www.resistenze.org - osservatorio - lotta per la pace - 06-10-04

da www.contropiano.org

Resoconto dalla conferenza internazionale di Beirut


Abbiamo avuto occasione, durante i lavori della delegazione organizzata anche quest’anno dal “comitato per non dimenticare Sabra e Chatila” a Beirut, di partecipare ad un importante convegno internazionale organizzato dalla rete internazionale antiglobalizzazione

Iniziamo dai titoli leggibili sui documenti di presentazione dell’evento:
versione spagnola
“Perspectivas de los movimientos populares contra la guerra y el imperialismo – Reunion estrategica internacional ”
versione inglese
“ Where next for the global anti – war and anti globalization movements? – An international strategy meeting”
http://www.focusweb.org/beirut/b-index.htm

Il convegno si è svolto il 17, 18 e 19 settembre . Abbiamo potuto partecipare solo alle giornate del 17 e del 18, dato che il 19 avevamo il volo per l’Italia.

Paesi presenti: 54
La mattina si è aperta con i saluti di benvenuto e con una relazione sulla “vittoria del popolo libanese nella sua lotta contro gli occupanti israeliani” tenuta dal Dr. Ali Fayyad di Hezbolla e da Saadallah Marzraani, del Partito Comunista Libanese.

Parole d’ordine e obiettivi:
1) piano d’azione contro l’imperialismo yankee e il militarismo
2) costruire un movimento ampio che leghi il movimento antiglobalizzazione con il movimento contro la guerra
3) sviluppo dei rapporti con i movimenti della regione mediorientale

3 sessioni di lavoro
1) situazione politica attuale ( intervento di ogni area geografica sulla situazione specifica : Africa, Asia, LatinoAmerica, Europa, USA, Medio Oriente)
2) autovalutazione del movimento: successi e fallimenti
3) Prospettive per il futuro: priorità ed accordi pratici tra noi. Centralità della questione palestinese e della lotta contro il muro dell’Haparthaid

Una nota negativa della mattina di apertura di questo meeting è stata di non far partecipare i delegati alla grande manifestazione in ricordo delle vittime di sabra e Chatila, alla quale la nostra delegazione ovviamente era presente. Il programma prevedeva una visita campi di Sabra e Chatila dalle 11.30 alle 2.30. Dopo la manifestazione, appunto.

Nel pomeriggio, dopo la presentazione dei lavori è stata data la possibilità al pubblico degli accreditati di intervenire, fare domande e proposte in merito.
In questa occasione ho preso la parola come “Comitato per non dimenticare Sabra e Chatila”. Nell’intervento sono state descritte le caratteristiche del comitato stesso, l’importanza della memoria sulla strage e della battaglia per il Diritto al ritorno dei profughi palestinesi, Diritto sempre più moneta di scambio per accordi al ribasso con l’occupante sionista.

E’ stata evidenziata l’importanza della manifestazione della mattina e, in forma pacata ma netta rimarcata l’assenza di quella platea all’evento stesso. Altro punto toccato dal mio intervento il tema delle italiane rapite. Abbiamo descritto molto brevemente il dibattito in corso in Italia, con l’emergere delle posizioni sui “due tempi” (prima la liberazione delle Simone e dei due iracheni poi il ritiro delle truppe), delle attuali gravi difficolta’ e della nostra netta posizione per il ritiro immediato ed incondizionato delle truppe come soluzione a tutte le barbarie del conflitto in Iraq, compreso il rapimento delle volontarie di “Un ponte per…”

Gli interventi di rilievo prima dell’inizio dei lavori sono stati due:

1) Un importante Ulema sunnita irakeno – Al Sheik.
Molto breve, ma chiarissimo: Stiamo lottando su fronti diversi contro la globalizzazione e contro la guerra. Vi chiedo di fare pressione sui vostri governi perche’ ritirino le truppe (frase questa ripetuta 2 volte)

2) Alessandra Mecozzi – presentata come “Coordinamento Italiano contro la guerra”
Dopo una dettagliata descrizione delle due Simone e del ruolo di “Un ponte per…” ha parlato dello shock subito dal movimento italiano e delle domande poste al suo interno dall’evento. Le risposte che secondo questa rappresentante si è dato il movimento sono state enumerate letteralmente in questo modo: “ primo liberazione delle Simone e dei due iracheni secondo fermare i bombardamenti su Falluja, poi ritiro delle truppe”.

