www.resistenze.org - osservatorio - italia - politica e società - 03-05-11 - n. 362

da www.lsmetropolis.org/2011/05/primo-maggio-di-guerra/
 
Primo maggio di guerra
 
di Piera Tacchino
 
02/05/2011
 
Chi non conoscesse quanto sta accadendo e si limitasse a comprenderlo dalle immagini fornite dai cortei di questo Primo Maggio e dal concerto romano, offerto dai sindacati Cgil, Cisl e Uil, penserebbe innanzi tutto che si celebrano con orgoglio i 150 anni dell’Unità d’Italia mentre nel nostro Paese esistono gravi problemi riguardanti la disoccupazione, il mondo del lavoro, la legalità, l’ecologia; ma senz’altro che l’Italia non sta facendo la guerra alla Libia.
 
Come dalle case sventolano i tricolori e non le bandiere della pace, così i palloncini, simbolo di questa giornata, sono decorati con la bandiera italiana. Non ci sono striscioni contro la NATO e la scelta europea e italiana di aggredire lo Stato libico con azioni che ormai vanno platealmente anche oltre lo stesso mandato dell’ONU, come è avvenuto per il bombardamento in cui sono stati uccisi il figlio e i nipoti di Muhammar Gheddafi. La crisi politica ed economica italiana non possono giustificare un miope pensare esclusivamente al proprio orticello.
 
La scrittrice tedesca Christa Wolf, parlando dell’avvento del nazismo, ricorda come le nefandezze accadessero sotto gli occhi di tutti, ma si andasse avanti fingendo che tutto fosse normale. Sparivano gli handicappati: erano morti d’influenza in ospedale. Da noi la Costituzione diventa sempre più evanescente: ora la maggiore forza parlamentare di opposizione dichiara di credere che essa sia esclusivamente improntata a difendere il diritto al lavoro e la divisione dei poteri, senza alcun riferimento al ripudio della guerra (così il Segretario del PD in una intervista televisiva durante le celebrazioni del 25 aprile).
 
D’altro canto, perché dobbiamo mettere in crisi le nostre coscienze civili.
L’Italia non sta facendo la guerra: lo dice un esperto di diritto quale è il nostro Presidente della Repubblica; lo conferma, dal maggiore partito di opposizione, un ex magistrato, con una preparazione giuridica ineccepibile, il quale sostiene che “per senso di responsabilità internazionale si devono avallare i bombardamenti”; i giuristi non prendono posizioni forti ed esplicite; anche i cortei del primo maggio ci infondono lo stesso messaggio. Come non crederci? La mancanza di consapevolezza delle nostre mire e dei nostri crimini coloniali, passati e presenti, confonde innanzi tutto le nostre menti, ci abitua a respirare nei minuscoli e sempre più angusti spazi che il mercato ci concede: via via si dimenticano la sovranità degli altri Stati, la dignità degli stranieri che arrivano, dei nostri concittadini e anche di noi stessi.
 

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