Il comune di Paluzza, in provincia di Udine, inaugura oggi una targa dedicata a due concittadini: il caporale Basilio Matiz e il caporal maggiore Silvio Gaetano Ortis, fucilati a 22 e 25 anni il 1° luglio 1916 insieme ad altri due compagni (Angelo Massaro di Maniago e Giovan Battista Coradazzi di Forni di Sopra), con l'accusa di rivolta in presenza del nemico (art. 114 del codice penale militare) e ammutinamento.
Si tratta di uno degli atti di «riabilitazione storica» compiuti sulla base della legge regionale 7 del 28 maggio 2021 per «restituire l'onore» ai soldati (nati o caduti nel territorio della regione) che nella prima guerra mondiale vennero fucilati in esecuzioni sommarie, dopo processi farsa o nel corso di decimazioni. In tutto, nel '15-'18 furono oltre 750 a pagare con la vita la loro ribellione, per ragioni diverse.
Nel cimitero di Cercivento, dove furono giustiziati i quattro alpini (i fusilâts di Çurçuvint), a ricordarli è un cippo in pietra con una targa in ottone. Silvio Ortis simbolicamente si è visto dedicare una strada anche nel comune di Isnello, in provincia di Palermo («un alpino della Carnia, un soldato contadino»). Paluzza e Timau qualche anno fa hanno intitolato due strade ai loro concittadini fucilati. A Roverè Veronese nel 2017 è stato reinserito nel monumento ai caduti il nome di Alessandro Anderloni, ucciso mentre fuggiva dalla prima linea per visitare la moglie ammalata e la figlia.
Invece l'artigliere Alessandro Ruffini fu fatto fucilare a Noventa Padovana con 5 colpi alla schiena nel 1917 dal generale Andrea Graziani perché nel salutarlo non si era tolto un mozzicone di sigaro dalla bocca.
In Francia e Gran Bretagna, i soldati fucilati sono stati da tempo riabilitati. Quanto all'Italia, dopo il Friuli, una legge analoga intitolata «Disposizioni per la ricerca storica sulle fucilazioni e la commemorazione del fucilati durante la prima guerra mondiale in Veneto» è stata approvata lo scorso 25 settembre dal consiglio regionale veneto con 35 voti favorevoli e 4 contrari (di Fratelli d'Italia).
«A livello friulano, una commissione di storici è al lavoro per dare un nome e raccontare le storie dei fucilati con processi farsa e dei decimati senza processo.
A fine anno ci saranno i primi risultati riguardanti i friulani e gli italiani uccisi nella regione» spiega Franco Corleone, già sottosegretario alla Giustizia e senatore. Da molti anni attivo nella campagna per la riabilitazione e autore fra l'altro del volume Il tempo dell'onore. Il Friuli Venezia Giulia rivendica il diritto alla memoria, si augura che «i risultati della commissione possano rilanciare l'ipotesi di una legge nazionale», finora invano chiesta e tentata da più parti, per la riabilitazione storica dei soldati vittime delle circolari del generale Luigi Cadorna, i cui ordini erano in pratica una condanna a morte e provocarono, per dirla con lo scrittore Ferdinando Camon, «un immenso spreco di vite umane in cambio di un briciolo di territorio, o anche niente», fino alla disfatta di Caporetto. Un massacro la cui visione ispirò a Henry Dunant la creazione della Croce rossa.
In tempi di riarmo e militarismo, conviene obiettare con un 4 novembre diverso, dedicato anche a chi disse no.
E magari provando anche a togliere ai carnefici di guerra gli onori della toponomastica. Tante vie e piazze sono tuttora intitolate, fra gli altri criminali di guerra, al generale Cadorna, inventore anche della pratica della decimazione contro quello che chiamava "sciopero militare" e che era solito dire «le uniche munizioni che non mi mancano sono gli uomini», ordinando il tiro incrociato contro chiunque esitasse in trincea.
Troppo timidi finora i tentativi di ribellione a una nutritissima toponomastica di guerra.
Nel 2011 il consiglio comunale di Udine ha trasformato piazza Luigi Cadorna in piazzale Unità d'Italia. «Tante le proposte altrove, ma non sono arrivate a destinazione. A Firenze hanno preferito viale dei Cadorna, nonno risorgimentale, padre massacratore, figlio dirigente del filone militare della Resistenza», spiega Michele Boato, ambientalista e pacifista di Mestre che nel 2021, dopo un'azione diretta volta a sgombrare una via centrale della sua città dal nome del generale, fu querelato dal nipote di quest'ultimo (querela respinta anche nel merito).
Quanto al tempo dell'unità d'Italia, Napoli ha rimosso nel 2016 il busto del generale Enrico Cialdini, accusato fra l'altro dell'eccidio di Pontelandolfo. Nel comune di Affile in provincia di Roma c'è un sacrario dedicato al generale Graziani Rodolfo Graziani (quello dei massacri nella Libia colonizzata): all'inaugurazione nel 2012 era presente l'allora assessore regionale Francesco Lollobrigida. Molto resta da fare.
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