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- osservatorio - italia - politica e società - 17-12-13 - n. 479
This is the end
Tiziano Tussi
17/12/2013
"In realtà, tutto ciò che noi siamo, siamo per opera della storia; quel patrimonio di ragione che appartiene a noi, al mondo presente, non è sorto senza preparazione, né cresciuto soltanto dal suolo attuale, ma è caratteristica essenziale di tale patrimonio l'essere una eredità e, più propriamente, il risultato del lavoro di tutte le scomparse generazioni degli uomini; ciò che ogni generazione ha prodotto come scienza, come patrimonio spirituale, costituisce un'eredità accumulata del lavoro di tutto il mondo antecedente, un tempio in cui tutte le generazioni umane, riconoscenti e liete, hanno deposto ciò che le ha aiutate a vivere e ciò che esse sono riuscite ad estrarre dalla profondità della natura e dello spirito; il ricevere quest'eredità equivale ad esercitarne il possesso." Leggiamo attentamente questo passo di Hegel (Lezioni di Storia della Filosofia – postumo) e poi pensiamo che Renzi al discorso di apertura della sua stagione da segretario del PD ha citato un verso di una canzone dei Negrita !?!
Questi sono un complesso di musica leggera in circolazione dagli anni '90. Una volta i segretari di partito citavano filosofi, letterati e grandi uomini della politica. Persino Epifani per il suo de profundis ha terminato con Obama. Non c'è da sorprendersi, ma almeno Obama è un grande uomo politico, nel senso che governa un Paese grande.
Ma i Negrita? Perchè allora non scendere ad Al Bano o Toto Cotugno? Basterebbe questo abisso di paragone tra la citazione di Hegel ed il narciso Renzi per terminare qui un piccolo articolo su di lui. Ma possiamo anche aggiungere qualcosa d'altro. Si sono forse accorti i delegati all'assise nazionale del PD di quello che hanno messo in piedi. Di chi hanno messo lì? Oppure anche loro piccoli cloni potrebbero a loro volta citare in un discorso pubblico I Cugini di Campagna o Rita Pavone? Una platea di zombi pronti ad applaudire l'inconsistenza fatta a persona, uno zero culturale assoluto e filmare – lo hanno fatto – un brevissimo video, - ça va sans dire – su Mandela.Al buio della sala brillavano gli schermi dei cellulari che filmavano l'evento. Quasi un concerto rock di quart'ordine, per i cellulari illuminati naturalmente.
La tesi di fondo: il PD è un partito morto. Forse ora non tanti se ne stanno accorgendo ma è nelle cose. Un carrozzone senza neppur un leader ricco – leggi Forza Italia – senza neppure un capo acculturato. Senza un uomo che ha capito cosa sia la storia e la storia del suo paese. Proviamo a parlargli di operai, lotte per la terra, per le quaranta ore, per un ambiente di lavoro sano, per la non monetarizzazione della salute, per combattere le gabbie salariali. E fermiamoci qui. Ma che ne sa di cose umane e storiche il niente in testa Renzi. Certo un partito piccolo e fanatico, pensiamo ai Radicali, può stare in piedi con formule vuote e vaghe, ondivaghe e presentare anche il conto al potere che riconoscente ripagherà di tanta piaggeria un gruppetto di agitatori non minacciosi per i suoi equilibri interni, e gli darà pure un compenso, come il posto di ministro degli esteri, dato ad una donna senza partito e senza voti, amica degli amici. Ma un partito grosso non sta in piedi con i fuochi d'artificio. Già finito a partire da ora. Attenderemo poco e lo vedremo.
Dispiace per chi ha votato, per i due euro del voto. Dispiace per chi ancora crede nei pifferai. Questi oltre ai topi si portano via pure i bambini, il vostro futuro.
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