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- osservatorio - italia - politica e società - 11-05-26 - n. 963
La nuova legge elettorale della destra
Vincenzo De Robertis
2026
Una premessa
L'Italia è regolata da un sistema politico a "democrazia rappresentativa", cioè i cittadini eleggono i propri rappresentanti in Parlamento per stabilire le leggi che disciplinano il vivere comune. Solo in alcuni casi e ad alcune condizioni sono previste forme di "democrazia diretta", come sono i Referendum, dove i cittadini diventano direttamente legislatori.
Quindi il sistema di leggi e norme che regolano l'elezione dei rappresentanti diventa essenziale per capire se ed in che modo o in che forma si esprime e si esercita la sovranità popolare.
Tuttavia, in premessa occorre precisare che parole come "cittadino" , "sovranità popolare", "democrazia" sono solo astrazioni teoriche perché è incontestabile che la realtà del cittadino John Elkan, Presidente del CDA di Stellantis, non è la stessa realtà dell'operaio che lavora all'interno di quell'Azienda.
Viviamo, infatti, in una società divisa in classi sociali, alcune delle quali esercitano il proprio dominio e potere su altre classi sociali a loro subalterne. Di conseguenza, le leggi elettorali non sono norme "neutre", tese al miglior funzionamento della "democrazia" o all'esercizio della "sovranità popolare", quanto, piuttosto, norme che scontano, in ultima analisi, i rapporti di forza fra classi sociali in conflitto.
La proposta elettorale della destra
Si è aperto di recente il dibattito sulla legge elettorale vigente, che la destra vorrebbe quanto prima modificare sulla base di una sua proposta depositata in Parlamento e già sottoposta alla discussione nelle apposite Commissioni. La nuova Legge elettorale depositata in Parlamento, se approvata così come presentata, segnerebbe il passaggio dall'attuale sistema misto, proporzionale con collegi uninominali, ad un sistema proporzionale sempre misto, ma con "premio di governabilità".
La ragione di questo cambiamento viene giustificata dai presentatori della legge con la motivazione che il premio di governabilità renderebbe più stabile l'azione del Governo, rispetto ai Collegi uninominali della legge attuale, i quali potrebbero determinare dopo le elezioni una situazione politica di parziale instabilità, come peraltro già avvenuto, per effetto dell'influenza politica di differenti forze politiche, di governo o di opposizione, in diverse parti (Nord-Sud) del Paese.
La legge elettorale vigente, il "Rosatellum", infatti, attualmente prevede per la Camera l'elezione di 147 Deputati su 400, con altrettanti Collegi uninominali, mentre gli altri 253 Deputati sono eletti tramite un sistema proporzionale con soglie di sbarramento al 3%. Al Senato la legge elettorale vigente ha eletto 74 Senatori su 200 con altrettanti Collegi uninominali, mentre i restanti 126 sono stati eletti con un sistema proporzionale con soglia di sbarramento al 3%.
Con la legge elettorale della destra il premio di governabilità per la Camera sarebbe di 70 Deputati su 400, i restanti (poco meno di 330) sarebbero eletti sempre con sistema proporzionale con soglia al 3%. Mentre al Senato il "premio" sarebbe costituito da 35 Senatori ed i restanti 165 sarebbero eletti con sistema proporzionale sempre al 3%.
Il premio di governabilità verrebbe assegnato alla coalizione più suffragata, che ottiene o supera in campo nazionale almeno il 40% dei consensi. Tuttavia, la lista o la coalizione premiata non potrà , comunque, avere in totale, sommando i Deputati eletti con la quota proporzionale e quelli ottenuti con il premio, più del 57,5 % dei seggi, cioè 230 su di un totale di 400 alla Camera e più di 114 seggi su 200 al Senato.
Nel caso di mancato raggiungimento della quota del 40% la prima e la seconda coalizione partecipano ad un ballottaggio per l'assegnazione del premio. Il ballottaggio non ci sarà se entrambe le due prime coalizioni non avranno raggiunto almeno il 35% dei consensi nazionali nella prima votazione, e la quota-premio, in questo caso, viene ripartita in base ai risultati proporzionali.
Per quanto riguarda la parte proporzionale, la proposta della destra presenta la stessa soglia di sbarramento al 3%, presente nella legge attualmente vigente. Tuttavia essa differisce dal "Rosatellum" e non sarebbe uguale per tutti.
Infatti in prima battuta sarebbero del tutto escluse dalla ripartizione dei seggi le liste con meno dell'1%. Mentre in seconda battuta nelle coalizioni che avessero superato in campo nazionale il 10% dei consensi, con almeno una lista all'interno che avesse superato il 3%, c'è la possibilità di ripartire seggi anche alla lista con maggior consensi (a destra, per esempio, potrebbe beneficiarne NOI MODERATI, che nei sondaggi è accreditata di una percentuale superiore all'1 %).
