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- osservatorio - italia - politica e società - 06-12-11 - n. 388
Non dobbiamo rassegnarci
di Tiziano Tussi
Il 24 novembre ho pubblicato su Resistenze un articolo sul governo Monti che terminava con una favoletta attribuita ad Esopo - lo scorpione e la rana - che metteva in luce l’impossibilità di sfuggire alla propria natura. Monti, questa era la tesi, poteva solo dare seguito a ciò che è, uno strumento attivo di repressione antiproletaria. Lui come i suoi ministri, con o senza pianto annesso.
Eccoci qui, a cose fatte tutto si compie. Ma ci sono ancora segnali che soprendono. Non certo dal Primo ministro e suoi ministri ma da parte di chi da tempo fa politica a sinistra, più o meno moderata.
I sindacati, con la CGIL in testa, si meravigliano, alcuni fanno finta in verità, per un metodo di lavoro che li esclude dalla contrattazione. Ed allora ecco l’indizione di una manciata di ore di sciopero per protestare contro ciò che era chiaro fin dalla’inizio. Ore di sciopero assolutamente inutili, ora.
I partiti di centrosinistra presenti in Parlamento si sorprendono della manovra - non totalmente equa, dice Bersani; non la voteremo dice Di Pietro. Ma questi dovrebbero spiegarci perché si sono fidati da subito di un esperimento che già diceva tutto. Un’investitura rapidissima da parte del Presidente della Repubblica, che ha già firmato il decreto legge del governo. Le modalità dell’incarico a Monti parlavano chiaro.
I partiti della sinistra fuori dal Parlamento che hanno o appoggiato o cincischiato con i distinguo e le attese.
Che fare ora? Pare veramente difficile dare delle risposte. Dopo anni di distruzione della ragione politica prospettica in versione comunista da aperte di questi ultimi non si riesce bene a capire chi e come dovrebbe guidare una protesta che dal punto di vista dell’opposizione alle logiche di mercato viene lasciata sulle spalle irsute della Lega, che non ha votato in Parlamento Monti. Una rendita di posizione che riesce a fare dimenticare alla propria base il semplicissimo fatto che la Lega stessa è stata attiva compartecipe del disastro italiano negli ultimi diciassette anni nei quali è stata più o meno alleata di Berlusconi, e nell’ultimo decennio decisamente convinta della sua parte in causa. La verginità che ora viene pretesa dalla Lega è impossibile da accettare, se non dalla sua base più becera e immemore.
I sindacati di base, sempre divisi su tutto - questioni personali e/o di sigla - che solo ora parrebbero capire che lo sbriciolamento porta solo a grande debolezza.
Già è difficile in questa fase storica creare un movimento vincente. In Grecia ci stanno provando ma, per ora, senza tangibili risultati. In Spagna gli indignati hanno avuto come unico riscontro elettorale l’aumento dell’astensionismo del 3% - un po’ pochino. In Italia, dove il deserto politico vivente imporrebbe ben altra forza, per ora non si vede nulla di sostanzioso all’orizzonte. La chiarezza imporrebbe idee forti. Ma pare che ancora non sia patrimonio comune. Le indecisioni verso azioni incisive nella sinistra di classe sono oramai un vizio ed una perversione. La classe dirigente di tutti i partiti e partitini sono evidentemente parte del problema. Dopo diciassette anni di presenza sulla scena politica di Berlusconi si è perfezionato un dramma. L’ignoranza e la corsa all’oblio di quel che fummo è quasi totale. Dopo circa una ventina d’anni dalla scomparsa del campo comunista, con tutti i problemi e limiti interni dello stesso, si è maturata una nemesi in ogni campo di vita politica e sociale.
Riprendere quota, in questa situazione di crisi capitalistica, da alcuni definita fatale, in assenza di reali alternative, necessiterebbe ben altre capacità di quelle minimali che si possono trovare sulla piazza. Non vi è una dialettica di potere ma solo un soliloquio capitalistico che prova a riprendersi in assenza di ipotesi alternative realistiche.
"Gli italiani sono un popolo fiacco, profondamente corrotto dalla sua storia recente, sempre sul punto di cedere ad una viltà o a una debolezza. Ma essi continuano ad esprimere minoranze rivoluzionarie di prim'ordine: filosofi ed operai che sono all'avanguardia d’Europa."Giaime Pintor, Lettera al fratello Luigi, 28 novembre 1943) Pintor diceva bene: le minoranze dove sono? In assenza di un loro ruolo concreto rimane solo la fiacchezza e la viltà. Non dobbiamo rassegnarci!
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