www.resistenze.org - osservatorio - italia - politica e società - 04-05-15 - n. 542

Quando la politica non gira esce la schiuma della terra

Tiziano Tussi

04/05/2015

La schiuma della terra, non nel senso descritto da Koestler, ma in senso lato. Quando la politica non gira esce la schiuma della terra. A Marx i sottoproletari non piacevano proprio. Così dobbiamo ragionare a sinistra. Ed infatti l'inutile Renzi ha subito bollato i casseurs di Milano, del pomeriggio del primo maggio, come teppistelli figli di papà col Rolex. Chiaramente dimostrando per l'ennesima volta di non avere capito nulla o almeno in pubblico appare così.

Due giorni dopo, il 3 di maggio,  in piazza con Pisapia cittadini di ogni età, presumibilmente conservatori, dietro al "comunista" Pisapia – espressione di SEL – che ha rivendicato l'orgoglio di Milano contro chi ha voluto osarle violenza. Nella foga il sindaco ha ululato al megafono; Dico no (a questo e a quello) e poi dico no a chi non crede nel futuro della nostra città (doveva evidentemente usare un altro verbo) e noi ci crediamo (testuale).

Discorsi generici che lasciano il tempo che trovano sul piano della concretezza della comprensione profonda: chi sono questi violenti? Da dove vengono socialmente? Quale obiettivi si propongono? Da chi sono supportati? Qualcuno li sovvenziona?  E via elencando. Nessuna di queste e di innumerevoli altre domande si sono formate sulle labbra dei nostri politici, Pisapia in testa. Da parte della destra – leggi Maroni e soci -  la solita risposta repressiva. Tutto in regola per loro. Ma da parte delle altre forze politiche le risposte dovrebbero essere meno inutili.

Certo che a chi scassa vetrine, auto e appicca fuochi, non controllando il fuoco stesso che può bruciare tutto ciò che gli sta attorno - auto, case, uomini – è facile dire che è violento  e che i violenti andrebbero messi in condizione di non nuocere indiscriminatamente. Le ribellioni, seppur presenti in molti momenti nella storia dell'uomo, non hanno mai portato a nulla di consistente. Ma la cosa detta così apre solo una serie di riflessioni politiche e di possibili pratiche conseguenti. Marx e soci hanno messo a posto Bakunin e seguaci nel 1872.

Intano possiamo dire che se il primo maggio non fosse diventato una specie di passeggiata mattutina, a Milano come altrove, con annesso concertone canoro, espressione dell'inutilità della politica, forse questa schiuma della terra vi apparirebbe sulla scena sociale. Forse le piazze sarebbero presidiate dai  lavoratori, dai sindacati e dai partiti della sinistra. Ma qui scontiamo un'assenza evidente di queste tre esistenze. Ed anche se esse fisicamente vivono, politicamente sono impegnate ognuna a discutere tangenzialmente alla vita reale della società italiana. Ed ecco Renzi da una lato e la schiuma della terra dall'altro. In mezzo  c'è un terreno deserto nel quale tutto può avvenire.

A Milano tale deserto a sinistra è palese. Quindi via libera a personaggi che si qualificano da soli. Tra le istituzioni, che riproducono se stesse – comune in testa – ed i centri sociali ecco la guerriglia urbana di breve respiro: un giorno, una dimostrazione, una occupazione, di un immotivato fenomeno sociale, un apparire sulla scena pubblica veloce di un "non si sa bene cosa".

Fa specie leggere sul il manifesto parole di disapprovazione di questo mondo quando sempre su quel quotidiano, l'unica voce che si posiziona a sinistra nelle edicole, viaggia in continuazione la difesa del movimento, qualsiasi esso sia, e la critica ad ogni qualsiasi struttura politica, in qualsiasi modo questa si presenti.  Il movimento per il movimento. Ora si svegliano e ci dicono che "beh insomma questo è troppo?!?"

