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Rizzo (Pci): «Noi fatti fuori dalla "democrazia" del grande capitale. Job Act? Alimenterà esercito di riserva immigrato»

Marta Moriconi | intelligonews.it

22/04/2014

«A penalizzarci non solo falce e martello, ma anche la nostra posizione molto netta contro l'Ue delle banche e del grande capitale». Così Marco Rizzo con IntelligoNews parla dell'esclusione dei comunisti dalle elezioni europee 2014. Il segretario del Partito Comunista è indignato ma il tono rimane pacato, tanto più che avverte: "Non possono fermare qualcosa che è partito", ossia quell'idea di cambiamento della società che li porterà "nei prossimi mesi nei luoghi di lavoro e del conflitto sociale, dove esiste davvero la crisi", perché la politica "non si fa solo nelle Aule parlamentari".
Quanto all'attualità politica è riuscito a parlare di Job Act legandoli all'emergenza immigrazione che l'Italia si sta trovando a fronteggiare da sola. E la sua opinione non rispecchia proprio quella della sinistra italiana.

I Verdi tornano in campo per le elezioni Europee del 25 maggio (ma erano privi di autentificazione). I Comunisti rimangono fuori (e avevano le carte in regola). Cosa è successo e chi o cosa vi ha penalizzato?

«Va fatta innanzitutto una premessa. Noi riteniamo che la politica non si faccia solo nelle Aule parlamentari. La nostra presenza alle elezioni è uno dei nostri punti di azione. I comunisti hanno come obiettivo il cambiamento radicale della società, non quello di entrare in Parlamento. Detto questo sì, siamo stati discriminati. Perché sia i Verdi che noi abbiamo fatto riferimento all'appartenenza formale ad una famiglia politica, loro a quella dei verdi europei e noi quella dei comunisti (il Partito Comunista fa parte del raggruppamento politico dei Partiti Comunisti e Operai d'Europa che hanno parlamentari europei eletti, anche qui al pari dei Verdi). Entrambi avevamo un collegamento ma il loro non era autenticato, come abbiamo letto dalla sentenza, mentre il nostro con il deputato greco sì! Quanto al simbolo i Verdi hanno iscritto il simbolo dei Verdi europei, per noi invece falce e martello era riconosciuto internazionalmente. Perché fare un altro simbolo? Tanto più che se vi chiedessi delucidazioni sul simbolo internazionale dei Verdi non me lo sapreste descrivere, mentre il simbolo del partito comunista greco è sempre la falce e martello. Anche senza averlo visto, è palese la sua riconoscibilità».

Ma come è andata precisamente?

«Gli Uffici circoscrizionali delle Corti d'Appello in prima istanza ci hanno bocciato entrambi. A quel punto abbiamo fatto ricorso e l'Ufficio Elettorale Nazionale della Corte di Cassazione ha accettato quello dei Verdi, e respinto il nostro con la motivazione che non risultava l'altro simbolo. Mentre per i Verdi hanno scritto che nonostante la mancanza dell'autentica potevano essere ammessi alle europee».

Crede che falce e martello oggi equivalga ad essere penalizzati in Europa?

«A questo punto non solo falce e martello ci ha penalizzato, ma anche la nostra posizione molto netta contro l'Ue delle banche e del grande capitale. Interroghiamoci bene su quanto accaduto, ma ripeto: noi non vogliamo negare alcun diritto ai Verdi, il fatto è che se avevano ragione loro ce l'avevamo anche noi. Se ci sono i loro deputati in Europa, perché la stessa cosa non può esserci per i comunisti?».

La faccenda, così come la riporta, appare antidemocratica…

«La democrazia borghese esiste solo se vincono loro. Se vince qualcuno che sul serio vuole cambiare le cose, non come i governi del centrosinistra in Italia, viene fatto fuori. Nel caso di Allende fisicamente, nel nostro caso ben più modestamente è stata impedita la competizione elettorale. Ma voglio avvertire tutti: noi saremo in piazza il 25 aprile, il 1 maggio, tanto la crescita dell'idea di un cambiamento della società sta già tornando e non possono fermare qualcosa che è partito! Quello da cui siamo stati esclusi è uno dei luoghi della politica e neanche quello che privilegiamo di più. La nostra presenza nei prossimi mesi sarà nei luoghi di lavoro, sui luoghi del conflitto sociale, dove esiste davvero la crisi».

Contro il Job Act al momento vanno annoverate le posizioni di Forza Italia e M5S. Vi sareste aggiunti anche voi?

«E' un'ulteriore corsa verso la precarizzazione del lavoro. Stiamo tornando agli inizi del '900 in termini di diritti sociali e dei lavoratori. E la risposta delle opposizioni, penso al M5S, è anche ideologicamente sbagliata. Penso all'idea del reddito di cittadinanza. Con 600 euro non si vive, un intervento del genere obbliga a sopravvivere dandosi al lavoro nero. Se invece costruiamo lavoro, allora sì che si risolvono i problemi. Per questo abbiamo fatto un manifesto che si intitola "Salario non reddito, lavoro non precarietà"».

Gasparri, Salvini e Maroni hanno chiesto la sospensione dell'operazione Mare Nostrum. E' d'accordo? E soprattutto qual è la vostra opinione sul tema dell'immigrazione?

«Io ho un'idea diversa sia dalla Lega che dalla destra, ma anche dalla sinistra. Il tema dell'immigrazione a sinistra è sempre stato posto malissimo. Si è guardato più ai diritti civili che non a quelli sociali. Mi spiego. Noi siamo non per i diritti della rivoluzione francese, quelli borghesi, ma per quelli della rivoluzione sovietica, cioè quelli dei lavoratori. Il problema vero sarebbe di fare una battaglia per cancellare quello che è "un esercito industriale di riserva". Sulle sponde dell'Africa, soprattutto, ci sono circa 100milioni disposti a fare qualunque lavoro pur di sopravvivere. I grandi gruppi europei del capitale e delle grandi banche hanno necessità di abbattere qualunque rigidità da parte della classe lavoratrice. L'immigrazione di massa costituisce uno splendido alleato per la distruzione dei diritti. La soluzione che viene dalla destra e dalla Lega è improponibile dal punto di vista umano, peraltro è inefficace perché se muori in un Paese sei disponibile a rischiare tutto pur di andare in un altro. Il problema è un altro semmai. Dobbiamo fare una battaglia per costruire una parità reale di diritti sociali. A me non interessa se questi immigrati avranno una moschea, ma mi interessa che abbiano la parità di salario, la parità di trattamento sindacale, la parità di diritti insomma. A questo punto non diventerebbero un avversario per i lavoratori, ma un alleato. Le persone disposte a tutto per sopravvivere vengono viste invece come avversarie».

Se la seguiamo nel ragionamento, con il Jobs Act potrebbe peggiorare la situazione?

«Esatto».


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