www.resistenze.org - osservatorio - italia - politica e società - 11-05-15 - n. 543

Lettera ad un ministro con la clava

Cara signora Boschi,

lo confesso, ammetto, da cittadino, di aver dedicato poco zelo al problema della scuola. Saranno i miei geni da studente svogliato che hanno costruito un'impalcatura di accidia anche nell'uomo adulto, sarà lo scoraggiante tecnicismo delle riforme che ha sempre nascosto i veri problemi reali. Credo però che questa sia tutto sommato una caratteristica che ci accomuna: tutti e due non siamo degli esperti di istruzione, ammettiamolo. La mia colpevole accidia mi ha sempre trattenuto però dall'imbracciare discorsi nel merito, preferendo lasciarli a più specializzati di me. Lei però, a differenza di me, si è lanciata in giudizi veri e propri. Se preferisce posso usare il linguaggio dei mass-media amici del Suo Governo (la quasi totalità): "ha imbracciato la clava", usandola per esprimere un messaggio chiaro: la scuola non funziona in mano ai sindacati, la riforma della "buona scuola" sarà portata avanti contro ogni opposizione.

In mano ai sindacati?

Cara signora Boschi, vorrei spiegarLe cosa mi rimane del concetto di scuola. Scuola per me è un luogo dove si fa istruzione, un posto, dei banchi, degli strumenti, degli apparecchi ed una organizzazione che serve ad istruire. Nonostante le romantiche scuole missionarie nei paesi poveri dell'Africa, ho sempre pensato che l'istruzione senza strumenti indipendenti prepara piccoli obiettivi, salva dall'ignoranza, forse dalla fame, ma non prepara ad un diverso futuro.

Lo diceva anche Thomas Sankara, al quale piacevano gli obiettivi irraggiungibili che lui riuscì a raggiungere in pochissimi anni: fornire a tutti i burkinabè «dieci litri di acqua e due pasti al giorno», ma anche salute, istruzione, casa, liberazione femminile  e soprattutto indipendenza culturale. Egli vedeva l'istruzione come un mezzo per fornire a tutti la possibilità di camminare da soli, non dovendo obbedire ad alcun speculatore o profittatore.

La prima cosa che fece per assicurare questo concetto di istruzione fu appunto costruire dei luoghi decenti ed indipendenti ove fare scuola. Rifiutò le ricette economiche del Fondo Monetario Internazionale perchè capì che solo "facendo da se" e collettivizzando la gestione delle risorse a beneficio di tutti poteva assicurare ai suoi burkinabè, i cittadini più poveri del mondo, un futuro decente ed indipendente.

Cara signora, io sono uno scolaro degli anni ottanta, utente ed a volte abitatore di una scuola inadeguata. Nei miei ricordi di liceo scientifico conto ancora le tre o quattro volte che usammo il laboratorio di chimica, quasi mai usammo quello di fisica, mai quello di informatica, che pure c'erano.

Ma se confronto la scuola pur inadeguata di allora con quella che ho avuto modo di vivere oggi non posso che avere rimpianti. Svolgo la professione di avvocato, di luoghi della scuola ricordo il tetto del liceo Darwin di Rivoli, crollato sulle teste degli alunni e sull'incredibile sciatteria della manutenzione.

Ho davanti agli occhi gli innumerevoli edifici scolastici ormai fatiscenti: una vergogna che la campagna mediatica delle "visite vescovili" - peraltro terminate in fretta - messe in piedi dal capo del Suo governo non hanno cancellato.

Ho visto edifici scolastici dei quartieri perifierici che non si direbbero luogo di istruzione ma di abbandono materiale e morale.

Il motivo è molto semplice, lo confessa ogni governo tecnico o no che si è avvicendato sugli scrannucci di Palazzo Chigi: non ci sono risorse, quindi non si può spendere, quindi il muro crolla, sgocciola, si ammuffisce, la palestra è insicura e si chiude, a volte, e non solo a volte, il soffitto, il pavimento o l'intera scuola crolla e qualcuno muore.

Non credo che tutto questo sia colpa dei sindacati.

Non gestiscono loro i fondi per la manutenzione delle scuole. Non è a loro che il Governo paga interessi, quozienti e prebende da favola per mantenere il dovuto rapporto debito/PIL,  per finanziare il fondo salva stati, per adempiere al fiscal compact, perchè le aziende assumano lavoro a basso costo finanziato dalle tasse della classe lavoratrice per dare una spolverata a quella riforma della servitù di lavoro che è il jobs act.

La scuola non è in mano ai sindacati.
E' nelle mani del Suo Governo e dei precedenti Governi che ne hanno omesso la manutenzione tagliando i fondi all'osso.
Dal momento poi che questo taglio dell'ossigeno arriva dagli scranni burocratici e finanziari dell'UE, la scuola, tutto sommato, è soprattutto nelle mani dell'UE.

Forse è per questo che il Suo Governo ha deciso di esternalizzarlo questo problema di costi?
Magari vendendola questa scuola?
Il decreto di quella che chiamate "buona scuola" trasforma il preside in un cercatore di fondi.
Fondi ovviamente privati.

Gli si affida il potere di predisporre una sorta di piano "aziendale" con cui stabilire in autonomia, programmi, prestazioni, "core business" della scuola che offre sul mercato finanziario. Secondo l'articolo 2 comma 9 del DDL scuola, egli elabora questo  piano triennale sentiti anche "i principali attori economici sociali e culturali del territorio".