Dopo questi primi interventi iniziali Walden Bello ha fatto la relazione introduttiva ai lavori.
In attesa della traduzione dell’intervento (che invio integrale in inglese) riassumo per punti i dati salienti (almeno per me) del suo intervento:
Bello inizia dicendo che questa assemblea si svolge in un momento critico, di correnti contrarie e contraddittorie.
Cita come incipit lo sprofondare degli USA nel pantano irakeno e la costruzione vertiginosa del muro dell’haparthaid in Palestina da parte dei sionisti, dopo aver ripercorso alcune scadenze focali del movimento ( 14 settembre 2003 – marce contro la guerra negli USA…) ricostruisce a partire dal 1995 le tappe che hanno fatto grande il movimento antiglobalizzazione nel mondo.

Nel paragrafo “Lottando contro l’impero” parte dalla decade 1980 – 1990 giudicata non buona per il movimento contro gli interventi imperialisti. Cita alcune eccezioni, come la liberazione del Sudafrica dal giogo dell’haparthaid,, la prima Intifada palestinese, la ritirata statunitense dal Libano dopo l’attentato che costo’ la vita a 241 marines nel 1983 e, per ultimo, la ritirata da Mogadiscio nel 1993 dopo che un Ranger venne trascinato per le strade di quella citta’
Passa dall’attentato dell’11 settembre sino ad arrivare alla costruzione, con la marcia del 15 febbraio 2003 contro la guerra in Iraq, alla nascita della “seconda potenza mondiale” dopo gli USA: la societa’ civile globale (cita da un articolo del New Jork Time).

Il paragrafo “Iraq, la resistenza e il Movimento” credo che sia quello piu’ ficcante, dirimente e orientativo rispetto al dibattito che poi si succedera’ nel convegno.
Dopo aver detto della complessita’ e del numero dei compiti che il movimento ha davanti, ha focalizzato l’attenzione sull’esigenza di costruire una “massa critica” di sostegno alla lotta di liberazione nazionale in Iraq.
In questo senso ha evidenziato i dati degli ultimi mesi dell’occupazione e del conflitto in Iraq, partendo dalle torture di Abu Ghraib e dai bombardamenti su Falluja, descrivendo la forza e l’autonomia della resistenza irakena sulla base anche dei resoconti del New York Time dai vari fronti.

Dopo questa breve introduzione Bello dice (traduzione molto sommaria da rivedere): “la questione, amici e compagni, non e’ se gli USA perderanno, perche’ hanno gia’ perso la guerra. La questione e’ quanto porteranno avanti questa impossibile situazione. In questa fase il movimento contro la guerra ha un ruolo molto importante da giocare.
Cita come termine di paragone alla sitazione attuale la forza del movimento contro la guerra in Vietnam dopo l’offensiva vietnamita del TET nel 1968 e fa alcuni paragoni con l’attuale movimento.

Nodo centrale dell’intervento in questo passaggio e’ il tema del rapporto del movimento con questa resistenza, delle esitazioni alla sua legittimazione.
Per arrivare alla sua risposta mette in rapporto la realta’ delle forme di lotta attuali (autobombe, kamikaze e F16, islamismo) con la storia dei movimenti del ‘900: Mau Mau, FLNA algerino, Vietnam concludendo (usa anche una frase che non appare nel testo scritto: “nessun movimento di liberazione e’ mai stato bello e delicato”) che il problema non e’ l’appoggio politico alle varie espressioni che emergono, bensi’ quello di fare una pressione per il ritiro incondizionato delle truppe. Punto.

Se il futuro in Iraq continuera’ ad essere questo, la resistenza irakena ci aiutera’ molto a trasformare gli attuali rapporti di forza internazionali.
Di seguito cita le varie aree di crisi che contribuiscono ad approfondire l’egemonia statunitense nel mondo e ricorda le parolde del grande rivoluzionario Che Guevara, che si attagliano a suo modo di vedere con l’attuale situazione mondiale, non solo per sviluppare la solidarieta’ con le lotte nei paesi citati, ma per rafforzare anche la lotta nei nostri paesi e regioni, in questo senso fa l’esempio della lotta contro le basi USA in Nord Asia.

