www.resistenze.org - osservatorio - italia - politica e società - 29-10-12 - n. 427

da materialismostorico.blogspot.it/2012/10/i-comunisti-e-alcune-scelte-politiche.html
 
I comunisti e alcune scelte politiche imminenti. Padri che uccidono figli ed eterno ritorno dell'eguale
 
di S.G.A
 
28/10/2012
 
Invito a confrontare con cura le argomentazioni che in questi giorni vengono utilizzate a sostengo dell'accordo dei comunisti con il PD - quelle avanzate dal PdCI e dalla destra del PRC e da ultimo quelle di Luigi Vinci, che costituiscono un vero e proprio atto di filicidio nei confronti dell'ex pupillo Ferrero - con quelle utilizzate dal gruppo dirigente di Rifondazione a partire dal congresso di Venezia del 2005 e nei dibattiti interni al partito. Si troveranno pressappoco le stesse identiche parole e gli stessi identici ragionamenti.
 
Anche allora coloro che criticavano quell'accordo, in particolare l'area dell'Ernesto, venivano accusati di massimalismo, bordighismo, settarismo, minoritarismo e irresponsabilità. Anche allora veniva annunciata un'imminente svolta a sinistra da parte dei DS o comunque della loro componente socialdemocratica: "Cambia il vento", diceva la maggioranza del PRC all'epoca. Anche allora si diceva che comunque non c'era un'alternativa migliore e che solo sporcandosi le mani i comunisti potevano incidere ed essere concretamente d'aiuto ai lavoratori. Anche allora si collezionavano citazioni dei classici, tolte dal loro contesto e destoricizzate. Le parole, si vedrà, sono a volte letteralmente e ottusamente le stesse.
 
Quale sia stato l'esito di quell'esperienza è memoria comune e dopo la caduta di Prodi e le catastrofiche elezioni del 2008 tutti i dirigenti comunisti - che erano stati severamente puniti per aver deluso le aspettative del proprio elettorato votando tutti i provvedimenti finanziari del governo e appoggiando persino le missioni militari all'estero - sembravano aver imparato la lezione. Tanto che persino il PdCI in quel periodo sottoscriveva e sosteneva attivamente un appello, "Comunisti Uniti", che faceva una severa (auto)critica verso il governismo e individuava nell'unità e nell'autonomia dei comunisti il proprio obiettivo principale.
 
Bene: cinque anni fuori dal parlamento sono stati sufficienti a cancellare questa memoria e a consentire che oggi - come se il passato non ci fosse mai stato o potesse essere continuamente riscritto - vengano tirati fuori gli stessi slogan e gli stessi ragionamenti che a detta di chi li formulava avrebbero dovuto assicurare fulgida vita all'Unione e anni di redistribuzione del reddito alle classi subalterne o comunque una riduzione del danno. Con il sovrappiù dell'introiezione, divenuta ormai falsa coscienza necessaria, di quel ricatto politico-morale morale che dice ai comunisti: o la borsa o la vita, o l'ordine borghese o la fame, o l'accordo con il PD o la chiusura per dissanguamento economico dei partiti esistenti.
 
Ma cosa è cambiato oggi rispetto ad allora? E' realistico pensare che per i comunisti sia oggi più facile incidere sulle strategie politiche di un eventuale futuro governo e spostare più a sinistra la coalizione di centrosinistra? In realtà, rispetto a quei giorni il quadro politico è oggi ancora più arretrato e i rapporti di forza sociali sono ancora più sfavorevoli, perché resi ancora più stringenti dagli errori commessi in passato dalle sinistre (errori che hanno aperto una voragine politica occupata da altri soggetti) e dal commissariamento de facto che priva il paese anche di quel risicato margine di autonomia del quale all'epoca godeva. Addirittura, rispetto al ragionamento bertinottiano manca oggi un intero pezzo e cioè manca quel sostegno esterno da parte dei movimenti di massa che già all'epoca fu del tutto fallimentare ma del quale oggi non c'è nemmeno l'ombra.
 
I comunisti che oggi e in queste condizioni così sfavorevoli si candidano a governare o comunque a sostenere con i propri voti un eventuale governo del PD, vogliono assumersi un onere che non spetta loro e che nessuno - per prime le classi subalterne, con le quali ogni rapporto di rappresentanza reale è da tempo spezzato - chiede loro di assumersi. Costoro, i quali ben sanno che ogni futuro governo dovrà muoversi entro un solco già tracciato e dal quale non saranno le loro esigue forze a poterlo schiodare, stanno facendo di tutto, si direbbe, per chiudere definitivamente la questione comunista in Italia.
 
Non bisogna illudersi: la strada dell'autonomia comporterà certamente la marginalità e un'ulteriore drammatica eslcusione dagli organismi rappresentativi nazionali. Nessuna fase rivoluzionaria è infatti alle porte e i comunisti, che sono oggi privi di credibilità e della massa critica necessaria, hanno di fronte semmai decenni di lavoro oscuro e misconosciuto di ritirata difensiva, di riorganizzazione e ricostruzione politica. Non è affatto detto che possano farcela e anzi questa probabilità è molto remota. Ma se lungo questa strada c'è ancora un minimo barlume di possibilità, lungo la strada della subalternità - la strada di chi ha scelto di stare nella corrente e di provare a "governare" processi molto più potenti di lui, e cioè la strada che abbiamo già per due volte praticato e che oggi viene riproposta come in un eterno ritorno dell'uguale - è spento anche questo barlume [SGA].
 

Resistenze.org     
Sostieni una voce comunista. Sostieni Resistenze.org.
Fai una donazione o iscriviti al Centro di Cultura e Documentazione Popolare.

Support a communist voice. Support Resistenze.org.
Make a donation or join Centro di Cultura e Documentazione Popolare.