Dopo che il governo Meloni non ha fatto nulla in oltre tre anni per intervenire sui processi di deindustrializzazione e di delocalizzazione che causano decine di migliaia di licenziamenti e milioni di ore di cassa integrazione, mentre chi rimane in fabbrica è sottoposto a condizioni di lavoro intollerabili.
Dopo che questo governo ha stabilito il record di mesi di calo continuo della produzione industriale, che è in crisi come l'agricoltura.
Dopo aver regalato ai padroni miliardi di euro in sovvenzioni, sgravi fiscali, incentivi e fatto del suo meglio per "non disturbarli" mentre sfruttano a sangue i proletari.
Dopo aver attuato una politica di riduzione dei salari erosi dall'inflazione, di aumento di tasse e balzelli che gravano sui lavoratori, di allungamento dell'età pensionabile.
Dopo aver incentivato i subappalti a cascata mettendo ancora più a rischio la sicurezza nei cantieri e negli altri posti di lavoro.
Dopo aver ignorato gli oltre 100 morti sul lavoro ogni mese, negato il reato di omicidio sul lavoro, tagliato i fondi per la salute e la sicurezza sul lavoro, smantellato i servizi a loro tutela.
Dopo aver varato una manovra economica per i padroni e le banche, diminuito le risorse per la sanità e l'istruzione pubblica aumentando le spese per il riarmo e la guerra.
Dopo aver fatto dilagare l'occupazione precaria e sottopagata con i contratti a termine, a chiamata, stagionali.
Dopo aver fatto dilagare la povertà fra i lavoratori e i disoccupati mentre una minoranza di sfruttatori e di parassiti si arricchisce sempre più.
Dopo aver attaccato sistematicamente la libertà di sciopero e cercato di distruggere tutte le conquiste dei lavoratori.
Dopo aver varato "pacchetti sicurezza" che attaccano il diritto di manifestazione, criminalizzano la lotta operaia e la protesta sociale con pene mostruose, mentre sono in cantiere nuove leggi conto i migranti e per impedire la critica al genocidio sionista….
Questo stesso governo, votato da appena il 28% degli elettori, ha imposto una legge costituzionale della giustizia diretta a modificare gli equilibri fra potere esecutivo (governo) e potere giudiziario. Come? Rafforzando quello esecutivo, indebolendo l'autonomia di quello giudiziario e aumentando il controllo politico sui magistrati. Ciò si accompagna alla falsificazione del processo legislativo che marcia a colpi di fiducia parlamentare.
La "legge Nordio" è un tassello del processo di trasformazione reazionaria dello Stato, funzionale agli obiettivi di dominio del grande capitale, che avrà pesanti conseguenze sulle condizioni di vita e di lavoro delle masse lavoratrici.
Le forze di governo vorrebbero un'adesione operaia e popolare a questa controriforma utilizzando la demagogia e potenti mezzi propagandistici per invitare i proletari e la povera gente ad approvarla con un referendum convocato in fretta e furia.
Ma si sbagliano di grosso! Gli operai e gli altri lavoratori sfruttati dopo aver fatto per tre anni l'esperienza di un governo di falsi "sovranisti", razzisti e fascisti, incapaci, arroganti e bugiardi, non hanno dubbi sul carattere padronale di questo esecutivo e non hanno nessuna intenzione di legittimare la svolta autoritaria e liberticida della cricca al potere.
Sanno che un maggiore controllo politico sui magistrati significa una giustizia più subordinata agli industriali, agli agrari, ai banchieri, agli speculatori, ai ricchi, ai loro profitti e privilegi. Di conseguenza essa sarà più intransigente contro i lavoratori e i loro diritti.
È quindi nell'interesse della classe lavoratrice bocciare questa controriforma voluta dai proprietari del capitale e dai loro servi reazionari e fascisti per rafforzare la dittatura di una minoranza di profittatori che vuole a tutti i costi proteggere e salvare un sistema marcio.
Disinteressarsi del referendum, rimanere indifferenti in questo caso sarebbe fare un favore ai capitalisti e al loro governo reazionario.
Costoro mirano a far passare la "legge Nordio" e altre misure reazionarie senza che i lavoratori si occupino dei loro interessi e del loro futuro.
I lavoratori salariati che si oppongono alla politica di austerità, di guerra e di repressione seguita dal governo aspettano il momento in cui potranno dire NO esprimendo così il loro malcontento, l'opposizione e la protesta contro il governo nero di Meloni.
Votare NO significa opporsi alla politica interna ed estera (allineata ai diktat di Trump) del governo, alla sua trasformazione in un regime dispotico al servizio esclusivo dei grandi monopoli finanziari; significa rifiutarsi di dare più potere alle forze reazionarie che in caso di vittoria accentueranno la politica antipopolare e pretenderanno di avere carta bianca per eliminare i diritti dei lavoratori.
Votare NO significa che non vogliamo salari da fame e contratti-truffa, precarietà, omicidi sul lavoro.
Votare NO significa opporsi alle leggi "sicurezza", difendere la libertà di lottare contro gli sfruttatori e i parassiti che vogliono eliminare i nostri diritti, come il diritto di sciopero e manifestazione.
Votare NO significa prepararsi a riprendere a lottare, mettersi sulla via degli scioperi e delle manifestazioni anticapitaliste e antifasciste, che si inscrivono nella lotta più generale per il potere degli operai.
Non vogliamo lavorare come schiavi per i padroni! Non vogliamo tagli alla sanità e all'istruzione pubblica, alle pensioni, ai servizi sociali per finanziare la preparazione alla guerra per una nuova spartizione del mondo.
Non vogliamo dare più potere a un governo dei padroni e dei ricchi! Una valanga di NO ostacolerà la deriva autoritaria, sbarrerà il passo alle destre e porrà il movimento operaio e popolare in una situazione più favorevole.
Nuovi settori di lavoratori si sentiranno incoraggiati ad affrontare il governo Meloni per difendere i loro interessi e si creeranno condizioni migliori per cacciarlo con la lotta nelle fabbriche e nelle piazze.
Perciò votiamo e facciamo votare NO il 22 e 23 marzo, mentre continuiamo a mobilitarci, a unirci e organizzarci per gli interessi e le libertà della classe operaia, per spezzare il giogo dello sfruttamento capitalistico, per la società dei lavoratori!
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