Dopo l’intervento di Bello segue il dibattito.

Intervento di un rappresentante irakeno: Abdel Amir Ramir
USA in estrema difficoltà politica, miltare e morale.
Le forze che combatto contro la guerra hanno capito questa difficoltà
Francia, Russia e Germania stanno cambiando posizione, così come la Lega Araba, che ultimamente ha aperto al governo Allawi
Il movimento contro la guerra internazionale ha fallito rispetto alla solidarietà con la resistenza irakena, alla quale deve andare un aiuto concreto: la “seconda potenza mondiale” non si è spesa in questo senso.
Stiamo lavorando alla trasformazione del movimento di liberazione in movimento nazionale (militarizzato)
La nostra lotta è oggi centrale nel conflitto internazionale contro la globalizzazione e il militarismo
Stiamo imparando dagli errori del passato per portare avanti oggi la nostra lotta.

Interventi dei vari continenti:

Africa
Macoma (Sud Africa)
Niente sangue per il petrolio, no alla guerra e al neoliberismo. Libertà per la Palestina.
Siamo in stato di guerra (guerre civili: es. Sudan)
Guerra silenziosa da generazioni da parte delle classi dirigenti al servizio delle multinazionali. Cappio del debito.
Basi militari in tutta l’Africa per supportare le guerre, come quelle in Sudan e in Iraq (es. Diego Garcia) – Grandi profitti delle industrie delle armi.
Associazione per lo sviluppo africano volano di queste politiche.

America Latina
Rina (Vicepresidente del comitato mondiale per la pace – Argentina)
Strategia di dominio mondiale attrraverso il debito, le politiche di “libero commercio”, la militarizzazione e la guerra. Una guerra politica, sociale , culturale e militare.
Lotta per non pagare il debito – rifiuto del Plan Colombia ( paragone tra criminalizzazione della resistenza colombiana e quella irakena) – aumento dell’aggressività contro Cuba, uso della base di Guantanamo in questo senso – Militarizzazione della “triple frontera” (Argentina/Brasile/Paraguay) col pretesto di una presenza fondamentalista: in realtà interessi USA allo sfruttamento del 5° giacimento acquifero del mondo (fiumi Iguazù/Paranà). Minacce di bombardamenti nella zona da parte degli USA
Solidarietà con Venezuela e Haiti.
Descrizione della manifestazione svoltasi a Buenos Aires il 5 giugno scorso a fianco di Cuba, Iraq e Palestina di fronte all’ambasciata USA
ASIA

Problemi Timor Est/Australia – Scontri tra musulmani e cristiani a Mindanao – Gli USA tornano con basi militari nel Sud delle Filippine – In Sud Tailandia repressione dei movimenti musulmani.
Zone di conflitto: Afghanistan – presenza USA in Pakistan – in Mauritania presenza di una immensa base militare inglese – Nepal, Bangladesh, Sry Lanka
EUROPA Intervento di George Galloway
Se vince Bush intervento USA su Falluja in 48 h. e peggioramento complessivo della situazione internazionale – creeranno un clima di paura generalizzato che tenderà a favorire e giustificare l’integrazione militarista dell’Europa – siamo in una fase di neocolonialismo – In Gran Bretagna i mussulmani sono centrali nel movimento contro la guerra – leggi antiterrorismo, omofobia
Dobbiamo appoggiare la lotta degli irakeni come nostra unica forma per reisstere a questa globalizzazione – esempio dei “lunedì di lotta” in germania, che si sono estesi anche ad Amsterdam.

