www.resistenze.org - osservatorio - italia - politica e società - 30-10-14 - n. 518

Il manganello del potere e del capitale colpisce tutti

Enzo Pellegrin

30/10/2014

Si era detto da queste pagine quando i dirigenti delle truppe antisommossa avevano schierato oltre trecento agenti in occasione dello sciopero dei facchini del Centro Agroalimentare di Torino. Risultato: cariche agli operai non appena accennano ad un pacifico tentativo di sdraiarsi per terra per esercitare il diritto di sciopero. Il potere ed il governo stanno giocando sporchissimo con il conflitto sociale. Si era pensato così anche quando analoghe cariche erano state dispensate agli studenti torinesi proprio ai margini della manifestazione di quel Landini che ieri ha condiviso e subito la stessa violenza. E si è scoperto indignato ed inquietato come loro. Con la differenza che agli studenti ed ai facchini torinesi sono stati offerti pochi microfoni da cui arrabbiarsi.

All'indomani del vergognoso attacco agli operai di Terni, si sprecano le spiegazioni in stile "equivoco" dei dirigenti della Questura capitolina. Temevamo bloccassero la Stazione Termini, perché il Ministero dell'Economia è situato nei pressi della Stazione Termini, dicono i vertici della Polizia,  i quali evidentemente hanno ordinato quelle asserite "cariche di alleggerimento", che però pesantemente schiantano crani, visi dignità e diritti.

Eppure, come in quasi tutte le occasioni, il racconto delle leve di comando non torna. Non torna prima di tutto all'analisi dei fatti. Quasi tutti gli illustri personaggi sindacali, presenti per accompagnare ieri gli operai in lotta da mesi nelle acciaierie umbre, dichiarano oggi, nelle principali trasmissioni televisive, che alla richiesta di proseguire in direzione del Ministero dell'Economia, sotto il controllo e l'accompagnamento delle stesse forze dell'ordine, non solo sia stato opposto un secco no, ma da quel momento in poi gli agenti avrebbero chiuso ogni via di fuga al corteo e sarebbero partite le botte, con l'intento di "alleggerire" una pressione che però verosimilmente si è prima contribuito a creare. 

La legge prevederebbe di intimare lo scioglimento con cinque squilli di tromba da parte di un funzionario con fascia tricolore. Non pare esserci stato nemmeno questa volta. 

Il comportamento complessivo di una "forza" antisommossa non risponde ai capricci dei singoli agenti bardati nelle divise protettive e non ancora identificabili. Nello schieramento, nelle mosse di quei gruppi di uomini, intervengono gli ordini dei loro dirigenti. le leve e la catena di comando dirigono il comportamento delle linee schierate, come del resto prevedono leggi e regolamenti. 

E' quindi un ordine che ha determinato la condotta di ieri nei confronti degli operai umbri. Così come è un ordine quello che porta a schierare di fronte ad uno sciopero operaio un enorme forza antisommossa, ad ordinare violente cariche non appena si accenna un minimo gesto verbale di provocazione a margine della manifestazione di Landini, a schierare in occasione della manifestazione del 3 luglio valsusisno le forze antisommossa ben al di là dell'area di cantiere che si pretendeva difendere ed utilizzare un numero veramente smodato di lacrimogeni, a dispensare ancora una volta alleggerimenti a mezzo di manganello agli studenti di Napoli che oggi in manifestazione  solidarizzavano con gli oprerai ternani. Dietro questi comportamenti c'è una precisa direzione di piazza che da un lato predica di voler evitare qualsiasi contatto e scontro con i manifestanti, dall'altro spesso ingenera pressioni che portano all'uso della forza.

Da quale livello parta quell'ordine, è materia di libera discussione politica e riflessione razionale.
E' importante però notare che questo non avviene solamente in manifestazione additate come "calde" o "rivoltose", ma anche quando in piazza vanno pacifici dirigenti come Landini, Rosario Rappa, Gianni Venturi. 