Per l'elezione della Camera dei Deputati tutto il territorio nazionale è diviso in 28 Circoscrizioni all'interno delle quali saranno presenti dei Collegi plurinominali. Ogni lista, facente parte o meno di coalizioni, dovrà presentare un elenco di candidati per i collegi plurinominali per partecipare alla ripartizione di seggi con il sistema proporzionale. Ogni coalizione di liste o lista singola fuori da coalizione dovrà presentare anche una lista di nominativi per la Circoscrizione che servirà nel caso in cui la coalizione o lista singola abbia diritto al premio.
L'elettore si troverà una scheda che vedrà stampati nella parte superiore i nomi dei candidati di ogni lista plurinominale e sotto la lista circoscrizionale, comune a tutte le liste unite in coalizione, che servirà in caso di ottenimento del premio di governabilità.
Non c'è voto di preferenza e l'elezione avviene sulla base dell'ordine di posizione in lista scelto dai Capi-partito. Il voto è valido se la croce è posta sulla lista del collegio plurinominale. In questo caso si estende anche alla lista circoscrizionale. Se la croce è posta, invece, solo sulla lista circoscrizionale, si estende alle liste plurinominali proporzionalmente ai voti ottenuti.
Stesso meccanismo della Camera anche per il Senato, dove i numeri, però, sono dimezzati : 35 Senatori costituiscono il premio per la coalizione che supera il 40% dei consensi, mentre 160 Senatori circa saranno eletti con un sistema proporzionale con soglia al 3% nelle varie Regioni più gli eletti con sistema uninominale in Trentino e Val d'Aosta. Stessi criteri per il ballottaggio.
Le circoscrizioni senatoriali, che si identificano con le Regioni, avranno una lista circoscrizionale che scatterà per la coalizione vincitrice del premio di governabilità. All'interno di ogni Circoscrizione ci saranno liste plurinominali che compongono o meno la coalizione. La scheda per il Senato sarà composta analogamente a quella della Camera ed il voto sarà espresso allo stesso modo.
Ogni coalizione concorrente nelle elezioni della Camera e del Senato dovrà indicare preventivamente il candidato Premier, che, però, non comparirà sulla scheda, per non pregiudicare esplicitamente le prerogative del Presidente della Repubblica. Una forma soft per anticipare il premierato, senza dover necessariamente cambiare ora la Costituzione.
Una proposta reazionaria
E' evidente che la destra punti con questa legge a sfruttare la propria compattezza rispetto ai contrasti interni che attraversano il cd. "campo largo", composto dai partiti del centro-sinistra. Ma è ugualmente indiscutibile l'incostituzionalità di alcuni aspetti di questa proposta di legge della destra, come quello delle liste bloccate già censurato dalla Consulta nella sentenza sul Porcellum.
Infatti, impedendo all'elettore di esercitare la scelta del proprio rappresentante, si dà esclusivo valore al momento della candidatura, proposta dal Capo-Partito, mentre viene azzerato il valore del voto dell'elettore. In questo modo sparisce l'autonomia del Parlamentare, che dovrà dar conto delle proprie scelte in Parlamento solo a chi lo ha candidato e non a chi lo ha votato. "SE NON SEGUI LE DIRETTIVE DEL PARTITO CHE TI HA CANDIDATO, DEVI DIMETTERTI".
Peraltro, presenta profili di incostituzionalità anche l'alto numero di Parlamentari assegnati con il premio di governabilità alla coalizione più suffragata, la quale, grazie ora alla riduzione del numero di Parlamentari ed alla possibilità di "conquistare" Parlamentari "volenterosi", attinti fuori dal proprio recinto, agevolmente potrebbe avere così i numeri sufficienti a cambiare gli assetti istituzionali.
Ma il disegno più negativo e reazionario, che contiene questa proposta, presentata dalla destra, di modifica della legge elettorale, sta nella filosofia di fondo che sottende le norme.
Si esalta la "governabilità", intesa come possibilità di esercitare il potere decisionale dell'Esecutivo, sterilizzando in partenza ogni possibilità di contestazione che possa sorgere all'interno della coalizione vincente, svuotando della sua autonomia decisionale il Parlamento, già da tempo menomato nella funzione legislativa da un iper-attivismo legislativo del Governo, e trasformando i Parlamentari in yes-man.
Un'idea di governabilità che non ammette dissenso interno e tanto meno si costruisce sulla ricerca del consenso esterno.
