www.resistenze.org - osservatorio - lotta per la pace - 25-03-05

da La Jornada (quotidiano messicano) del 20 marzo 2005
http://www.jornada.unam.mx/2005/mar05/050320/edito.php

Vigorosa protesta mondiale contro la guerra


Editoriale

A due anni dall'invasione dell'Iraq e mentre, uno ad uno, se ne vanno da quel paese i contingenti militari che seguirono nella loro avventura Stati Uniti e Regno Unito, la protesta contro la guerra è stata di nuovo internazionale e massiccia. Centinaia di migliaia di persone si sono mobilitate contro l'occupazione dell'Iraq in luoghi tanto distanti come Londra, New York, Montreal, Roma, Brasilia, Santiago del Cile, Città del Messico ed altre parti del globo, dimostrando preoccupazione per la permanente politica bellicista del governo di George W.Bush. Questi, in effetti, ha approfittato dell'anniversario per mandare in Corea del Sud, alla frontiera stessa con la Corea del Nord (che considera un possibile bersaglio dei suoi attacchi militari) Condoleezza Rice, sua segretaria al Dipartimento di Stato ed uno dei principali membri del gruppo dei falchi neoconservatori che lo dirige.

La segretaria, ovviamente, ha visitato le truppe statunitensi installate in Corea ed una base segreta che svolge la triplice funzione di minacciare Pyongyang, Pechino... e l'alleato Tokyo. Mentre mantiene la pressione politico-militare su Siria e Iran, Bush ha dimostrato ancora una volta il suo bellicismo nominando come responsabile di tutti i servizi d’informazione e di sicurezza John Negroponte, ex ambasciatore nell’Iraq occupato ed in precedenza ambasciatore presso l'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), specialista in colpi di stato in America Latina ed organizzatore, in modo segreto e fuorilegge, della “contra” in Nicaragua e degli squadroni della morte in Honduras.

Per completare la sua squadra, Bush ha scelto come rappresentante all'ONU uno dei promotori dell'invasione dell'Iraq, uno di coloro che all’epoca consigliarono di prescindere da detta organizzazione e dagli alleati europei. Oggi lo propone come presidente della Banca Mondiale: Paul Wolfowitz, ex sottosegretario alla Difesa, con doppia nazionalità (statunitense ed israeliana) principale sostegno d’Israele in Medio Oriente e fulcro del gruppo neoconservatore della Casa Bianca. Lo strumento finanziario mondiale per realizzare la politica delle grandi imprese,  particolarmente quella degli Stati Uniti, passerebbe così a consolidare la militarizzazione della politica estera statunitense, incentrata sulla guerra economico-militare contro i suoi concorrenti od obiettivi strategici.

L’Europa, che è stata il terreno principale di due guerre mondiali, conosce e teme le esplosioni dei conflitti, ma i suoi governi temono allo stesso modo di opporsi alla politica di Washington e di porre il veto alla candidatura di Wolfowitz, sebbene non lo appoggino. I popoli europei, da parte loro, si mobilitano a causa dei problemi sociali generati dalla politica neoliberista e contro la guerra, che vedono come l'altra faccia della stessa medaglia: in entrambi i casi si differenziano dai loro governi. Cresce in questo modo l'idea che per ottenere la pace, evitare un'avventura suicida per l'umanità e preservare le conquiste sociali, bisogna cambiare la politica ed i politici.

I manifestanti sono stati senza dubbio, per numero, meno dei milioni che nel 2003 tentarono in tutto il mondo d’impedire l'invasione dell'Iraq, ma ora hanno una chiarezza ed una determinazione superiori a quelle di due anni fa. Il ripudio del bellicismo della Casa Bianca e dei risultati economici e sociali di una politica orientata verso la guerra lavora, com’è successo in Spagna, a favore del diffuso “partito” della pace. La storica vecchia talpa continua a scavare sotto i piedi di coloro che si sentono onnipotenti.


Traduzione dallo spagnolo a cura di Adelina Bottero e Luciano Salza