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- osservatorio - italia - politica e società - 11-11-21 - n. 807
La politica italiana tra stile paranoide e movimenti di singola istanza
Enzo Pellegrin
11/11/2021
Uno dei Leit-Motive di molte attuali iniziative politiche di opposizione è lo sfruttamento di una certa tendenza paranoide. Questo può essere un indicatore di come la politica italiana e occidentale si sia da molto tempo omologata ad una cifra molto in voga da sempre negli USA. Lo storico Richiard Hofstadter, già negli anni sessanta, descriveva efficacemente quello che lui definiva "lo stile paranoide della politica americana"(1), come una cifra stilistica, non clinica: una maniera di vedere il mondo caratterizzata da continue psicosi di persecuzione, alternate a manie di grandezza. La valenza descrittiva della provocazione di Hoftstadter aiuta a non relegarla nell'ambito delle interpretazioni "psicologiste" della politica. La politica non è attività di paranoidi, nè semplice appello ai paranoidi. Il tentativo di egemonia dello stile paranoide è del tutto razionale: il rappresentante dello stile paranoide sfrutta solamente una soluzione di pancia, semplice e rapida da gettare in pasto al pubblico. A differenza del paranoico clinico - che proietta la persecuzione sul piano individuale - il competitore politico la riversa contro una "nazione", un "popolo", un'etnia.
Chi sfrutta lo stile paranoide? Soprattutto personaggi in cerca di notorietà personale raggiungibile in poco tempo, formazioni politiche - nuove e desuete - in cerca di rinnovo del consenso, nuovi competitori in campo politico e mediatico, persino soggetti commerciali, soprattutto nel campo della cultura e dell'informazione. Insomma, sono in campo quelle dinamiche di egemonia e controegemonia culturale che stanno dietro ad ogni "fenomeno razionale politico", che molti chiamano "populista". Lungi dal condividere od accettare queste etichette, mi limito ad osservare come non vi sia dubbio alcuno che il lisciare il pelo ad una tendenza paranoica irrazionale sia un discorso di potere del tutto razionale. Non è solo il fronte del dissenso a beneficiare di questo particolare modo del discorso politico. Gli strati più profondi del potere, quelli direttamente collegati ai rapporti materiali di produzione, trovano enorme beneficio nell'allontanare il dissenso su piani e binari inoffensivi e - tutto sommato - consoni alla concezione anarcoide ed egotista di libertà individuale che li favorisce nel dominare.
Facendo un esempio semplicistico, se abbiamo oggi sugli scranni del potere partitico figure prive di particolari abilità oltre l'esempio della propria mediocrità, strumento di immedesimazione efficacissimo, lo dobbiamo all'agitazione paranoide della tematica della corruzione, la quale a suo tempo è servita a più soggetti per installarsi sugli scranni del potere intermedio. Questa tematica - come dimostrato dai fatti - non ha però scalfito di una virgola, non solo i rapporti di produzione, ma inemmeno ha sostituito i tradizionali dominatori di questi rapporti, nel panorama del capitale italiano. I nuovi soggetti, ottenuto il potere con la denuncia dei precedenti occupanti, si sono prontamente ed efficacemente accomodati alla corte dello stesso ed immutato capitale. Nè l'agitazione del fenomeno della corruttela ha contribuito a comprendere il suo reale attaccamento fisiologico alle dinamiche del mondo capitalista. Parafrasando la celebre frase di Peppino Impastato, la corruzione e la mafia sono montagne di sterco, ma il capitalismo è la loro catena montuosa: il problema è che ancora pochi se ne accorgono.
Uno dei temi spesso agitati è il "conflitto di interessi", da cui i nuovi competitori si dichiarano immuni, addossandolo al "vecchio regime" che vogliono combattere. In realtà, a ben vedere, il loro conflitto di interessi risiede nella natura stessa di competitori. Colui che denuncia la corruzione, poche volte può dirsi "al di sopra delle parti", quantomeno perché nutre l'interesse a prendere il posto di coloro che denuncia. Se poi si accomoda allo stesso banchetto dove il precedente denunciato ospite mangiava, il conflitto di interessi ha solamente mutato soggetto. Una parte politica ha semplicemente sostituito un'altra, senza modificare lo stesso sistema che permane con gli stessi difetti.
