dal numero di
dicembre del mensileAcqua & Sapone
La nobile causa
di
GiuseppeStabile
Abbiamo bisogno di esempi positivi di persone forti e pulite, per risvegliare
la nostra parte migliore troppo spesso offuscata dal grigiore della
quotidianità.
Cindy Sheehan è una delle migliaia d’esseri umani che vivono sulla propria
pelle la sofferenza per una delle tante guerre che oggi si combattono nel
mondo. Cindy è la madre di Casey, un soldato americano di 24 anni, morto nel
2004 durante la guerra in Iraq. Drammatico certo, ma, apparentemente, niente di
speciale: in fondo siamo ormai abituati alla morte in diretta. Eppure questa
semplice donna californiana di 48 anni sta smuovendo le coscienze di milioni di
persone in tutto il mondo. La sua forza sta nell’impegnarsi ad essere coerente
con il suo fuoco interiore che le vicende della vita le hanno riacceso, quel
fuoco che ognuno di noi ha dentro, quell’energia sacra e potente che non
ammette passività, vittimismo e vendetta, ma che cerca fino in fondo solo la
Verità.
Quest’estate, improvvisamente, i media
di tutto il pianeta hanno cominciato a parlare di lei, allorquando il 6 Agosto
2005 ha piantato la sua tenda a Crawford, in Texas, davanti al ranch dove stava
trascorrendo le sue vacanze il presidente americano George Bush, aspettando di
essere ricevuta da lui. Bizzarria, disperazione, esibizionismo? Tentiamo di
ricostruire la sua storia più recente, leggendo con attenzione alcune sue
interviste o lettere.
«Ci sono state molte notti, dopo che
mio figlio Casey era morto e seppellito, in cui ho dovuto trattenermi
dall'ingoiare l'intero flacone dei sonniferi. Ciò che mi ha trattenuta dal
commettere quest'atto codardo ed egoista sono stati gli altri miei tre figli.
Circa tre settimane dopo l'uccisione di Casey, mia figlia Carly venne da me e
mi colpì, donandomi la ragione per vivere: era la sua poesia, intitolata
"Una nazione cullata al sonno". Una delle strofe dice: "Avete
mai udito il suono di una madre che grida per il proprio figlio?” Questa strofa
mi ricordò che non ero la sola nell'universo a soffrire di quell'intollerabile
dolore, ma ciò che mi aiutò a scavarmi l'uscita dalla fossa della disperazione,
un agonizzante centimetro alla volta, fu l'ultima strofa della poesia:
"Avete mai udito il suono di una nazione che è cullata al sonno? I leader
vogliono tenervi annebbiati, così il dolore non sarà troppo profondo. Ma se
noi, il popolo, li lasciamo continuare, un'altra madre piangerà. Avete mai
udito il suono di una nazione che viene cullata al sonno?"
Quando mia figlia mi recitò questi versi, seppi che avrei speso ogni briciola
di tempo, di denaro e di energia per portare a casa le truppe, prima che
un'altra madre dovesse piangere. Mi vergognavo di me stessa, per non aver
tentato di fermare la guerra prima che Casey morisse, ma stupidamente avevo
pensato: "Cosa può fare una persona da sola?". Poi ad inizio
d’Agosto, dopo la morte di un ennesimo gruppo di soldati americani, sentii
George Bush ripetere che quei soldati erano morti per una nobile causa. Decisi
di andare a Crawford, e di chiedergli quale fosse tale "nobile
causa".»
(www.Resistenze.org).
Fu così che il giorno 4 Agosto, insieme con altri cinque amici, Cindy partì per
raggiungere quello che doveva essere il tranquillo luogo di riposo di Bush per
il suo mese abbondante di vacanza. Nel pulmino c’erano sedie a sdraio, tanta
acqua ed un ombrellone per ripararsi dal sole spaccasassi del Texas. Il giorno
prima di accamparsi davanti al suntuoso ranch di Crawford, la signora Sheehan,
davanti ad un gruppo di “militari veterani per la pace”, disse tra l’altro:
«Qualcuno deve fermare queste atrocità
e questi bugiardi. Vorrei sapere qual e' la nobile causa per cui mio figlio e'
morto. E se il Presidente mi risponderà "la libertà e la democrazia",
io gli dirò: "Stupidaggini! Dimmi la verità. Dì che mio figlio è morto per
il petrolio, per arricchire i tuoi amici. Forse mi arresteranno, ma non
importa. A volte la prigione è il solo posto per una persona che ha una morale,
in un mondo immorale. Non si può continuare a stare alla finestra, perché
l'opposto del bene non è il male, ma è l'apatia»
(www.beati.org).
Arrivati a destinazione nel paese texano, il gruppetto portò subito lo
scompiglio, dividendo i residenti tra sostenitori ed ostili, ma alcuni
concessero il permesso di montare le tende dell’improvvisato accampamento
subito ribattezzato Camp Casey. Dopo qualche ora il Presidente mandò degli alti
funzionari a cercare di dissuadere quella donna caparbia ed ostinata dal suo
desiderio di incontrarlo personalmente. Lei ascoltò, ringraziò e gentilmente
rispose che non se ne sarebbe andata finché Bush non avrebbe risposto
personalmente alle sue domande. A quel punto successe l’imprevedibile. Infatti,
nei giorni seguenti i giornali e le televisioni di tutto il mondo cominciarono
ad intervistare “Peace Mom” (Mamma Pace, com’è stata soprannominata), centinaia
di persone si unirono all’accampamento e solo negli Stati Uniti furono
organizzate più di 1500 veglie in sostegno alla protesta.
