Abbattiamo il muro della vergogna
La realizzazione di una barriera di separazione tra le popolazioni israeliana e
palestinese nei Territori Occupati (Cisgiordania e Striscia di Gaza e
Gerusalemme Est) da Israele nel 1967, è un vecchio progetto, il cui disegno
iniziale risale al 1973. Tale idea è stata
sostenuta da tutti i governi israeliani che si sono succeduti negli
anni, al di là del loro colore politico. Da molti politici dello Stato
d’Israele questa viene considerata l’unica risposta possibile al “pericolo
demografico” rappresentato dalla forte crescita della popolazione palestinese,
maggiore rispetto a quella israeliana, e che nel 2020 dovrebbe raggiungere la
parità.
LA STRISCIA DI GAZA
E’ una delle zone più densamente popolate della terra… 365 chilometri
quadrati, abitata da 1.3 milioni di palestinesi.
Già dal 1994, anno in cui è
stata assegnata all’Autorità Nazionale Palestinese, è completamente circondata
da muri e da filo spinato. L’accesso è tuttora consentito solamente attraverso
sei posti di blocco controllati dai militari israeliani.
Per completare questa separazione c’è in cantiere la costruzione di un muro
lungo 55 km ed alto 8 metri. Finora ne è stato realizzato un tratto di 7 km.
Nei fatti la Striscia di Gaza è
diventata una prigione per tutti coloro che vi
abitano.
CISGIORDANIA E GERUSALEMME EST
Questa parte della Palestina ha un’estensione di 5800 km2 , per una lunghezza
pari a 130 km ed una larghezza tra i 40 e i 65 km.
Nel giugno 2002, col pretesto di garantire la sicurezza dei cittadini
israeliani, Sharon, l’attuale primo ministro israeliano, ha avviato i lavori
per la costruzione di una barriera di separazione al confine ovest della
Cisgiordania.
Nel marzo 2003 Sharon ha annunciato l’espansione di tale barriera lungo tutta la Valle del Giordano (quindi ad est della
Cisgiordania).
L'intero "progetto" dovrebbe essere portato a
termine nel 2005: entro tale data la Cisgiordania sarà attraversata da una
barriera lunga 750 km e in questo modo sarà sotto il totale controllo di
Israele.
LA BARRIERA DI SEPARAZIONE
La sua struttura varia a seconda della zona interessata.
Nelle aree rurali consiste in diversi livelli di filo spinato, strade ad
esclusivo uso di pattuglie militari, sentieri di sabbia per rilevare le
impronte, trincee, telecamere di sorveglianza e recinzioni elettriche alte tre
metri. La profondità di questo tipo di barriera è di 60- 150 metri. Su entrambi
i lati esiste una zona cuscinetto di 30- 100 metri dotata di telecamere, sensori elettronici e rivelatori di
movimento , costantemente pattugliata dai militari israeliani.
Nelle aree urbane, come per esempio Qalqiliya, parte di Tulkarem e Gerusalemme
Est la barriera è costituita da un muro in cemento alto 8 m – due volte più
alto del Muro di Berlino – con torri di guardia armate ed una zona cuscinetto
larga dai 30 ai 100 m destinata a barriere elettriche, trincee, telecamere,
sensori ed al pattugliamento dei militari.
Da sottolineare che il costo per km è di 4,7 milioni di dollari .
IL TRACCIATO DEL MURO E LE SUE CONSEGUENZE
Lo scopo principale del Muro è quello di annettere a Israele vaste zone della
Cisgiordania.
Il muro non segue la Linea Verde (confine di Israele prima del 1967) ma si
ramifica all’interno della Cisgiordania facendo sì che la maggior parte degli
insediamenti israeliani , costruiti illegalmente su territori palestinesi, si
trovi all’interno di Israele. La Cisgiordania verrà divisa in due grandi
ghetti, con 22 enclave isolate al loro
interno. In questo modo la quasi totalità di Gerusalemme Est farà parte dello
Stato d’Israele.
