da www.contropiano.org
Resoconto
dalla conferenza internazionale di Beirut
Abbiamo avuto occasione, durante i lavori della delegazione organizzata anche
quest’anno dal “comitato per non dimenticare Sabra e Chatila” a Beirut, di
partecipare ad un importante convegno internazionale organizzato dalla rete
internazionale antiglobalizzazione
Iniziamo dai titoli leggibili sui documenti di presentazione dell’evento:
versione spagnola
“Perspectivas de los movimientos populares contra la guerra y el imperialismo –
Reunion estrategica internacional ”
versione inglese
“ Where next for the global anti – war and anti globalization movements? – An
international strategy meeting”
http://www.focusweb.org/beirut/b-index.htm
Il convegno si è svolto il 17, 18 e 19 settembre . Abbiamo potuto partecipare
solo alle giornate del 17 e del 18, dato che il 19 avevamo il volo per
l’Italia.
Paesi presenti: 54
La mattina si è aperta con i saluti di benvenuto e con una relazione sulla
“vittoria del popolo libanese nella sua lotta contro gli occupanti israeliani”
tenuta dal Dr. Ali Fayyad di Hezbolla e da Saadallah Marzraani, del Partito
Comunista Libanese.
Parole d’ordine e obiettivi:
1) piano d’azione contro l’imperialismo yankee e il militarismo
2) costruire un movimento ampio che leghi il movimento antiglobalizzazione con
il movimento contro la guerra
3) sviluppo dei rapporti con i movimenti della regione mediorientale
3 sessioni di lavoro
1) situazione politica attuale ( intervento di ogni area geografica sulla
situazione specifica : Africa, Asia, LatinoAmerica, Europa, USA, Medio Oriente)
2) autovalutazione del movimento: successi e fallimenti
3) Prospettive per il futuro: priorità ed accordi pratici tra noi. Centralità
della questione palestinese e della lotta contro il muro dell’Haparthaid
Una nota negativa della mattina di apertura di questo meeting è stata di non
far partecipare i delegati alla grande manifestazione in ricordo delle vittime
di sabra e Chatila, alla quale la nostra delegazione ovviamente era presente.
Il programma prevedeva una visita campi di Sabra e Chatila dalle 11.30 alle
2.30. Dopo la manifestazione, appunto.
Nel pomeriggio, dopo la presentazione dei lavori è stata data la possibilità al
pubblico degli accreditati di intervenire, fare domande e proposte in merito.
In questa occasione ho preso la parola come “Comitato per non dimenticare Sabra
e Chatila”. Nell’intervento sono state descritte le caratteristiche del
comitato stesso, l’importanza della memoria sulla strage e della battaglia per
il Diritto al ritorno dei profughi palestinesi, Diritto sempre più moneta di
scambio per accordi al ribasso con l’occupante sionista.
E’ stata evidenziata l’importanza della manifestazione della mattina e, in
forma pacata ma netta rimarcata l’assenza di quella platea all’evento stesso.
Altro punto toccato dal mio intervento il tema delle italiane rapite. Abbiamo
descritto molto brevemente il dibattito in corso in Italia, con l’emergere
delle posizioni sui “due tempi” (prima la liberazione delle Simone e dei due
iracheni poi il ritiro delle truppe), delle attuali gravi difficolta’ e della
nostra netta posizione per il ritiro immediato ed incondizionato delle truppe
come soluzione a tutte le barbarie del conflitto in Iraq, compreso il rapimento
delle volontarie di “Un ponte per…”
Gli interventi di rilievo prima dell’inizio dei lavori sono stati due:
1) Un importante Ulema sunnita irakeno – Al Sheik.
Molto breve, ma chiarissimo: Stiamo lottando su fronti diversi contro la
globalizzazione e contro la guerra. Vi chiedo di fare pressione sui vostri
governi perche’ ritirino le truppe (frase questa ripetuta 2 volte)
2) Alessandra Mecozzi – presentata come “Coordinamento Italiano contro la
guerra”
Dopo una dettagliata descrizione delle due Simone e del ruolo di “Un ponte
per…” ha parlato dello shock subito dal movimento italiano e delle domande
poste al suo interno dall’evento. Le risposte che secondo questa rappresentante
si è dato il movimento sono state enumerate letteralmente in questo modo: “
primo liberazione delle Simone e dei due iracheni secondo fermare i
bombardamenti su Falluja, poi ritiro delle truppe”.