La governabilità è un valore estraneo alla nostra Costituzione, che, invece, favorisce la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica (vedi l'art.49), e fu scritta a più mani, diverse per cultura ed orientamento politico, dopo un periodo, il ventennio fascista, in cui la "governabilità" aveva conosciuto il suo tragico apice.
Eppoi lo stesso "premio di governabilità" non è una trovata originale di questa destra: già lo aveva previsto per le elezioni del 1924 la Legge Acerbo, che, cambiando il sistema elettorale proporzionale previgente, introduceva appunto un premio, pari a 2/3 dei Parlamentari, alla lista o coalizione che avesse ottenuto almeno il 25% dei consensi. Presentata come una legge che avrebbe garantito la stabilità di governo, servì egregiamente all'affermazione del fascismo.
Anche la DC, dopo la Liberazione dal fascismo, invaghita dal risultato elettorale del 1948, che le riconosceva temporaneamente il ruolo di partito di maggioranza relativa, tentò il colpo di mano, senza riuscirvi, di cambiare la legge elettorale proporzionale vigente con un'altra legge, passata alla storia come "legge truffa", perchè assegnava alla lista di maggioranza relativa il 51% dei seggi.
Un premio di governabilità fu previsto anche più recentemente dalla Legge Calderoli, il parlamentare della Lega Nord che definì il suo parto legislativo "una porcata", per cui la sua stessa legge è passata alla storia come Porcellum, che la Corte Costituzionale ha censurato in più punti rendendo necessaria una nuova normativa.
Sistemi elettorali maggioritari e sistemi proporzionali
In verità, i sistemi elettorali proporzionali, poiché tutelano i diritti delle classi sociali che non hanno potere, sono mal visti dalle classi sociali che invece quel potere lo esercitano appieno. Così è successo in Italia anche nel secondo dopoguerra, quando svoltosi il Referendum Monarchia-Repubblica, i sostenitori di Casa Savoia, responsabile insieme a Mussolini delle sciagure del Paese, quasi eguagliarono il numero dei cittadini che si espressero per la Repubblica.
Il quelle circostanze prioritario apparve ai Partiti Costituenti la necessità di troncare del tutto i legami con un recente passato che aveva negato ogni forma di partecipazione, anche per assicurare alla neonata Repubblica il più ampio consenso popolare attraverso una legge elettorale (che, però, non vollero che entrasse in Costituzione) di impostazione rigorosamente proporzionale, senza soglie di sbarramento, che favorì la formazione di tanti piccoli partiti.
Ma va detto anche che questo fu il modo, escogitato dalla DC nell'immediato dopoguerra, di scongiurare la possibilità che il Fronte Popolare, formato da comunisti e socialisti, potesse conquistare il potere attraverso una legge elettorale maggioritaria, che in tutte le sue declinazioni assegna sempre alla minoranza più consistente la maggioranza dei seggi.
La "Conventio ad excludendum" , allora inventata e poi durata poi più di quarant'anni, fu messa in atto dalla DC per tener sempre lontani dal potere i rappresentanti delle classi subalterne.
A partire dagli anni '90, cambiata la situazione internazionale, cambiato anche i PCI, una campagna sistematica contro i piccoli partiti, considerati responsabili di tutti i mali della politica, ha imposto progressivamente un sistema politico bipolare, basato su leggi maggioritarie, che fra gli altri danni hanno anche finito per allontanare i cittadini dal voto.
Un bilancio necessario
Essendo stata in vigore per più di quarant'anni, c'è da chiedersi se la legge elettorale proporzionale senza soglie di sbarramento abbia garantito in quel lungo periodo quella "governabilità" , di cui oggi si fa tanto vanto la proposta presentata dalla destra.
E' incontestabile che i Parlamentari eletti con la legge proporzionale dopo la nascita della Repubblica, hanno approvato, in un periodo caratterizzato da divisioni profonde in campo internazionale, grandi Riforme che hanno ammodernato e reso più democratico il nostro Paese. Riforme come quelle della scuola, del Diritto di famiglia, del Servizio Sanitario Nazionale, dello Statuto dei Lavoratori.
Hanno mantenuto il carattere costituzionale delle istituzioni del Paese, superando prove epocali come lo stragismo fascista, le uccisioni eccellenti firmate Brigate Rosse o mafia. In tutto questo lungo periodo la partecipazione dei cittadini alle consultazioni elettorali è stata sempre molto elevata, di gran lunga superiore a quella attuale.
In un panorama mondiale che oggi lascia prefigurare seri e concreti pericoli di guerra ed in un contesto politico e sociale nazionale che registra sistematicamente una partecipazione al voto del 50% degli elettori, i sistemi elettorali maggioritari, comunque strutturati, rischiano di consegnare a piccole minoranze del ceto politico il potere decisionale su questioni vitali per tutti.
Questo il grave pericolo che si corre !
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