www.resistenze.org - osservatorio - italia - politica e società - 27-06-14 - n. 505

Dalle schedature alla eliminazione politica diretta

Enzo Pellegrin

26/06/2014

E' morta la compagna Bianca Guidetti Serra. Fu molte volte partigiana: non soltanto durante la guerra di liberazione, dove organizzò i Comitati di Difesa della Donna per dare assistenza ai combattenti e diffondere opuscoli antifascisti, ma anche nella vita repubblicana, dove svolse la professione di avvocato nel più sincero modo in cui la si può svolgere: da partigiano. 
Durante la guerra di liberazione si recava - come diceva allora - "in gita in val Chisone" dove univa l'attività di staffetta all'assistenza ed alla mobilitazione in favore dei combattenti partigiani. 
Fra le mura del Palazzo di Giustizia subì nel suo primo processo, tra le poche donne avvocato di allora (non arrivavano alla decina), gli insulti di un pubblico ministero: si era presentata in toga a difendere tre compagne arrestate perchè avevano preso parte ad un picchetto; il magistrato della procura gli chiese quale titolo avesse per poter esercitare la difesa ... evidentemente dubitando - con una sensibilità da bar - che una donna avesse potuto mai passare l'esame di abilitazione.

Oggi merita ricordare il suo impegno a difesa dei lavoratori Fiat nel famoso processo "delle schedature" che rivelò l'azione padronale volta a monitorare le simpatie politiche ed allontanare gli operai politicamente scomodi o conflittuali.

Merita ricordarlo oggi perchè proprio poco prima della sua morte, la Fiat Chrysler Automobiles inviava una serie di lettere di licenziamento di questo tenore:

"considerata la gravità degli addebiti che le sono stati mossi, singolarmente e complessivamente valutati, Le evidenziamo che gli stessi, oltre a integrare un'intollerabile incitamento alla violenza, costituiscono una palese violazione dei più elementari doveri discendenti dal rapporto di lavoro ed hanno provocato gravissimo nocumento morale all'azienda ed al suo vertice societario e quindi sono tali da ledere irreversibilmente il vincolo di fiducia sotteso al rapporto di lavoro e l'aspettativa di una corretta prosecuzione della collaborazione lavorativa".

La vicenda è semplice: 4 operai già in cassa integrazione semplicemente partecipano ad una manifestazione a Nola che chiede il reintegro di oltre 300 operai, già da sei anni in cassa integrazione. 
Nella manifestazione qualcuno issa su un patibolo un manichino col volto di Marchionne. Compare anche una bara. I solerti informatori Fiat danno atto che a questa manifestazione erano presenti anche i quattro operai poi licenziati per il solo fatto della partecipazione.

Si è passati dalla schedatura alla eliminazione diretta di ogni opinione dissenziente. Il diritto di critica previsto da una ormai stuprata Costituzione Repubblicana finisce non solo in Valsusa, ma anche in azienda, soprattutto se FCA. Mina il rapporto collaborativo criticare il capo azienda, anche se ti tiene a stecchetto per sei anni, incassando i soldi dallo Stato. Anche qualora dovesse essere riconosciuto il diritto al reintegro, l'azienda ha già comunicato che li lascerà fuori dai cancelli, salvo aspettarsi la "sorpresa" di qualche magistrato che qualifichi "indebita" la manifestazione di critica che non sia "educata".

Quanta strada ha fatto all'incontrario il mondo, cara compagna Bianca. 
Chissà se alcuni di coloro che presenziavano al Tuo funerale si rendono conto di ciò, quando Ti ricordano. Chissà se si rendono conto di essere stati la suola di quell'opprimente stivale che negli anni tuoi spiava, oggi schiaccia direttamente con le armi legislative che proprio alcuni di loro gli hanno messo in mano, in cambio di soffici cuscini, poltrone, vitalizi.

Compagna Bianca, con la schiena dritta, il tuo nome resta nel vento, e per questo il Tuo ricordo non morirà mai nelle orecchie dei resistenti che ogni giorno alzano la testa contro oppressori e loro pasciuti ipocriti servi. 
Il vento, come disse un'artista "soffia ancora". Tu aggiungeresti che "bisogna andare", con qualsivoglia calzatura.


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