www.resistenze.org - osservatorio - lotta per la pace - 17-01-04

Sempre più Forum


Stefano Chiarini

Il «Forum permanente contro la guerra», nato in queste settimane su iniziativa di oltre 120 sindacalisti e dirigenti della Fiom e della Cgil, intellettuali, esponenti del sindacalismo di base, della solidarietà, delle forze della sinistra e dell'antagonismo sociale, ha tenuto domenica a Milano la sua prima riunione nazionale. Tra i suoi obiettivi: il moltiplicare gli organismi di base di questo tipo per dare continuità e profondità al movimento per la richiesta del ritiro delle truppe italiane dall'Iraq e dall'Afghanistan, per fermare la guerra preventiva, e più in generale «per rimuovere le radici del sistema di guerra» nel quale il nostro paese è tragicamente immerso. L'iniziativa, alla quale hanno partecipato oltre 300 tra firmatari vecchi e nuovi dell'appello per la creazione del Forum nazionale e dei forum locali, si è subito caratterizzata per le sue peculiarità nei confronti di altri organismi o strutture con le quali il nuovo coordinamento è impegnato a lavorare per realizzare la grande manifestazione del 20 marzo prossimo per il ritiro delle truppe di occupazione dall'Iraq e da tutti i paesi del Medioriente.

Si tratta innanzitutto del legame pace-giustizia e quindi pace-resistenza, alla base della scelta di tenere i suoi lavori nella storica sede dell'Anpi di Milano, di mettere alla presidenza Giovanni Pesce, medaglia d'oro, e i rappresentanti dei movimenti di solidarietà con i popoli in lotta del terzo mondo a cominciare dalla Palestina e da Cuba. In secondo luogo si tratta di un forte protagonismo del mondo del lavoro, con la presenza nel coordinamento provvisorio di rappresentanti della Fiom, della Cgil, delle Rdb-Cub, dei Cobas e di un vasto arco di forze politiche e sociali da «Socialismo 2000», ai verdi, da Rifondazione, al Pdci, al mondo dei centri sociali e dell'antagonismo.

Uno schieramento simile a quello che ha portato in piazza oltre 20.000 persone a Roma per la Palestina a novembre, e oltre 10.000 a Napoli contro la guerra nel mese di dicembre ma con in più un nuovo, centrale, protagonismo del mondo del lavoro, di quella che potremo chiamare la sinistra sindacale interna ed esterna alle confederazioni.

Il «Forum permanente contro la guerra», se da una parte si pone tra gli obiettivi immediati il ritiro delle truppe dall'Iraq -l'uscita quindi dell'Italia dalla guerra- allo stesso tempo chiede anche «l'uscita della guerra dall'Italia», in altri termini lo smantellamento delle basi Usa e Nato nel nostro paese, la revisione degli automatismi, dei vincoli e dei condizionamenti alla nostra sovranità connessi con il Patto atlantico e l'allontanamento di tutte le armi di distruzione di massa che si trovano nel nostro paese, al di fuori del controllo del governo e del parlamento. Inoltre il Forum chiede di fermare la corsa al riarmo e all'aumento delle spese militari che rischia di investire i paesi europei, si propone di affrontare il problema della riconversione produttiva e delle esportazioni di armi, e di sostenere con forza le lotte di liberazione.

Se le prossime settimane, dopo il Forum di Bombay, saranno dedicate alla preparazione degli organismi locali promotori della importantissima manifestazione per la pace di metà marzo - e a sostenere le iniziative contro il muro di Sharon del 20-27 febbraio- il nuovo coordinamento sembra deciso a non «autoghettizzarsi» e a disturbare i «manovratori» del centro-sinistra e affini.

Si tratta di arrivare alla formulazione di una sorta di «contratto per la pace» con il quale i partiti e i candidati alle prossime elezioni europee dovrebbero impegnarsi di fronte al movimento e agli elettori a chiedere l'uscita dell'Italia dalla guerra, il ritiro israeliano dai territori occupati, il congelamento del trattato di associazione di Israele alla Ue, la fine dell'embargo a Cuba. Impegni precisi «senza se e senza ma» che potrebbero contribuire a far arrivare ovunque, anche al parlamento europeo, la voce dei movimenti contro la guerra permanente di Bush e Sharon.


da "Il manifesto" del 13 gennaio 2004