Gli attori economici influiscono sulla didattica.
Possono finanziare con somme sgravate dalle tasse.
Chi paga dove nessuno caccia un soldo, signora ministra, di solito comanda.

Io mi sono studiato le riforme di Sankara e non trovo a giusto che a comandare sia chi paga.
A chi paga, il suo decreto consente di formare professionalmente gli alunni in azienda, al posto della scuola, facendoli lavorare per il prodotto su cui lucra profitto.

Le voglio raccontare un altro episodio della mia scuola.

Provengo da famiglia di lavoratori dipendenti, ho frequentato una scuola media statale della provincia agricola italiana. La novità del mio terzo anno fu la visita in un pollaio meccanizzato. Che bello vedere come venivano impacchettate le uova, che bello vederle correre sui nastri, quasi fossero soldatini bianchi dotati di vita autonoma.

Nel vedere il mio entusiasmo, il padrone di quel vapore mi disse: "ma se ti piace tanto devi venirci a lavorare, perchè qui sì che impari la meccanica, non sui banchi".
Oggi comprendo che se avessi ascoltato quel signore, sarei potuto diventare sin da subito un ottimo "dipendente" ma mai avrei scoperto o conosciuto quelle nozioni che mi avrebbero consentito non solo di lavorare al pollaio, ma forse di costruirlo, di migliorarlo, di dirigerne una gestione collettiva od anche solo di lavorarci con spirito indipendente e non piegato agli interessi del benessere concesso da un profitto.

Ecco perchè chi dirige il vapore e chi insegna devono stare in luoghi diversi, non solo fisicamente. La nostra, signora Boschi, non è una società dove decidono tutti cosa come dove e per chi produrre. la nostra è ancora una società dove si produce per il profitto di chi possiede il denaro, che ha la libertà di disfarsi dei produttori che non gli servono più.

Questo possessore del denaro ha messo i suoi tentacoli in ogni libertà degli uomini: gli impone l'ambiente, la salute, il governo, i prezzi dei beni di prima necessità, persino l'acqua, consoni alla sua speculazione.
Ora vorremmo anche che imponga gli spiriti e le menti a se' altrettanto idonee ed utili?

Cara ministra, in questa mia pur verbosa lettera sono rimasto per umiltà ben lontano dall'affrontare in modo approfondito le grosse questioni e le grosse contraddizioni di questo vostro disegno di legge.
Ho descritto quelle di cui ho timore ed orrore.

Ho il timore ed orrore di vedere il futuro dei giovani amministrato solo e sempre da un padrone del vapore, perchè questo padrone del vapore ha dimostrato di costruire un mondo orribile, iniquo, sporco (nel senso stretto della parola) e culturalmente sciocco, nonchè di premiare i soli dipendenti che accettano di comparire in quest'affresco, relegando gli indipendenti alla povertà, all'emarginazione ed allo sfruttamento.

Ho il timore di vedere le mie classi dirigenti popolate di irresponsabili ultrà della comunicazione, i quali parlano dai megafoni senza nemmeno conoscere la realtà, continuando a mistificare la realtà, metodo più efficace secondo Goebbels per nascondere per sempre la realtà.

Le ho scritto pertanto per farle comprendere quanto il suo compito mistificatore  sia vano: lei parla di cose che non conosce, trasmettendo le bugie di quelli di cui fa gli interessi. Contro di lei noi recuperiamo le cose evidenti. Tutto sommato, a ben vedere, lei ha impugnato una tigre di carta, perchè, sul lungo periodo, il vostro governo, come gli altri che vi seguiranno nelle politiche antipopolari, non sono altro che tigri di carta.

La scuola non è nelle mani dei sindacati, la scuola è nelle mani della vostra colpevole incuria e la state mettendo nelle mani del mercato. Dentro ci sono i nostri giovani che non vi lasceremo vendere, che non si lasceranno vendere.

Tomas Sankarà realizzò molto nello spazio della sua breve presidenza, forse più breve di quello che i governi tecnici o nominati italiani hanno usato per consegnarci ai monopoli finanziari ed industriali di UE USA e NATO.
In quello spazio di tempo la sanità, l'istruzione, la protezione del territorio e la condizione femminile subirono un'impennata.

Voi le avete precipitate in un orrido.

L'obiettivo dei dieci litri di acqua e due pasti al giorno fu rapidamente raggiunto. Il Burkina Faso, vivo Sankara, si rifiutò di firmare il programma di schiavitù economica del Fondo Monetario Internazionale. Egli disse loro: «Quel che chiedete l'abbiamo già fatto per conto nostro. Abbiamo risanato l'economia, non avete nulla da insegnarci. Il fondo persegue un controllo politico sui paesi…». Voi non avete nemmeno risposto a Draghi e Trichet, vi siete affannati a stracciare ogni scampolo di democrazia per realizzare quel diktat.

Con i migliori saluti, ci troverà sempre vivi con lo stesso impegno, serrati intorno a quello che teniamo di più caro, la nostra libertà, il nostro spirito, la nostra dignità, che Le preghiamo di non considerare in vendita.

Enzo Pellegrin

FUL Scudo Legale Popolare


Resistenze.org     
Sostieni Resistenze.org.
Fai una donazione al Centro di Cultura e Documentazione Popolare.

Support Resistenze.org.
Make a donation to Centro di Cultura e Documentazione Popolare.