Dopo questi primi interventi iniziali Walden Bello ha fatto la relazione
introduttiva ai lavori.
In attesa della traduzione dell’intervento (che invio integrale in inglese)
riassumo per punti i dati salienti (almeno per me) del suo intervento:
Bello inizia dicendo che questa assemblea si svolge in un momento critico, di
correnti contrarie e contraddittorie.
Cita come incipit lo sprofondare degli USA nel pantano irakeno e la costruzione
vertiginosa del muro dell’haparthaid in Palestina da parte dei sionisti, dopo
aver ripercorso alcune scadenze focali del movimento ( 14 settembre 2003 –
marce contro la guerra negli USA…) ricostruisce a partire dal 1995 le tappe che
hanno fatto grande il movimento antiglobalizzazione nel mondo.
Nel paragrafo “Lottando contro
l’impero” parte dalla decade 1980 – 1990 giudicata non buona per
il movimento contro gli interventi imperialisti. Cita alcune eccezioni, come la
liberazione del Sudafrica dal giogo dell’haparthaid,, la prima Intifada
palestinese, la ritirata statunitense dal Libano dopo l’attentato che costo’ la
vita a 241 marines nel 1983 e, per ultimo, la ritirata da Mogadiscio nel 1993
dopo che un Ranger venne trascinato per le strade di quella citta’
Passa dall’attentato dell’11 settembre sino ad arrivare alla costruzione, con
la marcia del 15 febbraio 2003 contro la guerra in Iraq, alla nascita della
“seconda potenza mondiale” dopo gli USA: la societa’ civile globale (cita da un
articolo del New Jork Time).
Il paragrafo “Iraq, la
resistenza e il Movimento” credo che sia quello piu’ ficcante,
dirimente e orientativo rispetto al dibattito che poi si succedera’ nel
convegno.
Dopo aver detto della complessita’ e del numero dei compiti che il movimento ha
davanti, ha focalizzato l’attenzione sull’esigenza di costruire una “massa critica” di sostegno alla lotta di
liberazione nazionale in Iraq.
In questo senso ha evidenziato i dati degli ultimi mesi dell’occupazione e del
conflitto in Iraq, partendo dalle torture di Abu Ghraib e dai bombardamenti su
Falluja, descrivendo la forza e l’autonomia della resistenza irakena sulla base
anche dei resoconti del New York Time dai vari fronti.
Dopo questa breve introduzione Bello dice (traduzione molto sommaria da
rivedere): “la questione, amici e compagni, non e’ se gli USA perderanno,
perche’ hanno gia’ perso la guerra. La questione e’ quanto porteranno avanti
questa impossibile situazione. In questa fase il movimento contro la guerra ha
un ruolo molto importante da giocare.
Cita come termine di paragone alla sitazione attuale la forza del movimento
contro la guerra in Vietnam dopo l’offensiva vietnamita del TET nel 1968 e fa
alcuni paragoni con l’attuale movimento.
Nodo centrale dell’intervento in questo passaggio e’ il tema del rapporto del
movimento con questa resistenza, delle esitazioni alla sua legittimazione.
Per arrivare alla sua risposta mette in rapporto la realta’ delle forme di
lotta attuali (autobombe, kamikaze e F16, islamismo) con la storia dei
movimenti del ‘900: Mau Mau, FLNA algerino, Vietnam concludendo (usa anche una
frase che non appare nel testo scritto: “nessun movimento di liberazione e’ mai
stato bello e delicato”) che il problema non e’ l’appoggio politico alle varie
espressioni che emergono, bensi’ quello di fare una pressione per il ritiro
incondizionato delle truppe. Punto.
Se il futuro in Iraq continuera’ ad essere questo, la resistenza irakena ci
aiutera’ molto a trasformare gli attuali rapporti di forza internazionali.
Di seguito cita le varie aree di crisi che contribuiscono ad approfondire
l’egemonia statunitense nel mondo e ricorda le parolde del grande
rivoluzionario Che Guevara, che si attagliano a suo modo di vedere con
l’attuale situazione mondiale, non solo per sviluppare la solidarieta’ con le
lotte nei paesi citati, ma per rafforzare anche la lotta nei nostri paesi e
regioni, in questo senso fa l’esempio della lotta contro le basi USA in Nord
Asia.
