www.resistenze.org - osservatorio - lotta per la pace - 17-02-04

Abbattiamo il muro della vergogna


La realizzazione di una barriera di separazione tra le popolazioni israeliana e palestinese nei Territori Occupati (Cisgiordania e Striscia di Gaza e Gerusalemme Est) da Israele nel 1967, è un vecchio progetto, il cui disegno iniziale risale al 1973. Tale idea è stata  sostenuta da tutti i governi israeliani che si sono succeduti negli anni, al di là del loro colore politico. Da molti politici dello Stato d’Israele questa viene considerata l’unica risposta possibile al “pericolo demografico” rappresentato dalla forte crescita della popolazione palestinese, maggiore rispetto a quella israeliana, e che nel 2020 dovrebbe raggiungere la parità.

LA STRISCIA DI GAZA

E’ una delle zone più densamente popolate della terra 365 chilometri quadrati, abitata da 1.3 milioni di palestinesi.
Già dal 1994, anno in cui è stata assegnata all’Autorità Nazionale Palestinese, è completamente circondata da muri e da filo spinato. L’accesso è tuttora consentito solamente attraverso sei posti di blocco controllati dai militari israeliani.
Per completare questa separazione c’è in cantiere la costruzione di un muro lungo 55 km ed alto 8 metri. Finora ne è stato realizzato un tratto di 7 km.
Nei fatti la Striscia di Gaza è  diventata una prigione per tutti coloro che vi abitano.

CISGIORDANIA E GERUSALEMME EST

Questa parte della Palestina ha un’estensione di 5800 km2 , per una lunghezza pari a 130 km ed una larghezza tra i 40 e i 65 km.
Nel giugno 2002, col pretesto di garantire la sicurezza dei cittadini israeliani, Sharon, l’attuale primo ministro israeliano, ha avviato i lavori per la costruzione di una barriera di separazione al confine ovest della Cisgiordania.
Nel marzo 2003 Sharon ha annunciato l’espansione di tale barriera lungo tutta la Valle del Giordano (quindi ad est della Cisgiordania).
L'intero "progetto" dovrebbe essere portato a termine nel 2005: entro tale data la Cisgiordania sarà attraversata da una barriera lunga 750 km e in questo modo sarà sotto il totale controllo di Israele.

LA BARRIERA DI SEPARAZIONE

La sua struttura varia a seconda della zona interessata.
Nelle aree rurali consiste in diversi livelli di filo spinato, strade ad esclusivo uso di pattuglie militari, sentieri di sabbia per rilevare le impronte, trincee, telecamere di sorveglianza e recinzioni elettriche alte tre metri. La profondità di questo tipo di barriera è di 60- 150 metri. Su entrambi i lati esiste una zona cuscinetto di 30- 100 metri dotata di telecamere,  sensori elettronici e rivelatori di movimento , costantemente pattugliata dai militari israeliani.
Nelle aree urbane, come per esempio Qalqiliya, parte di Tulkarem e Gerusalemme Est la barriera è costituita da un muro in cemento alto 8 m – due volte più alto del Muro di Berlino – con torri di guardia armate ed una zona cuscinetto larga dai 30 ai 100 m destinata a barriere elettriche, trincee, telecamere, sensori ed al pattugliamento dei militari.
Da sottolineare che il costo per km è di 4,7 milioni di dollari .

IL TRACCIATO DEL MURO E LE SUE CONSEGUENZE

Lo scopo principale del Muro è quello di annettere a Israele vaste zone della Cisgiordania.

Il muro non segue la Linea Verde (confine di Israele prima del 1967) ma si ramifica all’interno della Cisgiordania facendo sì che la maggior parte degli insediamenti israeliani , costruiti illegalmente su territori palestinesi, si trovi all’interno di Israele. La Cisgiordania verrà divisa in due grandi ghetti,  con 22 enclave isolate al loro interno. In questo modo la quasi totalità di Gerusalemme Est farà parte dello Stato d’Israele.

