da
www.forumcontrolaguerra.org
Riportiamo
di seguito un condivisibile articolo pubblicato da Il Manifesto sul tema della
smilitarizzazione e denuclearizzazione del Mediterraneo, campagna alla quale il
Forum contro la guerra aderisce.
Forum contro la guerra
da Il Manifesto del 23/07/2005
Nucleare Il problema
della rimozione delle testate americane e dei sommergibili atomici
di
Angelo Baracca e altri
Ambiente
Mediterraneo denuclearizzato
***
L' articolo di Danilo Zolo sul Mediterraneo fornisce spunti di grande
interesse, che meritano di essere riempiti di contenuti concreti e di obiettivi
praticabili. Egli accenna en passant all'aspetto del nucleare. Crediamo che
valga la pena di riprenderlo e di svilupparlo, perché potrebbe fornire uno dei
possibili punti di partenza. Si tratta infatti di un problema molto ben
definito, su cui ci sembra concretamente possibile sviluppare un'azione che
coinvolga tutti i paesi che si affacciano sul Mediterraneo, unificando i
movimenti aldilà di altri possibili punti di divergenza; su cui è possibile
rifarsi a normative internazionali precise, sostenute da efficaci sistemi di
controllo internazionale. Il quadro è presto fatto. Il primo aspetto,
anacronistico e inquietante, è dato dalle 480 testate americane schierate in 5 paesi
europei della Nato, di cui 2 si affacciano sul Mediterraneo: Italia, Belgio,
Germania, Olanda, Turchia (la Grecia si è liberata delle ultime 20 testate nel
2001). La normativa internazionale esistente è estremamente chiara. Il Tnp è
uno dei pilastri del Diritto internazionale (e lo rimane nonostante il
fallimento della recente Conferenza di Revisione): l'Art. VI imponeva (dal
1970) il disarmo nucleare totale (ribadito nel 2000 in 13 passi pratici per
realizzarlo); gli Artt. I e II vietano espressamente agli stati nucleari di
trasferire, e agli stati non nucleari di ricevere armi o esplosivi nucleari, ma
anche il controllo, diretto o indiretto, su di essi. Delle 90 testate presenti
in Italia, 50 sono nella base Nato di Aviano, ma 40 nella base italiana di
Ghedi Torre, controllate quindi dalle nostre forze armate, destinate ai nostri
caccia e ai nostri piloti, addestrati per questa missione. L'Italia è di fatto
un paese nucleare.
Minaccioso e destabilizzante, soprattutto per l'area in cui si colloca, è anche
l'arsenale di Israele, che non lo ha mai neppure riconosciuto, anche se è un
segreto di Pulcinella fin dalla sua nascita negli anni `60, e non aderisce al
Trattato di Non Proliferazione (TNP) e che comprende un numero imprecisato, tra
200 e 400, di testate, sicuramente modernissime.
Non si può a questo punto non porre anche la questione dell'arsenale francese,
terzo al mondo, 350 testate, 4 sommergibili nucleari (2 costantemente in
navigazione), 80 bombardieri strategici, e programmi nucleari che si proiettano
almeno fino al 2040.
Ultimo, ma non meno importante, aspetto è costituito dai sommergibili nucleari
di varia nazionalità, con missili nucleari, che scorrazzano nel Mediterraneo,
sostano nei nostri porti (violando l'efficacia di sistemi di allarme e
sicurezza), e dispongono di basi come quella de La Maddalena.
Un aspetto importantissimo, ed unico, degli armamenti nucleari è che con il Tnp
venne istituita l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (IAEA), deputata
ad effettuare i controlli (negli Stati non nucleari) con procedure rigorose ed
internazionalmente riconosciute ed accettate.
A conferma di questi obblighi e di questo regime, un parere della Corte
Internazionale di Giustizia stabilì nel 1996 che la detenzione di armi nucleari
ed anche il loro uso come minaccia (e cioè la strategia della «deterrenza»,
anche quella della Guerra fredda) violano il Diritto internazionale, il Diritto
umanitario e le norme di rispetto dell'ambiente, e confermò l'impegno ad
attuare il disarmo immediato.