Il muro condiziona seriamente la vita
dei palestinesi, visto che molte sue parti vengono costruite su territori
palestinesi, a ridosso di case, negozi e scuole, tagliando fuori i terreni
coltivati che costituiscono spesso l’unica fonte di sostentamento. I
palestinesi avranno bisogno di speciali permessi rilasciati dalle autorità
militari israeliane per poter raggiungere le scuole, gli ospedali, i luoghi di
culto, il lavoro o semplicemente per potersi recare da chi sta dall’altra parte
del muro.
Fino a ottobre 2003, la costruzione del Muro ha comportato:
Già 35 km di reti idriche distrutte.
Già 31 pozzi sottratti alla popolazione palestinese.
Già oltre 100.000 alberi sradicati.
Già 14.000 dunum (un dunum equivale a 1000 m2) di terreno agricolo devastati.
Circa 30.000 famiglie contadine già private di ogni mezzo di sussistenza perché
le loro terre si trovano dall’altra parte del muro e sono diventate
inaccessibili.
Difficoltà o impossibilità di raggiungere scuole, ospedali, servizi: soltanto
nel distretto di Tulkarem un terzo delle/degli insegnanti deve passare per
almeno due check-point per arrivare a scuola.
Dati tratti da Stop the Wall in Palestine. Facts, Testimonies, Analysis and Call to Action, The Palestinian
Environmental NGOs Network, PENGON, Jerusalem 2003.
La costruzione del Muro è un crimine. Numerose risoluzioni dell’ONU l’
hanno già condannata. In questi giorni il Tribunale Internazionale dell’Aia sta
esaminando la legittimità del progetto di Sharon.
Dobbiamo mettere in discussione non il tracciato del muro o la sua struttura,
ma l’idea stessa di poter rinchiudere e segregare quasi 4 milioni e mezzo di
palestinesi in prigioni a cielo aperto.
Sosteniamo il Popolo Palestinese nella sua lotta per l’esistenza e l’autodeterminazione.
Sosteniamo anche un altro popolo che nella regione medio- orientale sta lottando per il proprio diritto
all’autodeterminazione, il Popolo Iracheno. Partecipiamo il 20 marzo a Roma, a
distanza di un anno dall’inizio dell’aggressione contro l’Iraq, alla
manifestazione nazionale per la fine della guerra e per il ritiro delle truppe
di occupazione.
IL MURO E’ ILLEGALE!
ABBATTIAMO IL MURO DELL’APARTHEID!
FINE DELL’OCCUPAZIONE ISRAELIANA!
Lo Stato di Israele, indisturbato,sta andando avanti con la sua politica
coloniale e razzista a danni del popolo palestinese. Il governo di Sharon sta
segregando i palestinesi dei Territori Occupati costruendo attorno ai villaggi,
città, campi profughi palestinesi un "Muro" vero e proprio
confiscando vasti territori.
Proprio in questi giorni, il Tribunale Internazionale dell'Aia sta esaminando
la legittimità di questo "Muro" dell'Apartheid. Per esprimere la
propria condanna a questo ennesimo atto di "pulizia etnica", il
Comitato di Solidarietà con il Popolo Palestinese di Torino, assieme ad altre
realtà operanti sul territorio torinese, organizza una serie di presidi per
sensibilizzare l'opinione pubblica.
A Torino le date ed i luoghi concordati per i
presidi contro il "Muro" sono i seguenti:
- sabato 21/2, via Roma angolo via Cesare Battisti,
ore 15:00 - 18:00,
- sabato 28/2, c.so Racconigi angolo c.so Peschiera,
ore 15:00 - 18:00,
- sabato 6/3, c.so Cincinnato angolo via Val della Torre,
ore 15:00 - 18:00,
- domenica 14/3, Porta Palazzo (mercato del pesce),
ore 10:00 - 13:00.
Comitato di Solidarietà con il Popolo Palestinese - Torino