Dopo l’intervento di Bello segue il dibattito.
Intervento di un rappresentante irakeno: Abdel Amir Ramir
USA in estrema difficoltà politica, miltare e morale.
Le forze che combatto contro la guerra hanno capito questa difficoltà
Francia, Russia e Germania stanno cambiando posizione, così come la Lega Araba,
che ultimamente ha aperto al governo Allawi
Il movimento contro la guerra internazionale ha fallito rispetto alla
solidarietà con la resistenza irakena, alla quale deve andare un aiuto concreto:
la “seconda potenza mondiale” non si è spesa in questo senso.
Stiamo lavorando alla trasformazione del movimento di liberazione in movimento
nazionale (militarizzato)
La nostra lotta è oggi centrale nel conflitto internazionale contro la globalizzazione
e il militarismo
Stiamo imparando dagli errori del passato per portare avanti oggi la nostra
lotta.
Interventi dei vari continenti:
Africa
Macoma (Sud Africa)
Niente sangue per il petrolio, no alla guerra e al neoliberismo. Libertà per la
Palestina.
Siamo in stato di guerra (guerre civili: es. Sudan)
Guerra silenziosa da generazioni da parte delle classi dirigenti al servizio
delle multinazionali. Cappio del debito.
Basi militari in tutta l’Africa per supportare le guerre, come quelle in Sudan e
in Iraq (es. Diego Garcia) – Grandi profitti delle industrie delle armi.
Associazione per lo sviluppo africano volano di queste politiche.
America Latina
Rina (Vicepresidente del comitato mondiale per la pace – Argentina)
Strategia di dominio mondiale attrraverso il debito, le politiche di “libero
commercio”, la militarizzazione e la guerra. Una guerra politica, sociale ,
culturale e militare.
Lotta per non pagare il debito – rifiuto del Plan Colombia ( paragone tra
criminalizzazione della resistenza colombiana e quella irakena) – aumento
dell’aggressività contro Cuba, uso della base di Guantanamo in questo senso –
Militarizzazione della “triple frontera” (Argentina/Brasile/Paraguay) col
pretesto di una presenza fondamentalista: in realtà interessi USA allo
sfruttamento del 5° giacimento acquifero del mondo (fiumi Iguazù/Paranà).
Minacce di bombardamenti nella zona da parte degli USA
Solidarietà con Venezuela e Haiti.
Descrizione della manifestazione svoltasi a Buenos Aires il 5 giugno scorso a
fianco di Cuba, Iraq e Palestina di fronte all’ambasciata USA
ASIA
Problemi Timor Est/Australia – Scontri tra musulmani e cristiani a Mindanao –
Gli USA tornano con basi militari nel Sud delle Filippine – In Sud Tailandia
repressione dei movimenti musulmani.
Zone di conflitto: Afghanistan – presenza USA in Pakistan – in Mauritania
presenza di una immensa base militare inglese – Nepal, Bangladesh, Sry Lanka
EUROPA Intervento di George Galloway
Se vince Bush intervento USA su Falluja in 48 h. e peggioramento complessivo
della situazione internazionale – creeranno un clima di paura generalizzato che
tenderà a favorire e giustificare l’integrazione militarista dell’Europa –
siamo in una fase di neocolonialismo – In Gran Bretagna i mussulmani sono
centrali nel movimento contro la guerra – leggi antiterrorismo, omofobia
Dobbiamo appoggiare la lotta degli irakeni come nostra unica forma per
reisstere a questa globalizzazione – esempio dei “lunedì di lotta” in germania,
che si sono estesi anche ad Amsterdam.
USA : Rania Maswi (campagna per la pace e la giustizia)
La guerra è anche interna agli USA: distruzione definitiva dei pochi diritti
sociali, dei diritti civili (iniziata da Clinton) e sindacali – 6.000 basi
militari dentro i confini – programmi Bush / Kerry praticamente uguali.
In questo momento il m ovimento contro la guerra è più forte che mai: 1.500
famiglie di militari in Iraq partecipano al movimento .
Non dobbiamo sopravvalutare l’eventuale vittoria elettorale di Bush: se vince
Kerry le politiche statunitensi saranno molto simili.
