www.resistenze.org - osservatorio - italia - politica e società - 24-04-13 - n. 450

Il nuovo vecchio ordine delle cose
 
Tiziano Tussi
 
24/04/2013
 
"Vogliamo un ordine di cose nel quale ogni passione bassa e crudele sia incatenata, nel quale ogni passione benefica e generosa sia ridestata dalle leggi [] vogliamo sostituire la morale all'egoismo [] il dominio della ragione alla tirannia della moda, la fierezza all'insolenza, il merito all'intrigo…" Questi non sono passaggi del discorso dell'insediamento del nuovo -vecchio capo dello Stato Giorgio Napolitano di lunedì 22 aprile, ma si tratta di citazioni da un discorso dell'incorruttibile Robespierre ( 5 febbraio 1794) pochi mesi prima di essere massacrato dai controrivoluzionari termidoriani, a Parigi.
 
Certo vi sono accenti che fanno capire che non poteva trattarsi di Napolitano ma come si vede è abbastanza facile mettere assieme frasi altisonanti. Certo, ripeto, Robespierre ha un tono storico laddove l'altro, nelle sue argomentazioni, resta ad un livello di ovvietà oramai consunta. Ma insomma… si vuole dire che dopo le parole occorrerebbero i fatti che le sostanziano.
 
 Di parole muore ogni giorno il popolo italiano, anche di quelle sguaiate di Grillo e soci. Le persone sul teatro della politica sono, più o meno, sempre le stesse ed infatti sia il reincarico a Enrico Letta, nipote di Gianni, il braccio destro di Berlusconi per tutti i suoi anni di mattatore politico, sia i nomi dei ministri che sembrerebbero entrare nella proposta del suo governo, ruotano attorno ai soliti noti, con qualche new entry.
 
Meravigliarsi sarebbe logico ma solo assolutamente momentaneo. Eleggere per la seconda volta Napolitano alla presidenza della Repubblica, sabato 20 aprile, con esito quasi plebiscitario, ha voluto dire molto. Proviamo ad elencare: nessuna fantasia politica, veti incrociati, personalismo esacerbato, poca differenza tra le parti o comunque assenza di seria alternativa sulle cose da fare per arrivare ad un qualche risultato politico, sociale ed economico; assenza di classe dirigente degna di questo nome, retorica a mille e capacità di ingurgitare tutto pur di rimanere in una situazione di privilegio di potere, una casta che galleggia sui problemi del paese.
 
Il tutto naturalmente comprende pure il quasi novantenne Napolitano che si è fatto prendere dalla possibilità di passare alla storia quale attore principale di questa prima volta, la rielezione, nella storia della Repubblica. Certo noi possiamo anche cercare di distinguere tra le parti in Parlamento, possiamo anche cercare di salvare in parte nel Partito Democratico questo o quello, cercare un ruolo che sia visibile per Vendola ed i suoi, dare a Grillo meriti o demeriti ma poi dobbiamo fare i conti con la realtà. I fatti sono duri, diceva Durkheim, notissimo sociologo ed antropologo morto del secolo scorso.
 
Ed i fatti sono ancora una volta disvelanti. Elezioni amministrative in Friuli, in concomitanza con la bella pensata della rielezione presidenziale. Risultato, il 20% in più di astensionisti, affluenza alle urne della metà degli aventi diritto al voto - poi ci si può anche divertire a togliere schede bianche e nulle - nonostante la presenza del movimento grillino, che ha perso, in termini assoluti, quasi i tre quarti dei voti che aveva avuto solo due mesi prima, da 196mila a 55mila. Il risultato, al di là di chi ha vinto, dimostra che una parte oramai maggioritaria degli italiani che possono votare non ci vanno e/o esprimono voti non conteggiabili, nonostante il panorama delle proposte, in teoria dovrebbe coprire tutta la realtà politica, compresa la cosiddetta antipolitica.
 
