanza si assiste alla destrutturazione della società e cioè di tutte le categorie che la compongono: governo, politici, sindacati, lavoratori vengono falsamente posti sullo stesso piano con l’obbiettivo di far aggregare intorno ad un pensiero non ideologico, e perciò privo di distinzioni, la maggior parte possibile di società, azzerando i conflitti di classe e portando le masse verso il “pensiero debole”.
 
Colpa di questo stravolgimento va ascritta anche a quella che dovrebbe essere la principale forza di opposizione il PD che, sulle ceneri del PCI, ha progressivamente abbandonato il ruolo di difesa dei lavoratori, passando dalle politiche di concertazione al tentativo di presa del potere; per fare ciò ha sposato le tesi del vecchio potere democristiano, trovando una sponda anche tra alcuni industriali che non vedono di buon occhio il vecchio estabilishment del capitalismo italiano e gli eccessi di Berlusconi. Il PD quindi, non è più portatore delle istanze dei suoi votanti ma dei suoi eletti che, molte volte, sono delegati dai padroni e, quindi, si pongono sul fronte opposto a quello degli elettori stessi che dicono di rappresentare.
 
In questo caos, è normale che le masse, prive di identità e di conduzione autorevole, si sentano confuse, deluse, rassegnate, mentre la macchina della propaganda continua nella sua strombazzata qualunquista: “siamo sulla stessa barca, dobbiamo collaborare, vogliamoci tutti bene”; e danno la possibilità ai movimenti, di cui sopra, di manipolare le piazze, omologando, nel grigiore più assoluto, torti e ragioni, sfruttati e sfruttatori, proletari e borghesi.
 
Compito dei Comunisti è riprendere la guida delle classi subalterne, riappropriandosi dell’identità, dei simboli, delle istanze di quel movimento di popolo che ha saputo lottare per l’emancipazione dei lavoratori in tutto il XX secolo.
 
Dobbiamo quindi spogliarci di tutti gli orpelli pseudo intellettuali che ci dividono, riprendendo la linea Marxista-Leninista, ripartendo dal basso, ricostruendo un Partito Comunista capace di ascoltare la base, e lasciando al loro destino, sia la dirigenza arroccata nella torre d’avorio, sia l’intellighenzia litigiosa prodiga di sfumature teoriche ma mai conclusiva.
 
È necessaria una nuova presa di coscienza dei lavoratori, delle donne, degli studenti, per riportare in piazza il conflitto sociale, e sconfiggere questo governo, questo sistema, questa finta democrazia ingabbiata in un parlamentarismo teoricamente bipolare ma, in realtà, spaccato da interessi lobbystici al soldo dell’imprenditoria piduista e reazionaria, legata al capitalismo delle multinazionali occidentali e, anche, al capitalismo rampante delle cosiddette tigri asiatiche.
 

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