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- osservatorio - italia - politica e società - 17-05-11 - n. 364
Elezioni 2011: Elettorato alla ricerca di persone decenti
di Tiziano Tussi
17/05/2011
Tempo di attesa 20 minuti. Un’altra buca per terra. I valori dell’inquinamento sono aumentati.
Tre dati inoppugnabili per chi abita a Milano. Il centro della questione politica amministrativa in questa tornata elettorale.
Il primo riguarda la frequenza del passaggio di molti mezzi pubblici ed in special modo la domenica. Attese lunghissime in una città che vuole essere una capitale europea. Tempi di attesa lunghissimi per una attività gestita dal Comune.
Le buche per le strade sono all’ordine del giorno e per tutti coloro che si spostano in bicicletta ed in motorino è un continuo scansare cadute, uno slalom cui si è obbligati.
L’ecopass, in pratica il pedaggio per potere usare l’automobile in centro, non ha risolto in nessun modo i problemi dell’inquinamento, i cui valori sono aumentati, e del traffico, sempre pesante; ha solo riempito le casse comunali di soldi per le multe comminate.
Non c’è bisogno di discorso raffinati per motivare la debacle di Letizia Brichetto in Moratti. Certo il candidato del centrosinistra ha saputo fare il pieno delle preferenze della sua parte ma è la Brichetto che non ha più l’appoggio dei milanesi. Se si fa il conteggio delle preferenze delle liste che l’appoggiavano e delle sue, come candidata sindaco, si vede che le seconde si posizionano sotto la somma dei voti delle coalizioni che l’hanno sostenuta di un punto, mentre Pisapia sopravanza di quasi due punti le coalizioni a lui alleate. Quindi non c’è carisma brichettiano. A questo occorre aggiungere un cattivo risultato per il PDL, in genere, e per la Lega, almeno a Milano, rispetto alle ultime votazioni.
Oramai i confronti vanno fatti sempre con le ultime elezioni dacché Berlusconi è riuscito a trasformare ogni tornata elettorale, non importa a che titolo, in un referendum su di lui.
Perciò dopo circa 17 anni di amministrazione del centrodestra a Milano, dopo lo stesso tempo di presenza berlusconiana, con le solite litanie anticomuniste, veramente paradossali, l’elettorato è andato a cercare un po’ di decenza e/o ha espresso una insoddisfazione per la politica della melassa.
Prendiamo i casi di Milano e Napoli. Del primo già detto, e non è ancora sicura la vittoria al ballottaggio di Pisapia che non ha sfondato la soglia del 50% neppure in una delle zone della città, neppure in periferia. A Napoli si va al ballottaggio con enorme scarto di preferenze personali del candidato avversario del centro destra, rispetto al voto delle liste – siamo ad una differenza positiva per De Magistris di 21 punti di percentuale – il candidato che si è fatto da solo, non del PD e neanche, notare bene, appoggiato dal partito di Vendola. Quindi anche il PD dovrebbe fare molta attenzione al risultato delle due città dato che anche Pisapia è stato accettato a malincuore, dopo le primarie del partito.
Una noticina per SEL. I sondaggi davano il partito vendoliano a livelli molto alti. Tranne in alcuni luoghi, in altri è miseramente assente – leggi Reggio Calabria – il risultato è buono ma non sfonda. La sovraesposizione mediatica di Vendola non ha pagato più di tanto. Prende più voti della Federazione della sinistra, ma in alcune zone non così tanti. La FDS perde ancora voti un po’ dappertutto, ma non sparisce. Inutili sono state alcune presenze di piccoli raggruppamenti dell’estrema sinistra, e sarebbe sperabile che colà vi fossero riflessioni meditate. Così come mediteranno i raggruppamenti del terzo polo che assieme alzano davvero poco. Fenomeno interessante i cosiddetti grillini che hanno performance decisamente buone, a Bologna , a seguire, distaccate, Trieste e Torino: 9, 6, e 5 % abbondanti, ma nel panorama nazionale spariscono. Del resto fenomeni di antipolitica in Italia non sono sconosciuti dall’Uomo Qualunque in poi.
Il partito che perde più di tutti è proprio quello del premier e lui personalmente pure. Dove si è presentato in lista, a Milano, dimezza le preferenza ed il suo PDL arretra sensibilmente sia rispetto alle precedenti elezioni politiche del 2008 che rispetto alle amministrative del 2006. Una mano gliela può dare la Lega che al di là del caso eclatante della perdita di voti a Milano ed al mantenimento del livello percentuale, più o meno, in alcuni comuni e provincie, rispetto al 2008, perché rispetto al 2006 comunque avanza, e sono Torino, Treviso, in parte Vercelli e Mantova, registra successi clamorosi, quali quello di Gorizia e Ravenna. Insomma si va radicalizzando un poco più al centro, ma senza risultati sorprendenti. Il Pd ha invece esiti altalenanti e possiamo aggiungere a quanto già detto i capitomboli di Catanzaro, Campobasso, Reggio Calabria, Napoli. Insomma un quadro variegato. Vedremo i ballottaggi per definire bene la situazione generale, per ora si potrebbe affermare che l’elettorato non ha gradito, per l’ennesima volta, l’insulsaggine e la barbarie della politica berlusconiana e dei suoi cloni, ed ha cercato candidati presentabili o almeno minimamente decenti. I problemi reali si fanno sentire e non è sufficiente cercare sempre di mettere il belletto alle rughe.
Certo che se le proposte politiche saranno quelle già dette da alcuni candidati – sindaco fra tutti i torinesi, Fassino – i voti come sono venuti potrebbero anche andarsene. E’ tempo di scelte, non di abbracci. La moderazione, con un’astensione ancora in rialzo, di poco più di un punto, senza inversione di tendenza non risolve veramente nulla. Ma c’è qualcuno che non è ancora contento: troppo poca moderazione. E non sto parlando di Rutelli o del direttore del Corriere della Sera. Anche se è proprio sul quotidiano milanese che si può leggere l’intervista all’ineffabile Cacciari, il 17 maggio. Nonostante sia evidente che l’elettorato boccheggiante ha cercato un po’ di aria fresca, lui ancor ci ammannisce una ricetta politica ammuffita ma che deve essere moderata. Ancora ci dice che a Milano si sarebbe vinto al primo turno se il centrosinistra avesse investivo su Albertini, sindaco pre morattiano di centrodestra ed attuale parlamentare europeo per quel partito e che non ne vuole davvero sapere di tale mescolanza. Ma non importa, Cacciari deve ripetere le sue solite litanie perse nella nebbia delle sue analisi. Un bell’esempio di proposta politica senza sbocco ma che il Corriere raccoglie e pubblica.
Tiziano Tussi
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