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8 marzo, giornata di lotta internazionale

Scintilla n.158 | piattaformacomunista.com

marzo 2026

La Giornata Internazionale della donna fu istituita nel 1921 a Mosca durante la Seconda Conferenza Internazionale delle donne comuniste, come giornata internazionale dell'Operaia.
Giornata di lotta e non "festa della donna" come viene pubblicizzata dai media e dalle istituzioni borghesi che ne hanno svuotato il contenuto per farne un'occasione meramente consumistica.
Fu scelta la data dell'8 Marzo in ricordo del ruolo che ebbero le donne lavoratrici nello sciopero del 1917, che fu il preludio che portò alla vittoriosa Rivoluzione d'Ottobre.

La giornata dell'Operaia quindi non era una vuota celebrazione, ma un grido di guerra che serviva a ricordare e far avanzare le conquiste economiche, sociali e politiche raggiunte dalle donne con la rivoluzione socialista. Conquiste ottenute lottando contro chi le opprimeva e le sfruttava portando avanti la lotta di classe perché senza lotta di classe la donna proletaria non può emanciparsi e raggiungere un'effettiva uguaglianza.

Oggi, in una situazione politica che vede al potere una donna borghese e un partito reazionario di derivazione fascista, è fondamentale tornare al significato originario dell'8 Marzo, perché la condizione delle donne proletarie e lavoratrici è peggiorata ulteriormente.

A dirlo è il rendiconto di genere presentato il 24 febbraio dall'INPS.
Solo il 53,3% delle donne italiane è occupato a fronte dell'oltre 71% degli uomini, facendo così registrare un divario occupazionale del 17,8%.
Nelle assunzioni a tempo indeterminato solo il 36,7% sono donne, a fronte del 63,3% di uomini. Non solo, le lavoratrici con un contratto a tempo parziale sono il 67,2% del totale e anche il part-time involontario è prevalentemente femminile, rappresentando il 13,7% degli occupati, rispetto al 4,6% degli uomini e le donne guadagnano in media il 25% in meno rispetto ai colleghi uomini. Il rendiconto afferma anche che le donne continuano a farsi carico della maggior parte del lavoro di cura, basta guardare i dati inerenti alla richiesta del congedo parentale: le giornate utilizzate dalle donne sono state 15,4 milioni, contro appena 2,8 milioni degli uomini. Pesano gli stereotipi culturali, ma soprattutto la mancanza di asilo nido e di tempo pieno nelle scuole pubbliche.

È sempre più chiaro che questo governo guidato da una donna fa solo una becera propaganda sulla pelle delle donne proletarie e degli strati popolari, mentre taglia i servizi pubblici per riarmare, ostacola l'educazione sessuale, rimuove il concetto di "consenso libero e attuale" per modificare in peggio la legislazione sulla violenza sessuale, attacca continuamente i diritti riproduttivi delle donne, fra cui il diritto di aborto.

Dobbiamo chiedere a gran voce la fine delle politiche neoliberiste, autoritarie e di guerre che tagliano i fondi alla sanità, alle scuole pubbliche e al welfare a favore delle industrie belliche.

Dobbiamo scendere in piazza come a Leningrado (allora e oggi purtroppo San Pietroburgo) nel 1917 per pretendere la fine della complicità con una guerra che uccide e affama le proletarie e i proletari, i popoli del Medio Oriente, mentre la nostra stampa si preoccupa dei capitalisti italiani bloccati a Dubai.

Dobbiamo chiedere la fine dell'embargo a Cuba e del genocidio palestinese.

Solo riprendendo la lotta contro la borghesia, contro la fascistizzazione dilagante e i pericoli di guerra, contro le leggi che mirano a reprimere le lotte operaie e popolari e a far tornare indietro di decenni le donne, l'8 Marzo potrà riacquistare il suo originale significato di lotta.

Per questo dobbiamo lottare donne e uomini fianco a fianco contro il nemico comune: il barbaro sistema capitalistico che ci opprime e ci sfrutta. Quello che unisce le proletarie e i proletari è molto più forte di quello che li divide.


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