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- osservatorio - italia - politica e società - 26-10-15 - n. 562
Il peana ideologico all'EXPO
Tiziano Tussi
26/10/2015
Un pensiero ideologico espresso nei termini corrispondenti rimarca in continuazione una netta separazione tra teoria e prassi dove la prassi non invera o comunque non riesce ad inverare la teoria. La prassi del resto, in ogni caso, non ha neppure possibilità di negarla o modificarla. Quindi il pensiero espresso rimane sempre uguale a se stesso, inattaccabile ed inossidabile. Una ripetizione di concetti e idee che si solidificano attorno al "deve per forza essere così", anche se il terreno della cruda realtà empirica, esperienziale, dice il contrario. Una visione ideologica è in sostanza questa.
Un bell'esempio si ha leggendo lo scritto del nostro Presidente della Repubblica, domenica 25 ottobre. Pare persino un esercizio inutile analizzare criticamente questo, come altri simili, interventi, tanto l'ostinatezza ideologica di chi scrive in tal modo, in questo caso la massima autorità del nostro Paese, si rivela ferrea, di acciaio, blocco compatto che mai tentenna.
L'argomento è l'EXPO di Milano, qualificato a tutto tondo quale un successo evidente in se, per Milano, la Lombardia, L'Italia tutta. Il peana verso l'EXPO è totale, senza recriminazioni - successo emblematico delle potenzialità italiane - sincero e partecipato - ruolo propulsivo, motore di modernità - vittoria morale sull'oscurantismo - devastazioni di gruppi di violenti (i disordini del primo maggio di quest'anno a Milano ndr.) - EXPO quale ponte tra parti sociali - università, impresa, ricerca e società per il vantaggio di tutti (quindi anche dei violenti ?!? mah?) - "Tutti hanno lavorato per un risultato che è andato a beneficio dell'intero paese". ".. ora responsabilità per il futuro...dei progetti avviati per l'esposizione… [occorre avere] un senso maggiore del bene comune. Lo sanno gli imprenditori, lo sanno i giovani, lo sa chi cerca lavoro …Milano è riuscita a cogliere questo aspetto innovando, aprendosi ed accogliendo, costruendo reti e saperi."
Come si legge, basta disossare un po' il roboante stile espressivo e tutto viene ad essere banalmente inutile e dannoso. Visioni amplificate senza razionalità espressiva e concettuale, il ragionamento per assoluti e generici allargamenti all'universale. Si perde di vista il senso di ciò che si vuole dire. Un'ideologia superflua che non aggiunge ne toglie nulla alla realtà delle cose. E sarebbe bastato che il nostro Presidente avesse letto almeno i giornali di questi giorni, senza andare ai trascorsi, inchieste e denunce per corruzione, malversazioni plurime, a troppi agenti che sono al lavoro, per così dire, attorno all'EXPO.
Due sole notizie tratte da un giornale simile a quello per il quale Sergio Mattarella ha scritto, in questo caso il Corriere della Sera, anche on line. I costi per bonificare il territorio dell'EXPO sono saliti di dodici volte, dalle previsioni. Da 6 milioni di euro a 72. E cominciano già le solite giravolte su chi avrebbe dovuto e su chi dovrà portare a termine tali lavori e chi dovrà pagare. Altra notiziola, stessa fonte, nella versione frivola, IO donna, rivista acclusa al Corriere. "La prostituzione ai tempi di EXPO. Per le escort dell'est è stato un business", questo il titolo. Nell'articolo si elencano storie di giovani donne che si prostituiscono negli alberghi a quattro stelle, almeno, di Milano, con tariffe molto alte, ma che promettono anche servizi corrispondenti.
Code infinite per accedere al nulla dei padiglioni che ha sfiorato, di media, le tre ore. Manco fosse il Louvre o l'Heritage. Una spesa per il pranzo di 27 Euro, sempre di media, e pare che ben 20/21 milioni di persone vi siano andate. Questo sarebbe oggetto di riflessione da parte di nostri leader: cosa voglia dire tale voglia di partecipazione che dovrebbe trovare ben altri obiettivi. Ma tant'è, questa esigenza, questo bisogno di esservi e di stare assieme alla folla sarà poi frustato dalla fine dell'evento che non lascerà sul terreno nulla di significativo ed un ricordo di fatiche e di piedi gonfi che segnerà i racconti di chi c'è stato. Fare tre ore di coda, di media, porterà a ricordare le ore 7/8 ore per veder un luogo che magari si poteva veder anche in rete. Per poter dire di aver avuto accesso alle porte del padiglione magico di questo o quel Paese. "Quanto è facile, perciò, che gli uomini si lascino indurre in ogni genere di superstizione, altrettanto è difficile che essi persistano in un unico e medesimo genere. Al contrario, poiché il volgo non si sottrae mai al suo stato di miseria, proprio per questo non sta mai a lungo in quiete, e nulla ama più di ciò che è nuovo e non l'ha ancora deluso…" (Spinoza, Trattato teologico-politico, 1670). Senza naturalmente chiedersi il senso di tutto ciò che fa.
Nel pianeta infatti, dopo l'EXPO, si continuerà a morire di fame in alcuni luoghi, ed in altri si butterà via il cibo. Le multinazionali continueranno a macinare profitti a ritmi elevati e i piccoli produttori seguiteranno a fallire strozzati in una filiera della distribuzione che vuole essere un guadagno per troppe mani. Non cambierà nulla, ma intanto il fenomeno, l'esposizione, c'è stata e qualcuno avrà guadagnato molto, qualcuno ancora lo farà in seguito, mentre le nostre menti politiche saranno pronte a tracciare le magnifiche sorti del prossimo evento: un Giubileo che arriva senza capo né coda, da un Papa che molti amano, in una città, Roma, sfasciata da troppi scandali. Ma non importa, nessuno tocchi il Giubileo, come nessuno, in fondo ha rovinato l'EXPO. Una 'altra grande opportunità per…che cosa? Forse per i prossimi articoli delle nostre autorità rilanceranno ideologicamente, questa volta con una spruzzatina di fede popolare, che non gusta mai, anche quest'altra occasione, l'ennesima opportunità per lucrare e produrre profitti illeciti.
L'ideologia dominante è sempre stata l'ideologia della classe dominante. (Marx,Engels, L'ideologia tedesca, 1846)
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