Il copione della condotta governativa sembra ricalcare quello che è avvenuto per la repressione della Valsusa: portare il conflitto sociale ad una mera questione di ordine pubblico, portarlo subito, nei confronti di tutti. 
Se scaturiscono le violenze si potrà, qualora la situazione lo permetta, additare i manifestanti come autori di preordinata ferocia, come è successo per la Valsusa. Se questo copione non regge la pubblica attendibilità, come è successo ieri a Roma, si potrà parlare di errore od equivoco, minimizzare, marginalizzare deverticizzare, troncare e sopire le responsabilità di quello che anche sul mainstream sembra presentarsi come un' "onta nationale": il pestaggio di operai già massacrati dallo sfruttamento di un padrone tedesco non certo popolare in Italia, quella stessa Thyssen Krupp del rogo di Torino.

La rabbia spontanea di Landini, quasi un incredulo fuori onda, aiuta a capire due cose importanti. La prima: questo governo ha già fatto comprendere di non fermarsi davanti a nessuno, neppure davanti ai vecchi artifizi concertativi che sperano di sfoderare una piazza in corteo per concessioni minime. Continuare a seguire una via di questo tipo non esimerà da una sconfitta indegna. La seconda: il conflitto sociale che possa mettere in campo una piattaforma rivendicativa comune, che la difenda senza strade concertative, che sappia sviscerare tutte le contraddizioni smascherando la natura autoritaria e padronale del fregoliano governo Renzi, che sappia porre in essere non singole scintille spontaneistiche, ma una dura lotta, duri scioperi generali ad oltranza come quello di cui sono stati capaci gli operai ternani o i facchini di ogni parte d'Italia, fa paura al potere ed ha possibilità di successo. 

Difficile mettere in campo la degradazione a problema di ordine pubblico dell'azione legittima e costituzionale di un fronte così unito di lavoratori. 
Difficile evitare che possa svegliare la gran parte del paese, allontanandola anche dagli opportunisti d'ogni foggia che intendano salirci in groppa solo per i loro esperimenti di inutile cretinismo parlamentare da opposizione regia.
Difficile che una resistenza di questo tipo, che non si tira un metro indietro, non possa riservare piacevoli sorprese, smascherando una volta per tutte quello sporco gioco sul conflitto sociale di cui questo governo sa rendersi protagonista particolarmente abile e mellifluo. 

Che il comitato di affari dei monopoli industriali e finanziari tema questo Fronte Unito come l'angelo della morte è evidenziato dal teatrino della Leopolda, dove non si esibiscono solo soubrette ed "easy-listening music": il palco fiorentino viene concesso anche a quel Serra che vorrebbe l'abolizione o la limitazione del diritto di sciopero per ragioni di "interesse generale". Puro autoritarismo. Forze realmente democratiche non solo non riserverebbero diritto di palco a simili opzioni: neppure gli consegnerebbero un biglietto di ingresso. 
Ma questo è tuttavia il mellifluo avvertimento che proviene da Firenze, dove un giorno si dice di aver cura degli operai e l'indomani si dimostra come.

Se ciò non verrà compreso in tempo, si potrà soccombere al gioco del governo ancora una volta, con risultati tremendi. 

La repressione di piazza di questi giorni ha un volto nuovo: si rivolge contro ogni opposizione al pensiero unico di Renzi, Ue e Nato. Da un lato le truppe antisommossa, dall'altro le leggi che uccidono i diritti individuali. E' di ieri la notizia della legge-bavaglio che prevede pene pecuniarie altissime per la diffamazione a mezzo stampa,  nocive soprattutto all'informazione libera spesso priva di mezzi economici.

La repressione di piazza e le mosse governative di questi giorni hanno per il popolo il significato che ebbe il campo di cardi per i soldati scozzesi del medioevo: mentre essi dormivano nel'accampamento, i vichinghi sbarcarono silenziosi sulle spiagge togliendosi gli stivali per ghermirli nel sonno; gli scalzi scandinavi misero i piedi su un campo di cardi e urlarono trafitti dalle spine. Il grido di dolore svegliò gli scozzesi che così poterono efficacemente difendersi. Da allora il cardo - chiamato anche "il guardiano" - divenne il simbolo della Scozia.

Occorre svegliarsi, occorre un Fronte Unito di Lavoratori che sappia opporre la resistenza popolare di cui ormai il paese necessita come l'aria.
Occorre resistere: non un metro indietro.


Resistenze.org     
Sostieni una voce comunista. Sostieni Resistenze.org.
Fai una donazione o iscriviti al Centro di Cultura e Documentazione Popolare.

Support a communist voice. Support Resistenze.org.
Make a donation or join Centro di Cultura e Documentazione Popolare.