Il muro condiziona  seriamente la vita dei palestinesi, visto che molte sue parti vengono costruite su territori palestinesi, a ridosso di case, negozi e scuole, tagliando fuori i terreni coltivati che costituiscono spesso l’unica fonte di sostentamento. I palestinesi avranno bisogno di speciali permessi rilasciati dalle autorità militari israeliane per poter raggiungere le scuole, gli ospedali, i luoghi di culto, il lavoro o semplicemente per potersi recare da chi sta dall’altra parte del muro.

Fino a ottobre 2003, la costruzione del Muro ha comportato:

Già 35 km di reti idriche distrutte.
Già 31 pozzi sottratti alla popolazione palestinese.
Già oltre 100.000 alberi sradicati.
Già 14.000 dunum (un dunum equivale a 1000 m2) di terreno agricolo devastati.
Circa 30.000 famiglie contadine già private di ogni mezzo di sussistenza perché le loro terre si trovano dall’altra parte del muro e sono diventate inaccessibili.
Difficoltà o impossibilità di raggiungere scuole, ospedali, servizi: soltanto nel distretto di Tulkarem un terzo delle/degli insegnanti deve passare per almeno due check-point per arrivare a scuola.

Dati tratti da Stop the Wall in Palestine. Facts, Testimonies, Analysis and Call to Action, The Palestinian Environmental NGOs Network, PENGON, Jerusalem 2003.

La costruzione del Muro è un crimine. Numerose risoluzioni dell’ONU l’ hanno già condannata. In questi giorni il Tribunale Internazionale dell’Aia sta esaminando la legittimità del progetto di Sharon.
Dobbiamo mettere in discussione non il tracciato del muro o la sua struttura, ma l’idea stessa di poter rinchiudere e segregare quasi 4 milioni e mezzo di palestinesi in prigioni a cielo aperto.

Sosteniamo il Popolo Palestinese nella sua lotta per l’esistenza e l’autodeterminazione.
Sosteniamo anche un altro popolo che nella regione medio- orientale  sta lottando per il proprio diritto all’autodeterminazione, il Popolo Iracheno. Partecipiamo il 20 marzo a Roma, a distanza di un anno dall’inizio dell’aggressione contro l’Iraq, alla manifestazione nazionale per la fine della guerra e per il ritiro delle truppe di occupazione.


IL MURO E’ ILLEGALE!

ABBATTIAMO IL MURO DELL’APARTHEID!

FINE DELL’OCCUPAZIONE ISRAELIANA!



Lo Stato di Israele, indisturbato,sta andando avanti con la sua politica coloniale e razzista a danni del popolo palestinese. Il governo di Sharon sta segregando i palestinesi dei Territori Occupati costruendo attorno ai villaggi, città, campi profughi palestinesi un "Muro" vero e proprio confiscando vasti territori.

Proprio in questi giorni, il Tribunale Internazionale dell'Aia sta esaminando la legittimità di questo "Muro" dell'Apartheid. Per esprimere la propria condanna a questo ennesimo atto di "pulizia etnica", il Comitato di Solidarietà con il Popolo Palestinese di Torino, assieme ad altre realtà operanti sul territorio torinese, organizza una serie di presidi per sensibilizzare l'opinione pubblica.

A Torino le date ed i luoghi concordati per i presidi contro il "Muro" sono i seguenti:

- sabato 21/2, via Roma angolo via Cesare Battisti,
 ore 15:00 - 18:00,
- sabato 28/2, c.so Racconigi angolo c.so Peschiera,
 ore 15:00 - 18:00,
- sabato 6/3, c.so Cincinnato angolo via Val della Torre,
 ore 15:00 - 18:00,
- domenica 14/3, Porta Palazzo (mercato del pesce),
 ore 10:00 - 13:00.

Comitato di Solidarietà con il Popolo Palestinese - Torino