USA : Rania Maswi (campagna per la pace e la giustizia)
La guerra è anche interna agli USA: distruzione definitiva dei pochi diritti sociali, dei diritti civili (iniziata da Clinton) e sindacali – 6.000 basi militari dentro i confini – programmi Bush / Kerry praticamente uguali.
In questo momento il m ovimento contro la guerra è più forte che mai: 1.500 famiglie di militari in Iraq partecipano al movimento .
Non dobbiamo sopravvalutare l’eventuale vittoria elettorale di Bush: se vince Kerry le politiche statunitensi saranno molto simili.
MEDIO ORIENTE intervento di Yamal ( campagna per fermare il muro dell’Aparthaid – Palestina)
Costruire una strategia per la resistenza popolare contro gli USA – profonde trasformazioni nell’area, a partire dalla guerra Iran/Iraq – accordi di Oslo: un disastro. Obiettivo USA/Israele:ç trasformare la Palestina in una nuova Singapore economica.
Vinceremo quando gli USA inizieranno a ritirarsi dal M. O. – Richiesta di pressioni sui vari governi contro il muro, per questo lancio di una campagna internazionale che mostri l’essenza razzista di Israele. Il vero terrorismo è quello di coloro che lanciano i missili sui campi profughi
Intervento di una madre di prigionieri palestinesi (Yabe Wirshaf): chiede che il meeting prenda posizione sulla vicenda dei prigionieri palestinesi: piano di lavoro sul tema.

Interventi, domande dei delegati rivolte alla plenaria (tempo concesso 60 secondi…):
1) condividete voi la guerra della Palestina e dell’Iraq….?
2) Rappresentante afgano (Organizzazione con mezzi pacifici per la soluzione dei conflitti): l’attuale resistenza in Afghanistan non rappresenta il paese – Le elezioni prossime saranno una farsa e gli USA hanno già deciso chi vincerà
3) Grecia (giovane rappresentante del mov. Contro la guerra) attuale crisi peggiore di quella in Vietnam – organizzare campagne per mettere fine all’occupazione in Iraq – dal vertice di Londra dobbiamo mandare un messaggio alla resistenza irakena.
4) Comitato nazionale Egitto/Palestina: pericolo americanizzazione nell’area mediorientale
5) Brasile (foro sociale)concetto di liberazione base del nostro lavoro – costruire un lavoro sempre più integrato a livello internazionale – focalizzare l’attenzione sui diritti della persona
6) SudAfrica: Mondializzare l’Intifada – mettere allo stesso livello delle altre la lotta per la difesa dei diritti delle donne, dei bambini – No a simboli carismatici come Mandela, si a simboli di lotta, come l’Intifada.
7) Brasile (Movimento dei Sem Terra) Lotta contro il capitale finanziario internazionale ( B.M., F.M. I.) – boicottaggio delle multinazionali – rafforzare i paesi che resistono, la Palestina, i compagni irakeni, l’amata Cuba – lotta contro Bush
8) Libano: tre difficoltà: 1) salita del nazionalismo in Russia, Cina e paesi di media potenza anche a causa della crisi irakena 2) rifiuto della politica 3) rapporto con la resistenza irakena: il problema non è di stare dalla parte di questa o dell’altra “banda”, ma di difendere la legittimità della loro lotta, emerge su questo terreno una vecchia debolezza dei movimenti – porsi il problema del come fare per aiutare la resistenza irakena
9) Turchia: (comitato pace e giustizia) . Lavorare per isolare l’attuale governo irakeno – costruire un nuovo internazionalismo contro il capitalismo selvaggio – le elezioni USA sono di rilevanza mondiale: prepararsi alla probabile rielezione di Bush – difendere il Libano e la Siria
10) Libano: Assurda la pretesa di avere un’unica strategia per tutti i paesi: l’unica strategia comune sta nella tensione al cambiamento – dobbiamo continuare ad essere un movimento di base.

Pomeriggio di sabato 18 settembre – sessione plenaria dedicata all’Iraq
12/14 esponenti della resistenza civile, religiosa e militare irakena al tavolo della presidenza
Interventi di apertura di alcuni di loro
Primo intervento: Grandi differenze tra la realtà che si vive nel paese e l’informazione ufficiale - Si mutila la resistenza adoperando un termine oscuro: terrorismo. Il terrorismo oggi è tutto quello che danneggia gli USA – Gli USA non sanno come uscire dal paese – Oggi non esiste qualcuno che rappresenti tutta la resistenza irakena

Secondo intervento di Al Kikabi:
Propone di lavorare ad una conferenza internazionale da tenersi in Iraq sulla attuale situazione: per questo obiettivo costruire un comitato preparatorio ed un O.d.G. – nella prima riunione di Mumbay si parlò di un “comitato di crisi” sull’Iraq – richiesta di costituzione di un comitato internazionale di giuristi per la liberazione dei prigionieri, in particolare delle prigioniere.

