da http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=74146497 - Da "GIORNO/RESTO/NAZIONE" di martedì 13 dicembre 2011
Cremaschi (FIOM): «Monti è come Marchionne» «Fermiamo il Paese, scioperi no stop»
ROMA Giorgio Cremaschi, lo sciopero sembra aver ricompattato il sindacato. La Fiom è soddisfatta?
«No. Lo sciopero andava fatto, ma in molti casi è stato solo simbolico. Le iniziative più riuscite sono state quelle in cui, come a Bologna, la Cgil s`è mossa autonomamente rispetto a Cisl e Uil».
Qual è il punto?
«L`ambiguità di molti sindacalisti: non si può essere contro Monti e pro Marchionne, sono due facce della stessa politica. L`idea del contratto separato per i metalmeccanici è insita nella lettera della Bce che Monti sta realizzando».
Lei crede nella concertazione? «No, è ormai un`illusione e infatti Monti ha preso a schiaffoni i segretari di Cgil, Cisl e Uil. Schiaffoni `sobri`, ma sempre schiaffoni. Ora bisogna fare sul serio».
Cosa intende?
«Fare come in Grecia».
Non è servito a molto...
«E` presto per giudicare. Serve una mobilitazione permanente. La manovra di Monti va fermata. Non solo perché è iniqua ma anche perché è recessiva, è un cane che si morde la coda: il debito crescerà e così anche i costi sociali».
Ostacolare Monti non significa aizzare i mercati?
«Monti è l`espressione di quella tecnocrazia europea che ha prodotto la crisi e da quando è al governo non c`è alcun segnale di ripresa dei mercati. La verità è che ci stanno spolpando lo stesso».
Era meglio tenersi Berlusconi?
«Con la complicità del Quirinale, Berlusconi è stato sostituito con Monti perché troppo debole per fare le cose che voleva la finanza. Tra i due non c`è differenza, bisognava andare ad elezioni».
Ma se Bersani avesse vinto si sarebbe sentito in dovere di fare la stessa politica di Monti.
«Non avrebbe assolutamente potuto: il mandato popolare l`avrebbe ancorato a una politica economica sociale».
Lei ha fiducia in Bersani?
«Per nulla. E neanche in Vendola. Il 17 faremo un`assemblea di tutti coloro che da sinistra si oppongono al governo Monti, perché è chiaro che gli attuali partiti non se la sentono».
Senza sponde politiche non rischiate il velleitarismo?
«Il fatto è che in Italia tutti i movimenti politici e sociali degli ultimi anni sono stati assorbiti nell`opposizione a Berlusconi. Ora siamo alla prova del nove».
Sarebbe?
«Sono lieto che Berlusconi sia caduto, ma il punto è contestare la politica delle banche e ridare un senso alla democrazia. La nuova sinistra partirà dal no a Monti».
A breve arriverà la riforma del mercato del lavoro...
«Ecco, quella in difesa dell`articolo 18 sarà la barricata finale. Proteste non violente, ma molto, molto radicali. Basta con gli scioperi della serie `scusate il disturbo`: bisognerà bloccare il Paese».
Andrea Cangini [.]
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