Al di là di ciò, l'osservazione importante è un'altra: relegando nel campo "etico" o "complottardo" la contraddizione (il conflitto di interessi c'è perché al potere ci sono soggetti corrotti), i nuovi competitori la allontanano da quello economico e fisiologico. Contrariamente a ciò che sostengono, il conflitto di interesse non è dovuto alla "malvagità patologica " più o meno intensa dei precedenti soggetti politici, ma è invece caratteristica naturale e "fisiologica" in una società dominata dai rapporti di produzione capitalistici, imperniati sul profitto e la valorizzazione del capitale.
Questi fenomeni, come dimostra il tentativo descrittivo di Hoftstadter, non sono solo cifra attuale, ma ineriscono alla dimensione razionale della politica come lotta di classi e soggetti concorrenti per il potere. Si pensi allo sfruttamento delle superstizioni antisemite del contadino ucraino per stimolare la sua avversità al bolscevismo, ma anche al fenomeno del poujadismo, od anche alla nascita in Italia della stessa Lega Lombarda. Del resto, la dimensione descrittiva dello "stile paranoide" può identificare una tecnica di cattura del consenso, ma non esaurisce l'analisi della struttura politico-sociale, riconducibile sempre all'analisi dei rapporti materiali di produzione.
Tuttavia, riconoscere uno "stile" può essere un 'efficace "indicatore" di quali siano i soggetti in gioco, e di quanto lo stile paranoide sia funzionale alla dinamica dei reali soggetti detentori del potere, quelli che occupano le postazioni dell'economia e della finanza, non i personaggi che occupano semplicemente - a turno - il potere istituzionale.
Accanto ad un abuso dello stile paranoide, un'altra caratteristica empiricamente osservabile - anche questa peculiare della politica statunitense - è la diffusione, soprattutto nel campo dell'opposizione sociale, dei movimenti basati sulla singola istanza, per quanto giusta. Sono caratterizzati in tale modo - ad esempio - il movimento ambientalista focalizzato sul climate change e sulla transizione ecologica, ovvero il movimento LGBT+.
Tali movimenti raggruppano spesso un ampio fronte di contrasto o sospetto nei confronti del capitalismo, ma, nel rapporto con la politica, si focalizzano su una risposta immediata e limitata alla singola questione, difficilmente ponendosi il problema, o manifestando sfiducia, verso una analisi politica onnicomprensiva e verso la costruzione di un soggetto politico che abbia come fine quello di sostituire i rapporti capitalistici.
Anche in tale frangente, i rapporti economici precostituiti si giovano della stasi nella costruzione di un soggetto politico organizzato ed onnicomprensivo dei lavoratori- E' questo il pericolo considerato maggiore per i rapporti capitalistici, come insegna la storia della prima Rivoluzione proletaria, di cui si celebra oggi l'anniversario.
Il danno più grande di tale dinamica (e il vantaggio più grande per il potere reale) è dato dalla polarizzazione delle posizioni: se non ti adegui all'irrazionalità, vieni automaticamente iscritto nel campo avverso. Ciò ha il compito, - benefico per entrambi i campi in gioco - di allontanare quella lucidità della ragione, che è ingrediente indispensabile di un adeguata azione volontaria. Nel giorno in cui iniziò la prima Rivoluzione della storia che riuscì a portare al potere gli ultimi, sulla base di una razionale analisi delle vere contraddizioni materiali e del più efficace sistema per superarle, vale la pena spenderci una riflessione.
Ai giorni nostri, la lotta vittoriosa dei lavoratori del Pireo, mostra, allo stesso modo della Rivoluzione d'Ottobre, uno scenario diverso dall'agitazione paranoide e per singole istanze. Indica - con l'ostinazione tipica dei fatti - come l'organizzazione conflittuale dei lavoratori contro i rapporti economici fondamentali (che si esplicano nel mondo del lavoro) costituisca ancora lo spunto più proficuo e florido di risultati, anche per la costruzione di un soggetto politico veramente anticapitalista militante.
Note:
1) R. Hoftstadter, Lo stile paranoide della politica americana, 1952, Adelphi 2021, Microgrammi 10, p. 13.
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