MEDIO ORIENTE intervento di Yamal ( campagna per fermare il muro dell’Aparthaid
– Palestina)
Costruire una strategia per la resistenza popolare contro gli USA – profonde
trasformazioni nell’area, a partire dalla guerra Iran/Iraq – accordi di Oslo:
un disastro. Obiettivo USA/Israele:ç trasformare la Palestina in una nuova
Singapore economica.
Vinceremo quando gli USA inizieranno a ritirarsi dal M. O. – Richiesta di
pressioni sui vari governi contro il muro, per questo lancio di una campagna internazionale
che mostri l’essenza razzista di Israele. Il vero terrorismo è quello di coloro
che lanciano i missili sui campi profughi
Intervento di una madre di prigionieri palestinesi (Yabe Wirshaf): chiede che
il meeting prenda posizione sulla vicenda dei prigionieri palestinesi: piano di
lavoro sul tema.
Interventi, domande dei delegati rivolte alla plenaria (tempo concesso 60
secondi…):
1) condividete voi la guerra della Palestina e dell’Iraq….?
2) Rappresentante afgano (Organizzazione con mezzi pacifici per la soluzione
dei conflitti): l’attuale resistenza in Afghanistan non rappresenta il paese –
Le elezioni prossime saranno una farsa e gli USA hanno già deciso chi vincerà
3) Grecia (giovane rappresentante del mov. Contro la guerra) attuale crisi peggiore
di quella in Vietnam – organizzare campagne per mettere fine all’occupazione in
Iraq – dal vertice di Londra dobbiamo mandare un messaggio alla resistenza
irakena.
4) Comitato nazionale Egitto/Palestina: pericolo americanizzazione nell’area
mediorientale
5) Brasile (foro sociale)concetto di liberazione base del nostro lavoro –
costruire un lavoro sempre più integrato a livello internazionale – focalizzare
l’attenzione sui diritti della persona
6) SudAfrica: Mondializzare l’Intifada – mettere allo stesso livello delle
altre la lotta per la difesa dei diritti delle donne, dei bambini – No a
simboli carismatici come Mandela, si a simboli di lotta, come l’Intifada.
7) Brasile (Movimento dei Sem Terra) Lotta contro il capitale finanziario
internazionale ( B.M., F.M. I.) – boicottaggio delle multinazionali –
rafforzare i paesi che resistono, la Palestina, i compagni irakeni, l’amata
Cuba – lotta contro Bush
8) Libano: tre difficoltà: 1) salita del nazionalismo in Russia, Cina e paesi
di media potenza anche a causa della crisi irakena 2) rifiuto della politica 3)
rapporto con la resistenza irakena: il problema non è di stare dalla parte di
questa o dell’altra “banda”, ma di difendere la legittimità della loro lotta,
emerge su questo terreno una vecchia debolezza dei movimenti – porsi il
problema del come fare per aiutare la resistenza irakena
9) Turchia: (comitato pace e giustizia) . Lavorare per isolare l’attuale
governo irakeno – costruire un nuovo internazionalismo contro il capitalismo
selvaggio – le elezioni USA sono di rilevanza mondiale: prepararsi alla
probabile rielezione di Bush – difendere il Libano e la Siria
10) Libano: Assurda la pretesa di avere un’unica strategia per tutti i paesi:
l’unica strategia comune sta nella tensione al cambiamento – dobbiamo
continuare ad essere un movimento di base.
Pomeriggio di sabato 18 settembre – sessione plenaria dedicata all’Iraq
12/14 esponenti della resistenza civile, religiosa e militare irakena al tavolo
della presidenza
Interventi di apertura di alcuni di loro
Primo intervento: Grandi differenze tra la realtà che si vive nel paese e
l’informazione ufficiale - Si mutila la resistenza adoperando un termine
oscuro: terrorismo. Il terrorismo oggi è tutto quello che danneggia gli USA –
Gli USA non sanno come uscire dal paese – Oggi non esiste qualcuno che
rappresenti tutta la resistenza irakena
Secondo intervento di Al Kikabi:
Propone di lavorare ad una conferenza internazionale da tenersi in Iraq sulla
attuale situazione: per questo obiettivo costruire un comitato preparatorio ed
un O.d.G. – nella prima riunione di Mumbay si parlò di un “comitato di crisi”
sull’Iraq – richiesta di costituzione di un comitato internazionale di giuristi
per la liberazione dei prigionieri, in particolare delle prigioniere.