Naturalmente assumere delle posizioni forti, chiare ed univoche, costa. Non
solo come impegno personale, ma anche per le ripercussioni nei rapporti con le
persone più vicine. Lo possiamo constatare tutti i giorni, quanto sia difficile
essere coerenti e decisi fino in fondo, senza scendere a compromessi, con le
persone e con gli ambienti intorno a noi. Anche per Cindy è stato lo stesso,
perché a mano a mano che nell’ultimo anno lei acquisiva forza e consapevolezza,
sono cominciati ad incrinarsi molti suoi rapporti personali, anche i più
stretti. A testimoniarlo sono svariati episodi, dal divorzio dopo 28 anni di
matrimonio, fino alla lettera che i suoi parenti hanno scritto ai quotidiani
americani per dissociarsi dal presunto discredito che lei stava portando alla
loro famiglia con la protesta di Crawford. Ma non solo.
Come scrive lei stessa « Sono
conosciuta da un po’ come una persona che dice la verità e la dice forte e
chiara, ho sempre chiamato un bugiardo bugiardo e un ipocrita ipocrita. Su
questa guerra io dico tutta la verità senza compromessi. Non ho mai detto mi
raccomando, per favore o grazie. Non ho mai detto niente d’annacquato, come fa
Bush con la sua retorica patriottica. Dico che mio figlio è morto per delle
bugie. George Bush ci ha mentito e sapeva che stava mentendo. Adesso sono
diffamata e infangata dai destroidi e dai cosiddetti media “giusti ed
equilibrati” che hanno paura della verità e non sono in grado di affrontare
qualcuno che la dice. Devono storcere, distorcere, falsare e controllare
qualsiasi cosa io abbia mai detto, quando non hanno mai controllato niente di
quello che George Bush ha detto o sta dicendo.
Penso che abbiano seriamente sottovalutato tutte le madri. Mi chiedo se nessuno
di loro abbia mai avuto un rapporto madre-figlio autentico e se sono così
sorpresi che ci siano così tante madri in questo paese che sono irremovibili,
quando si tratta di chiedere la verità ».
(Il Manifesto 23/08/2005)
D’altro canto la signora Sheehan è ben consapevole del rischio di essere
strumentalizzata a fini politici:
« Non credo che quello che faccio sia
di parte. Riguarda la vita e la morte. Nessuno ha chiesto a mio figlio Casey di
che partito politico era, prima di mandarlo a morire in una guerra ingiusta ed
immorale. In generale dei democratici che sono all’opposizione in America,
penso che sono stati deboli. Il fallimento di Kerry stava proprio nel non aver
preso posizione sulla guerra»
(15/10/05 intervista di Tom Engelhardt).
Anche se con stati d’animo ed occupazioni diverse, il torrido Agosto è
trascorso senza che il Presidente e Mamma Pace si siano incontrati.
Naturalmente però, non sono finite la determinazione e le energie della
Sheenan, che, appena smontata la tenda, ha organizzato un tour con tre pullman
che per tutto il mese di Settembre, visitando 51 città in 28 diversi Stati
americani, ha coinvolto e sensibilizzato un mare di persone. Tappa finale del
tour Washington, dove, durante un sit-in davanti alla Casa Bianca, è stata
arrestata insieme con altre cinquanta persone. Pensate che si sia arresa?
Niente affatto! Appena scarcerata, con una carica ed una creatività
incredibili, si è di nuovo messa in movimento, animando attività e veglie non
violente ancora davanti alla Casa Bianca, culminate con il nuovo arresto del 27
ottobre, giorno in cui è stato annunciato l’impressionante numero di duemila
soldati americani uccisi in Iraq, in aggiunta alle decine di migliaia di
iracheni deceduti dall’inizio della guerra.
Nel momento in cui stiamo chiudendo quest’articolo, Cindy Sheehan ha ripreso la
sua contestazione davanti alla residenza ufficiale del Presidente degli Stati
Uniti d’America, facendo sentire alta la sua voce che ancora chiede qual è la
“nobile causa” per la quale tanta gente è morta e sta morendo nella guerra
irachena. Sa bene che ora rischia il terzo arresto che le comporterebbe una
sicura e lunga permanenza in prigione. Ma cosa è la galera di fronte alla
libertà che dona la verità?
« La poesia di mia figlia Carly mi
diede una ragione per vivere. Camp Casey, con i suoi meravigliosi sentimenti
d'amore, accettazione, pace, comunità, gioia, e sì, ottimismo per il nostro
futuro, mi ha riportato il desiderio di vivere. Posso di nuovo sorridere e
ridere, e sapere perché, per la maggior del tempo. Sono cose, queste, che diamo
per scontate, ma io non lo farò mai più. Amo essere viva, ora, e la mia vita
sarà dedicata alla pace con giustizia, così che i nostri figli non dovranno mai
più essere abusati dalla macchina della guerra. Grazie, America. Grazie, Casey».
(www.resistenze.org)