www.resistenze.org - osservatorio - italia - politica e societÓ - 21-01-20 - n. 735

Pansa è morto ma i suoi vizi restano

Tiziano Tussi

21/01/2020

Giampaolo Pansa è morto a 84 anni, a Roma, il 12 gennaio 2020. Si può trovare in rete molto materiale rispetto alla sua figura. Io stesso ne avevo scritto per Resistenze sia il 20-1-2005 sia il 20-10-2006.

Riassumendo le modalità di lavoro delle sue ultime opere, quelle che vedono la Resistenza sul banco degli accusati si può dire: un pastone tra aneddotica non controllabile, ricordi vari riportati come verità, continui rimandi allusivi lasciati lì come tracce per non si sa bene cosa, demonizzazione della sinistra italiana. Su questo si possono leggere utilmente: Gino Candreva, Zapruder, gennaio-aprile 2016; Luca Casarotti, Jacobin Italia, 14 gennaio 2020 (qui vi sono altre indicazioni di testi di rimando) e Tomaso Montanari, 15 gennaio 2020, Micromega. Tutti in rete.

È di quest'ultimo che volevo parlare. Lo scritto di Montanari non si discosta dalle critiche che anche gli altri citati, ed altri ancora, indirizzano o hanno indirizzato a Pansa. Anche sulla rivista dell'ANPI, in anni trascorsi, erano apparsi articoli e documenti di condanna dell'uso disinvolto, diciamo così, che Pansa ha fatto delle problematiche resistenziali. Forse il motivo, lo dice Paolo Flores d'Arcais, sempre Micromega, 21 gennaio 2020, risiede nell'astio per il "sistema mediatico" e per la sinistra (?) per "aver visto frustrate le sue ambizioni di direzione nel gruppo Repubblica/Espresso".

Le brevi note di Montanari, in ogni caso, hanno fatto alzare l'indignazione di Aldo Grasso, il 19 gennaio, nella prima pagina del Corriere della Sera, con un titolo della sua rubrica "La storia secondo Maramaldo Montanari." Ora, usare il termine Maramaldo significa dare un segno necrofilo a chi ha scritto qualcosa di orribile. In questo caso Montanari e la sua analisi negativa dello scrittore Pansa. Una critica diciamo così tecnica, che va a toccare i punti disciplinari dell'allegra vocazione storica di Pansa che lo stesso, seriamente e professionalmente, aveva usata almeno nel suo scritto inziale sulla Resistenza, Guerra partigiana tra Genova e il Po (dalla tesi di laurea, relatore Guido Quazza, pubblicata da Laterza nel 1967).

Modalità poi persa nei libri sui Vinti, e su altri successivi. Le motivazioni le abbiamo adombrate sopra. Così le copie vendute sono schizzate a centinaia di migliaia, e Montanari lo ricorda nel suo intervento. Forse perché così l'Autore ha riaffermato una notorietà ed un ruolo di "bastian contrario", di destra naturalmente, dato che poi è finito a scrivere anche sul quotidiano La verità, che in fondo, in un'epoca post-comunista, post-socialista, post progressista, post ogni cosa, come quella di oggi, fa sempre bene, rende. Certo a scapito del riscontro possibile delle fonti, osiamo dire della verità o del tentativo di arrivarvi il più vicino possibile.

Quindi ne deriva che chi ora si preoccupa di riportare alla decenza storica, in un sito di livello, con una visibilità pubblica, la decenza culturale, subito viene tacciato di essere un Maramaldo. Ricordo: dare del maramaldo ci riporta ad una battaglia del 1530, nella quale un condottiero, appunto tale Fabrizio Maramaldo, al soldo degli spagnoli, trafigge quasi uccidendolo, il già ferito Francesco Ferrucci, che aveva combattuto per i fiorentini: uccisione di un moribondo.

Nel caso di Pansa, ora, già morto. Ma che ci azzecca, direbbe un erudito componente della Crusca, leggendo il pezzullo di Grasso, campione delle ovvietà del Corriere che ci ha abituato alle banalità del potere, alla finesse tutta in punta di forchetta? Non importa: anche in questo caso Grasso ripete la sua invettiva, scrivendo in modo schizofrenico, basta leggere il pezzo, come in un flipper, frasi senza senso sulla pratica acritica di Montanari. Quasi non si potesse scrivere criticamente dell'opera di un morto.

Puarin l'è mort: e quindi essendo stato toccato dalla morte, un'azione passiva, si è mondi per ogni azione sbagliata, orrenda o utilitaristica, insomma negativa che si è compiuto in vita. Ma come dice Nicoletta Bourbaki, il 13 gennaio, intervento che si trova in rete digitando In morte di Giampaolo Pansa: Pansa è morto, ma il pansismo - riferendosi ovviamente ai suoi vizi storico/letterari prima citati, ndr -  resterà con noi a lungo, purtroppo.


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