Quindi cosa manca? Ritornando a Robespierre possiamo dire l'intelligenza di una proposta di reale fattibilità. E dico reale. E' da tempo che siamo stati spinti in una situazione pre illuministica dove all'intelligenza, come diceva Robespierre, si è sostituita l'imbecillità pilotata. "Sempre ed inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione " Prima legge del celebre saggio di Carlo M. Cipolla Allegro ma non troppo (Prima edizione Il Mulino, anno 1988, ristampato decine di volte). Ma come ogni fenomeno umano anche la stupidità non si crea dal nulla. Da decenni in Italia è stato messo assieme un percorso che ha portato a questo bel risultato, da quasi tutti accettato, oppure rifiutato ma senza un'efficace difesa e contrattacco.
 
Alcuni piccoli segnali. Ognuno aveva il suo candidato per la carica di Presidente della Repubblica. La rete di grillo urlava i suoi. Il popolo, la rete ha voluto, in primis, Gabanelli, e poi Gino Strada e poi Rodotà. Ma chissà perché la prima ha impiegato giorni per farci sapere che avrebbe continuato a fare la giornalista, invece di dire che questa investitura era proprio una stupidaggine. Il secondo, si poteva ascoltare direttamente in programmi radiofonici, cincischiava con questo risultato virtuale poi negandosi, senza aggiungere un giudizio negativo sulla pratica. Il terzo ha accettato l'investitura. Ora Grillo ha messo in rete il numero di quanti hanno votato in rete questi, ed altri nomi, fra i quali anche quello di Prodi, checché lui ne dica. Sono solo poche migliaia: poco più di 5.700 per la prima, quasi 5mila per il secondo e poco meno per il terzo. Bene 4.677 pigiatori di tasti avrebbe deciso la linea politica dei grillini, movimento votato alle scorse elezioni politiche da circa 8milioni e mezzo di persone. E poi ci meravigliamo, come dato storico, che il primo socialista entrato in Parlamento nel 1882 avesse ottenuto solo 3654 voti, ma i votanti erano allora circa l'1% della popolazione italiana. Sempre in rete girava un appello per proporre Dario Antiseri, filosofo, come Presidente della Repubblica, sponsorizzato dalla Casa editrice Rubbettino, che pubblica le sue opere. E perché non mio cugino Maurizio allora?
 
E non si può, di fronte a tanta cretineria, alla Cipolla perciò, non menzionare la completa inanità di una dichiarazione di Vendola che dovrebbe essere alla sinistra della sinistra in Palamento. Dichiarazione che prendo da Il giorno, di lunedì 22 aprile: Occorre riaprire la fabbrica di una nuova sinistra di governo. Ci sono forze assai potenti che impediscono al Paese una svolta a sinistra". Il commento più immediato sarebbe consigliare a Vendola di smettere di bere troppi caffè (più espliciti non si può, per ovvie ragioni) che lo rendono troppo agitato. Ma dal punto di vista testuale: riaprire una fabbrica vuole dire che prima era stata aperta - ma quando e da chi? - e poi chiusa - ma quando e da chi? E poi quali sarebbero i poteri forti che non vogliono la sinistra al governo, dato che non esiste una sinistra degna di questo nome in Parlamento ed anche ipotizzando che ci fosse - PD+SEL - questa "sinistra" basta a se stessa, riesce a farsi malissimo da sola.
 
Quindi avanti con l'ovvio ed il già visto: le persone sono le stesse, le frasi e le parole dette anche ora sono le solite: le idee perciò saranno di conseguenza, la solita minestra assolutamente riscaldata. Fare pagare i problemi economici dal Paese a chi li ha sempre pagati: buste paga e pensioni. Ed aspettare fiduciosi che un Dio, di altra nazionalità, faccia ripartire a pieno la macchina capitalistica: la cosiddetta crescita.
 
Terminiamo con Saint-Just, amico e sodale di Robespierre: Avete voluto una Repubblica , ma se al tempo stesso non volete anche ciò che la costituisce , essa seppellirà il popolo sotto le sue rovine. Ciò che costituisce una repubblica è la distruzione totale di quanto le è contrario.(26 febbraio 1794, discorso tenuto davanti alla Convenzione rivoluzionaria parigina a nome del Comitato di salute pubblica.)
 

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