Tutti gli altri giornali hanno detto, attraverso i loro opinionisti cose assurde. Ora pare, da Saviano su Repubblica, che ci sarebbe da ringraziare la polizia perché non ci è scappato il morto. Hanno diviso i violenti dagli altri - recita questa tesi - ed hanno fatto capire che questi erano pochi e isolati. Hanno si bruciato auto e negozi ma questo è il prezzo da pagare pur di non avere più alte gravi conseguenze. Meno male non vi sono stati morti, ma se ve ne fosse stato uno avrebbero detto,  con questo sistema di pensiero, che per fortuna solo uno. Ricordiamoci che a Genova nel 2001, uno appunto c'é stato. Questa analisi, non si sa bene come definirla - becera, scema, ingenua - si sono accodati molti. Forse si può anche pensare altro, ma vedendo la diretta tv, dai siti in rete - già perché c'era anche la diretta - ci si può chiedere a cosa servono le forze dell'ordine?

Qualche accenno anche alle responsabilità della sinistra assente comunque. Marco Ludovico sul Sole 24 ore di domenica 3 maggio parla di "anarchico insurrezionalisti  e autonomi marxisti leninisti"? L'ultima affermazione appare perlopiù ridicola nel suo nonsense. Gad Lerner sul sito di Repubblica ricorda la manifestazione del 14 maggio 1977 durante le quale fu ucciso un vicebrigadiere della polizia, come se questi ciechi  rompo-tutto di oggi avessero a che fare con quel mondo. Non c'era davvero bisogno di paragoni impossibili. Poca roba comunque. Più facile dare addosso agli imbecilli. Difficile infatti dipingere politicamente azioni così infantili.  E puerili. Quando va bene si può dire così, ma quando poi ci scappa il morto cosa si dovrebbe dire?

Quando poi per terra si sono visti le  kway e quanto serviva per colorare di nero i manifestanti con mazze, si è potuto capire che avevano finito di lavorare. Si sono tolte le tute da lavoro e se ne sono andati. Pronti per la prossima occasione.

Le forze dell'ordine in fondo hanno aspettato che finissero il loro turno di lavoro, la sinistra era assente al pomeriggio, i centri sociali milanesi hanno fatto la figura del pesce in barile. Ora sarà difficile per loro spiegare che la loro strategia è vincente: su chi e su che cosa, per cosa? Dato che sono stati asfaltati dalla guerriglia urbana di ben più decisi e violenti casseurs.

L'Expo è partito, e già una parte di un padiglione è crollato su una visitatrice, per fortuna niente di grave, per adesso. L'Expo è partito e Milano è ancora un cantiere a cielo aperto, con stazioni di metropolitana che non sono finite, con lavori lasciati a metà, con indagati, nel corso dell'opera, per i lavori fatti o non fatti, con l'approssimazione che ci contraddistingue. Ma intanto l'Expo è andata. E sempre il "buon" Pisapia aveva detto che ci avrebbe portato fuori dalla crisi - bum; Renzi che l'Expo andata in culo - lui non ha detto così esplicitamente, é ovvio - a quelli che gufavano e l'Italia è ripartita - bum; - e tutti gli altri in coda, anche il Papa che ci ammonisce che "dobbiamo globalizzare la solidarietà" - bum. Tutti scoppi di ovvietà che hanno fatto da parallelo agli scoppi dei petardi, delle molotov, delle bombe carta e dei lacrimogeni in centro a Milano.

Naturalmente tra i neri - colore della morte - non c'era nessun simbolo, nessuna bandiera. Mi veniva in mente, guardandoli,  che quando Urbano II ha indetto la prima crociata nel 1095, una massa sterminata di poveri - la schiuma della terra di allora - l'ha preso in parola. Migliaia di poveri sono andati verso Oriente: la crociata dei pezzenti.  Tra di loro sembra che solo sette fossero armati. Naturalmente sono stati sterminati tutti nel viaggio verso il Santo sepolcro, mai raggiunto, non sono mai arrivati a Gerusalemme. Non hanno fatto molta strada.


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