www.resistenze.org
- osservatorio - italia - politica e società - 12-11-25 - n. 946
Record di partenze dall'Italia: +4,5% in un anno, 1 su 9 all'estero
Mario Pierro | ilmanifeto.it
12/11/2025
Il caso Fondazione Migrantes, l'emergenza è l'emigrazione degli italiani, non l'immigrazione: «Le limitazioni alla cittadinanza sono il prodotto di uno strabismo legislativo»
Il Rapporto Italiani nel mondo 2025 della Fondazione Migrantes opera una decisa demitizzazione della retorica nazionale sull'espatrio, dichiarando apertamente che la mobilità non è più solo una tragedia o un trauma, ma una scelta consapevole e razionale dettata dalla necessità. Si fugge per ottenere un salario dignitoso, un sistema di welfare che non uccida in pronto soccorso e una vita dignitosa. La Fondazione Migrantes, inoltre, capovolge l'ideologia razzista della «sostituzione etnica», pane quotidiano delle destre al potere e delle sinistre securitarie, sostenendo che il vero problema italiano è l'emigrazione dei suoi cittadini, non l'immigrazione. La Fondazione Migrantes invita a superare le narrazioni emergenziali e, soprattutto, la distinzione rigida tra «emigrazione» e «immigrazione» sottolineando come entrambe esprimano la mobilità di persone legate in modi diversi all'Italia.
Un dato significativo e spesso trascurato è l'emigrazione degli stranieri che hanno acquisito la cittadinanza italiana: oltre 1 milione e 576mila tra il 2014 e il 2023. Un espatriato su cinque è un nuovo italiano, partono soprattutto emigrati italiani di origine brasiliana e bangladese. Nel biennio 2022-2023 si sono registrate quasi 501 mila acquisizioni di cittadinanza, ma la successiva partenza di molti di questi nuovi cittadini.
L'oltre confine è considerata la ventunesima regione italiana, e la riflessione più urgente riguarda la rapidità con cui i suoi residenti stanno crescendo rispetto alla popolazione immigrata che ristagna. Se nel 2019 emigrati italiani e immigrati stranieri si equivalevano a circa 5,3 milioni, oggi il numero dei connazionali all'estero ha operato il contro-sorpasso, superando di 1 milione quello degli stranieri in Italia. Attualmente, gli italiani all'estero sono 6 milioni e 400 mila, un dato che si confronta con i 5,4 milioni di stranieri in Italia. La crescita degli emigrati italiani in vent'anni è stata del 106%, ma l'indicatore più allarmante è quello del flusso netto in uscita: 155 mila persone hanno lasciato l'Italia quest'anno, un aumento del 36% rispetto all'anno scorso, a fronte di 169 mila immigrati arrivati.
L'Europa si conferma il principale polo di attrazione: tra il 2006 e il 2024, circa il 76% degli espatri (1,25 milioni) ha avuto come destinazione il continente, e il 60% dei rimpatri (488 mila) proviene da lì. Il baricentro delle partenze rimane saldamente europeo, con Regno Unito (289.000), Germania (248.000), Svizzera (166.000), Francia (162.000) e Spagna (106.000) ai primi posti. Fuori dall'Europa, spiccano Stati Uniti (83mila) e Brasile (80.000). La nuova emigrazione non è distribuita in modo uniforme: il Sud Italia rimane l'area di partenza principale, con la Sicilia che si conferma la regione con la comunità di residenti all'estero più numerosa (844 mila), seguita da Lombardia (690 mila) e Veneto (614 mila). Anche alcune aree del Centro-Nord, come Abruzzo, Marche ed Emilia-Romagna, mostrano flussi significativi, soprattutto dai piccoli comuni e dalle zone interne, a riprova che il malessere è capillare. L'analisi della distribuzione regionale degli iscritti all'Aire evidenzia che, di fronte allo spopolamento a livello nazionale, la mobilità verso l'estero è in crescita in ogni contesto territoriale. Nove regioni presentano variazioni marcatamente più alte, tra cui Veneto (+9,0%), Lombardia (+7,5%) e Toscana (+6,6%).
Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes, è chiaro sulle priorità: «Bisogna investire sui giovani, investire nell'università e nell'internazionalizzazione dell'università, investire in ricerca, investire nei salari che sono certamente più bassi rispetto ai salari europei». Tutto questo è un impegno che l'Italia «non vede attualmente dei segnali». È inoltre necessario investire in cittadinanza. Viene definito uno «strabismo legislativo» «l'aver fermato lo ius sanguinis e, al contempo, non aver sviluppato lo ius soli e lo ius scholae, penalizzando la presenza di 900 mila bambini nelle scuole italiane».
|
|
Sostieni Resistenze.org.
Fai una donazione al Centro di Cultura e Documentazione Popolare.
Support Resistenze.org.
Make a donation to Centro di Cultura e Documentazione Popolare.
|