Terzo intervento di Nidal Al Yaisi (donna del Comitato irakeno per i diritti umani) – Parla delle compensazioni per i colpiti dalla guerra: li abbiamo riuniti per le richieste da fare agli occupanti ma non hanno avuto alcune risposta. Ora vivono sotto i ponti. I militari irakeni che hanno affrontato gli invasori nella prima fase della guerra sono scomparsi nelle carceri degli occupanti.

Quarto intervento di Samia Rari (Associazione dei diritti delle donne) – L’unica legittimazione dell’invasione può venire solo dall’ONU, che deve anche riconoscere la legittimità della resistenza.
L’esercito iakeno era il quinto nel mondo. I nostri soldati erano molto rispettati nel paese, oggi vengono trattati come traditori in patria perché non servono gli invasori – Oggi noi non possiamo giudicare legalmente gli abusi e gli eccessi dei soldati statunitensi – Oggi l’Iraq è un paese povero: si vendono terra e possedimenti per finanziare la resistenza: chiediamo aiuti finanziari per la resistenza.

Risposta di un esponente religioso sunnita alla domanda sulla possibile unione della resistenza irakena:
Io abito a Falluja, citta profondamente religiosa, dove tutta la popolazione, al di là delle posizioni politiche o ideologiche ha fatto muro contro gli invasori. In questo momento siamo circondati e anche per questo non è facile integrare la nostra lotta con quella di tutto il paese. Non abbiamo rappresentanti. Il numero dei morti di cui sapete è solo un decimo del numero reale.
Risposta su al Zarkawi (Al Qaeda) e sul rapporto con i curdi: Zarkawi non lotta con noi.
Non ci sono curdi, sunniti, sciti nella resistenza, ci sono solo irakeni. Il nostro problema non sono i curdi, sono gli americani.
Altre risposte e considerazioni dei vari esponenti irakeni:
- oggi abbiamo un governo marionetta, le elezioni saranno possibili solo sotto controllo internazionale. Questa guerra è illegale.
- La situazione della resistenza è simile in tutto il paese. In questo momento esiste la tendenza alla unificazione dei fronti, alla costituzione di un quartiere generale. Stiamo lavorando alla costituzione di un Comitato Nazionale della Resistenza
- Messa in evidenza dell’aberrazione dell’uso da parte degli occupanti dell’uranio impoverito e delle sue conseguenze sulla popolazione
- Intervento di un rappresentante del partito comunista irakeno contro l’occupazione ed al fianco della resistenza
- Intervento di un rappresentante del Sud del paese (Bassora) che ribadisce l’unità del paese nella resistenza: irakeni non sunniti, sciiti, curdi. Siamo ben presenti in tutto il paese e abbiamo vinto molte battaglie militari in questi mesi

Una rappresentante turca, parlando del forte movimento contro la guerra nel suo paese, che ha contribuito ad impedire il passaggio delle truppe dal confine Nord dell’Iraq nel momento dell’invasione, pone la questione degli omicidi di molti camionisti turchi da parte della resistenza, che ha shoccato i turchi.
Risposta di un rappresentante iracheno che si presenta come uomo politico e commerciante: “ per il mio lavoro ho occasione di parlare spesso con turchi che viaggiano, trasportano e commerciano in Iraq. Sempre li metto in guardia dal non trasportare armi agli occupanti, pena la loro trasformazione in obiettivi militari: come possiamo accettare che si trasportino armi che poi vengono usate contro di noi?”

Ad una domanda se la resistenza si aspetta la legittimazione da parte dell’ONU un rappresentante del clero sunnita risponde : “Non abbiamo atteso Kofi Annan per sapere che l’occupazione è illegale e per intraprendere la resistenza, non aspettiamo da lui una legittimazione.”
Per chiarire ulteriormente sull’unità del paese contro l’invasine un altro rappresentante religioso sciita cita una precedente conferenza tenutasi a Beirut nella quale tanti iracheni (compresi curdi) si dichiaravano disposti a partecipare alla resistenza.

Proposta di Walden Bello agli irakeni: lavorare alla conferenza internazionale da tenersi in Iraq – lettera di protesta al governo sudafricano per la massiccia presenza di mercenari in Iraq.