Terzo intervento di Nidal Al Yaisi (donna del Comitato irakeno per i diritti
umani) – Parla delle compensazioni per i colpiti dalla guerra: li abbiamo
riuniti per le richieste da fare agli occupanti ma non hanno avuto alcune
risposta. Ora vivono sotto i ponti. I militari irakeni che hanno affrontato gli
invasori nella prima fase della guerra sono scomparsi nelle carceri degli
occupanti.
Quarto intervento di Samia Rari (Associazione dei diritti delle donne) –
L’unica legittimazione dell’invasione può venire solo dall’ONU, che deve anche
riconoscere la legittimità della resistenza.
L’esercito iakeno era il quinto nel mondo. I nostri soldati erano molto
rispettati nel paese, oggi vengono trattati come traditori in patria perché non
servono gli invasori – Oggi noi non possiamo giudicare legalmente gli abusi e
gli eccessi dei soldati statunitensi – Oggi l’Iraq è un paese povero: si
vendono terra e possedimenti per finanziare la resistenza: chiediamo aiuti
finanziari per la resistenza.
Risposta di un esponente religioso sunnita alla domanda sulla possibile unione
della resistenza irakena:
Io abito a Falluja, citta profondamente religiosa, dove tutta la popolazione,
al di là delle posizioni politiche o ideologiche ha fatto muro contro gli
invasori. In questo momento siamo circondati e anche per questo non è facile
integrare la nostra lotta con quella di tutto il paese. Non abbiamo
rappresentanti. Il numero dei morti di cui sapete è solo un decimo del numero
reale.
Risposta su al Zarkawi (Al Qaeda) e sul rapporto con i curdi: Zarkawi non lotta
con noi.
Non ci sono curdi, sunniti, sciti nella resistenza, ci sono solo irakeni. Il
nostro problema non sono i curdi, sono gli americani.
Altre risposte e considerazioni dei vari esponenti irakeni:
- oggi abbiamo un governo marionetta, le elezioni saranno possibili solo sotto
controllo internazionale. Questa guerra è illegale.
- La situazione della resistenza è simile in tutto il paese. In questo momento
esiste la tendenza alla unificazione dei fronti, alla costituzione di un
quartiere generale. Stiamo lavorando alla costituzione di un Comitato Nazionale
della Resistenza
- Messa in evidenza dell’aberrazione dell’uso da parte degli occupanti
dell’uranio impoverito e delle sue conseguenze sulla popolazione
- Intervento di un rappresentante del partito comunista irakeno contro
l’occupazione ed al fianco della resistenza
- Intervento di un rappresentante del Sud del paese (Bassora) che ribadisce
l’unità del paese nella resistenza: irakeni non sunniti, sciiti, curdi. Siamo
ben presenti in tutto il paese e abbiamo vinto molte battaglie militari in
questi mesi
Una rappresentante turca, parlando del forte movimento contro la guerra nel suo
paese, che ha contribuito ad impedire il passaggio delle truppe dal confine
Nord dell’Iraq nel momento dell’invasione, pone la questione degli omicidi di
molti camionisti turchi da parte della resistenza, che ha shoccato i turchi.
Risposta di un rappresentante iracheno che si presenta come uomo politico e
commerciante: “ per il mio lavoro ho occasione di parlare spesso con turchi che
viaggiano, trasportano e commerciano in Iraq. Sempre li metto in guardia dal
non trasportare armi agli occupanti, pena la loro trasformazione in obiettivi
militari: come possiamo accettare che si trasportino armi che poi vengono usate
contro di noi?”
Ad una domanda se la resistenza si aspetta la legittimazione da parte dell’ONU
un rappresentante del clero sunnita risponde : “Non abbiamo atteso Kofi Annan
per sapere che l’occupazione è illegale e per intraprendere la resistenza, non
aspettiamo da lui una legittimazione.”
Per chiarire ulteriormente sull’unità del paese contro l’invasine un altro
rappresentante religioso sciita cita una precedente conferenza tenutasi a
Beirut nella quale tanti iracheni (compresi curdi) si dichiaravano disposti a
partecipare alla resistenza.
Proposta di Walden Bello agli irakeni: lavorare alla conferenza internazionale
da tenersi in Iraq – lettera di protesta al governo sudafricano per la
massiccia presenza di mercenari in Iraq.