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- osservatorio - italia - politica e società - 06-05-13 - n. 452
Siamo al "vaudeville"
Tiziano Tussi
03/05/2013
"Una parte della borghesia desidera di portar rimedio ai mali della società per assicurare l'esistenza della società borghese. Ne fanno parte gli economisti, i filantropi, gli umanitari, gli zelanti del miglioramento delle condizioni delle classi operaie, gli organizzatori della beneficenza, i membri delle società protettrici degli animali…[] Vogliono la società attuale senza gli elementi che la rivoluzionano e la dissolvono. Dimostrando che ciò che le può giovare non è questo o quel cambiamento politico, ma soltanto un cambiamento … dei rapporti sociali..[e cioè] miglioramenti amministrativi realizzati sul terreno di questi rapporti di produzione, che cioè non cambino affatto il rapporto tra capitale e lavoro salariato, ma, nel migliore dei casi, diminuiscano alla borghesia le spese del suo dominio e semplifichino l'assetto della sua finanza statale. Questo socialismo borghese raggiunge la sua più esatta espressione quando diventa semplice figura retorica."
La lunga citazione è dal Manifesto del Partito comunista di Marx ed Engels. Centosessantacinque anni fa le cose erano già state messe in chiaro ma non basta mai una volta per tutte. Sempre Marx nel 18 Brumaio di Luigi Bonaprte apre con un passaggio ultra conosciuto: "Hegel nota in un passo delle sue opere che tutti i grandi fatti e i grandi personaggi della storia universale si presentano, per così dire, due volte. Ha dimenticato di aggiungere: la prima volta come tragedia , la seconda volta come farsa."
Con il governo guidato da Enrico Letta andiamo ancora oltre, siamo al vaudeville , una sorta di teatro comico, ancora più allegro della farsa, che in genere è anche un poco amara. Qui siamo all'assoluto sberleffo.
Mettiamo in fila altri tre riferimenti.
18 settembre 2005 - Sembrerà assurdo ma io sono un grande fan di Berlusconi
15 settembre 2007 - Nel mio governo ideale vorrei mio zio Gianni, Casini, Tabacci , Vietti e Tremonti
13 luglio 212 - Preferisco che i voti vadano al PDL piuttosto che dispersi verso Grillo
Passaggi che ho ripreso da uno spettacolino, siamo in tema quindi, di Maurizio Crozza, a cui si deve una precisione che in altri personaggi e luoghi della sinistra è oramai sconosciuta.
La critica di Crozza prende anche di mira il tour che Letta ha compiuto in Europa cercando iniezioni di fiducia che evidentemente non crede di avere.
Altro esempio di indecenza. Il primo maggio, festa del lavoro e del lavoro salariato, festa proletaria che ricorda una uccisione di lavoratori a Chicago che chiedevano migliori condizioni di vita e di lavoro, uccisi dalla polizia nel 1886: i martiri di Chicago. Certo, il tempo passa e le cose cambiano ma lo stravolgimento del senso della storia non deve essere lecito. Così non pare nel momento in cui a ricordare tali avvenimenti dalle organizzazioni sindacali vengono chiamati anche gli imprenditori sul palco degli oratori od in corteo - Perugia, Bologna, Treviso. E' come se il lavoro fosse indeterminato, indefinito, neutro. Tutti lavorano! Mettere assieme i salariati - sfruttati quindi - con artigiani ed imprenditori. Come se fosse lo stesso lavoro quello dell'artigiano che magari lavora da solo, sfruttando perciò al massimo solo sé stesso e quello di proprietari di fabbriche che contano centinaia di salariati. Siamo appunto al vaudeville.
Ma chi critica tali manifestazioni di arretratezza politica e sindacale, che si indigna per questi rapporti contro natura viene di solito definito con epiteti assolutamente negativi. Non si deve criticare ma neppure ricordare che già centinaia di anni fa qualcuno aveva già visto e definitivamente svelato nella loro pochezza simili comportanti. La storia non insegna proprio nulla altrimenti non saremmo sempre a ripetere errori così pacchiani. La storia maestra di vita, un popolo che non ricorda non ha futuro: inutili slogan.
Noi stiamo facendo molto di più. Ricordiamo tutto ma non abbiamo lo stesso un futuro. Cosa manca per avere una possibilità di orizzonte futuro?
"Evidentemente l'arma della critica non può sostituire la critica delle armi, la forza materiale non può essere abbattuta che dalla forza materiale, ma anche la teoria si trasforma in forza materiale non appena penetra tra le masse." Marx, Critica della filosofia del diritto di Hegel, 1843.
Insomma una sconfitta reale e culturale va combattuta anche e soprattutto sul piano culturale, che vuole dire qualcosa di molto ampio. Non basta la violenza "… per qualche tempo sicuramente i cannoni, le baionette potranno comprimere le teorie, potranno mantenere l'ordine materiale, ma se queste teorie si spingono nella sfera intellettuale, credete, o signori, che tosto o tardi queste idee, queste teorie si tradurranno in effetto, otterranno la vittoria nell'ordine politico ed economico." Ma questo è Camillo Benso, Conte di Cavour, in un discorso al Parlamento sabaudo il 15 aprile 1851. E non era certo un marxista e non conosceva il testo di Marx dato che lo stesso è stato pubblicato postumo.
Sembra tutto così chiaro.
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