Sempre più Forum
Stefano Chiarini
Il «Forum permanente contro la guerra», nato in queste
settimane su iniziativa di oltre 120 sindacalisti e dirigenti della Fiom e
della Cgil, intellettuali, esponenti del sindacalismo di base, della
solidarietà, delle forze della sinistra e dell'antagonismo sociale, ha tenuto
domenica a Milano la sua prima riunione nazionale. Tra i suoi obiettivi: il
moltiplicare gli organismi di base di questo tipo per dare continuità e
profondità al movimento per la richiesta del ritiro delle truppe italiane
dall'Iraq e dall'Afghanistan, per fermare la guerra preventiva, e più in
generale «per rimuovere le radici del sistema di guerra» nel quale il nostro
paese è tragicamente immerso. L'iniziativa, alla quale hanno partecipato oltre
300 tra firmatari vecchi e nuovi dell'appello per la creazione del Forum
nazionale e dei forum locali, si è subito caratterizzata per le sue peculiarità
nei confronti di altri organismi o strutture con le quali il nuovo
coordinamento è impegnato a lavorare per realizzare la grande manifestazione
del 20 marzo prossimo per il ritiro delle truppe di occupazione dall'Iraq e da
tutti i paesi del Medioriente.
Si tratta innanzitutto del legame pace-giustizia e quindi
pace-resistenza, alla base della scelta di tenere i suoi lavori nella storica
sede dell'Anpi di Milano, di mettere alla presidenza Giovanni Pesce, medaglia
d'oro, e i rappresentanti dei movimenti di solidarietà con i popoli in lotta
del terzo mondo a cominciare dalla Palestina e da Cuba. In secondo luogo si
tratta di un forte protagonismo del mondo del lavoro, con la presenza nel
coordinamento provvisorio di rappresentanti della Fiom, della Cgil, delle
Rdb-Cub, dei Cobas e di un vasto arco di forze politiche e sociali da
«Socialismo 2000», ai verdi, da Rifondazione, al Pdci, al mondo dei centri
sociali e dell'antagonismo.
Uno schieramento simile a quello che ha portato in piazza
oltre 20.000 persone a Roma per la Palestina a novembre, e oltre 10.000 a
Napoli contro la guerra nel mese di dicembre ma con in più un nuovo, centrale,
protagonismo del mondo del lavoro, di quella che potremo chiamare la sinistra
sindacale interna ed esterna alle confederazioni.
Il «Forum permanente contro la guerra», se da una parte si
pone tra gli obiettivi immediati il ritiro delle truppe dall'Iraq -l'uscita
quindi dell'Italia dalla guerra- allo stesso tempo chiede anche «l'uscita della
guerra dall'Italia», in altri termini lo smantellamento delle basi Usa e Nato
nel nostro paese, la revisione degli automatismi, dei vincoli e dei
condizionamenti alla nostra sovranità connessi con il Patto atlantico e
l'allontanamento di tutte le armi di distruzione di massa che si trovano nel
nostro paese, al di fuori del controllo del governo e del parlamento. Inoltre
il Forum chiede di fermare la corsa al riarmo e all'aumento delle spese
militari che rischia di investire i paesi europei, si propone di affrontare il
problema della riconversione produttiva e delle esportazioni di armi, e di
sostenere con forza le lotte di liberazione.
Se le prossime settimane, dopo il Forum di Bombay, saranno
dedicate alla preparazione degli organismi locali promotori della
importantissima manifestazione per la pace di metà marzo - e a sostenere le
iniziative contro il muro di Sharon del 20-27 febbraio- il nuovo coordinamento
sembra deciso a non «autoghettizzarsi» e a disturbare i «manovratori» del
centro-sinistra e affini.
Si tratta di arrivare alla formulazione di una sorta di
«contratto per la pace» con il quale i partiti e i candidati alle prossime
elezioni europee dovrebbero impegnarsi di fronte al movimento e agli elettori a
chiedere l'uscita dell'Italia dalla guerra, il ritiro israeliano dai territori
occupati, il congelamento del trattato di associazione di Israele alla Ue, la
fine dell'embargo a Cuba. Impegni precisi «senza se e senza ma» che potrebbero
contribuire a far arrivare ovunque, anche al parlamento europeo, la voce dei
movimenti contro la guerra permanente di Bush e Sharon.
da "Il manifesto" del 13 gennaio 2004