www.resistenze.org - osservatorio - italia - politica e società - 15-01-13 - n. 436

da www.retedeicomunisti.org
 
Parlare alla sinistra per andare a destra
 
Rete dei Comunisti
 
16/01/2013
 
E' ricominciato il balletto sul voto utile e il meno peggio. L'eterno ricatto dell'antiberlusconismo spiana la strada alla prosecuzione dell'Agenda Monti. Una logica dimostratasi devastante per la sinistra exparlamentare.
 
Bersani e Fassina, in due interviste rispettivamente al Washinghton Post e al Financial Times, hanno confermato che l'agenda Monti resterà intatta e il Pd ha confermato che - dopo aver sostenuto il governo Monti e le sue misure antisociali - continuerà sulla stessa strada e con lo stesso interlocutore anche dopo le elezioni e nonostante un eventuale successo elettorale. Il Fiscal Compact e il pareggio di bilancio in Costituzione, due dei diktat più micidiali imposti dallatroika Ue-Fmi-Bce, non verranno in alcun modo rimessi in discussione.
 
Una volta confermata ai mercati finanziari 'alleanza col Monti e l'ubbidienza completa ai diktat della Bce, i dirigenti del Pd riservano al loro alleato "di sinistra" Nichi Vendola il ruolo di utile idiota, tanto che i sondaggi continuano a dare Sel in calo e, di fronte alle rilevazioni che non danno per spacciata la lista di Ingroia, Bersani si dimostra sempre più irritato per lo scarso successo della copertura a sinistra che Sel doveva assicurare alla coalizione. Anzi, certe esternazioni in qualche modo obbligate di Vendola (se deve "coprire" a sinistra deve dire qualcosa "di sinistra") vengono liquidate come inopportune boutades. Il giovane Vendola, lo ha detto Bersani, deve occuparsi solo di diritti civili ed ecologia, per cui le sue incursioni sul terreno dei contenuti futuri e delle alleanze non sono previste né gradite.
 
Come noto e secondo una consolidata tradizione nel nostro paese, chi va a destra deve sempre e comunque coprirsi anche a sinistra. Ma Vendola si sta rivela poco efficace ed allora - evocando il consueto spettro di Berlusconi - i dirigenti del Pd rilanciano l'eterno ricatto del voto utile e della minaccia di una vittoria della destra.
 
Dario Franceschini - dopo settimane di inviti al dialogo respinti - si è rivolto direttamente ad Antonio Ingroia, leader della lista Rivoluzione Civile, invitandolo a fare un passo indietro "almeno in Campania, Sicilia e Lombardia" per non compromettere la vittoria di Bersani e Vendola in tutte e due le Camere. Qualcuno ha evocato una parola maledetta come "desistenza" (una delle devastanti invenzioni bertinottiane che hanno portato alla dissoluzione la sinistra in Italia).
 
In pratica il Pd ha invitato Rivoluzione Civile a suicidarsi nelle regioni dove, secondo i sondaggi, potrebbe raccogliere maggiori consensi anche al Senato. Un ragionamento non certo nuovo di zecca ma che negli anni si è dimostrato micidiale nei risultati. La logica del meno peggio è stata infatti un fattore decisivo della dannazione e della sconfitta culturale, ideologica e politica della sinistra ex parlamentare.
 
Per ora risulta che Ingroia e i suoi alleati abbiano valutato come "irricevibile la proposta del Pd" soprattutto dopo il ripetuto rifiuto di Bersani di fare entrare nella coalizione la nuova formazione. "Non mi pare che ci siano in questo momento presupposti per un accordo di questo tipo, parlare di patti di desistenza mi pare prematuro", ha spiegato Ingroia in una intervista televisiva. Ma Ingroia ha aggiunto anche di ritenere che "l'avversario, il pericolo politico, sono l'affermarsi dei principi contenuti nel berlusconismo e nel montismo". . Non è affato escluso che dentro Rivoluzione Civile qualcuno provi a mercanteggiare su questo terreno.
 
Secondo il retroscena de La Repubblica, Di Pietro ci vorrebbe pensare bene prima di liquidare la proposta indecente del Pd e poi c'è da tenere in conto la pattuglia degli "amendoliani" di Diliberto, che nel parlare a sinistra per andare a destra sono specialisti consolidati. Ma i risultati sono lì a testimoniare dove abbiamo portato la strada del falso "pragmatismo". Lo spettro del 2008 agita i sonni di tutti coloro che - nei partiti della sinistra exparlamentare - hanno voluto perdere questi quattro anni di tempo per correre dietro agli stessi meccanismi che li hanno portati alla crisi che abbiamo sotto gli occhi, e che stavolta potrebbe essere quella definitiva.
 

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