Dopo la firma del Tnp vi furono accordi internazionali che istituirono quattro
zone Libere da armi nucleari: America Latina (1985), Pacifico del Sud (1985),
Sud Est Asiatico (1995) e Africa (1996). La proposta di denuclearizzare il
Medio Oriente è sul tappeto: essa potrebbe evidentemente disinnescare
notevolmente le tensioni e i rischi di proliferazione in questa zona, ma ha
sempre incontrato la ferma opposizione di Israele, appoggiato dagli Usa, mentre
non ha ricevuto l'appoggio necessario di altri paesi, in particolare europei. I
quali bloccano anche la proposta di dichiarare il Mediterraneo zona
denuclearizzata.
Proprio qui sta il punto. Quest'ultima proposta potrebbe venire ripresa e
rilanciata con forza, unificandola con quella per il Medio Oriente, costruendo
un movimento che si estenda a tutti i paesi che si affacciano al Mediterraneo,
una rete di alleanze con le forze progressiste aldilà di tutte le divergenze,
ed esercitando così una forte pressione sulle istituzioni. Come abbiamo visto,
non dobbiamo inventarci nulla: è tutto scritto, sottoscritto, ribadito, sancito
da trattati e giurisprudenza. Quest'obiettivo andrebbe a nostro avviso assunto
in termini specifici e ben definiti: non per accantonare gli altri problemi, ma
per costruire una forte unità, e cercare di spuntarla su un punto specifico,
per farne poi un punto di forza per estendere l'azione.
Questo obiettivo avrebbe molti riflessi estremamente positivi. Di fronte ad una
spinta massiccia, come potrebbero molti parlamenti e stati tirarsi indietro?
Con quali motivazioni?
Israele verrebbe messa nell'angolo, non da parte dei paesi arabi limitrofi, ma
per la prima volta di tutti i paesi del Mediterraneo, troppi dei quali nutrono
profonde ambiguità e complicità con Tel Aviv. L'isolamento di Israele avrebbe
anche un effetto positivo indiretto sul conflitto palestinese.
La proposta potrebbe disinnescare anche il rischio della «bomba» iraniana
poiché, senza bisogno di schierarsi apertamente con Teheran, allenterebbe
l'accerchiamento, allontanerebbe la minaccia israeliana, e isolerebbe la
politica di Washington intralciandone anche i disegni e le azioni nella
regione. Attuerebbe difatti, come delineava Zolo, un'incisiva unità di un ampio
schieramento di forze non confessionali, su un obiettivo che non sarebbe
attaccabile come filo-arabo, al di sopra delle altre divergenze sulle quali gli
Usa e Israele fanno leva.
Un riflesso interessante vi sarebbe anche per l'Unione Europea. Nel progetto di
una forza militare comune, infatti, non è chiaro quale possa essere la
collocazione degli arsenali nucleari francese e britannico: residui
ingombranti, che non si sa dove mettere. Una asimmetria nucleare non sembra
consona ad una Europa unita, ma la condivisione di questi arsenali violerebbe
il Tnp, promuovendo Stati formalmente non nucleari a divenire Stati nucleari
effettivi.
L'obiettivo, infine, porrebbe in maniera univoca e unitaria il problema della
rimozione delle testate americane -e non- dal Mediterraneo, in particolare per
quanto riguarda i sommergibili atomici che vi entrano continuamente, come avvio
di un percorso che porti alla denuclearizzazione dell'intero scacchiere
geo-strategico. Il Mediterraneo sarebbe il punto d'inizio -e dall'Italia
potremmo, e dovremmo, dare un segnale concreto lanciando un'azione energica per
quanto riguarda le 90 testate, inducendo il Parlamento e il prossimo governo a
chiederne con forza il ritiro, come ha fatto recentemente il Parlamento del
Belgio.
La proposta nel suo insieme potrebbe venire concretamente discussa e lanciata
durante le celebrazioni che il 6 agosto 2005 si terranno a Ghedi, Aviano e
Padova in memoria dello sgancio della prima bomba atomica su Hiroshima.
(***) Angelo Baracca, Alberto Cacopardo, Augusto Cacopardo, Patrizia Creati,
Donald Bathgate, Brenda Porster, Myra Evans, Patrizia Lacerna, Paolo Lombardi.