Cinquantamila
di Simone Oggionni
19/03/2006
Cinquatamila persone hanno sfilato ieri per le strade di Roma. Tre anni fa, i
primi bombardamenti statunitensi, gettarono Baghdad in un incubo dal quale il
popolo iracheno non è ancora uscito.
Per questo a Roma e in decina di capitali e in centinaia di città
nord-americane, il popolo della pace è tornato a manifestare. Quello romano è
stato un corteo colorato, partecipato, pacifico e determinato nel ribadire le
parole d’ordine di un movimento che ha di nuovo dimostrato il suo dinamismo e
la sua vitalità: tantissime le bandiere di Rifondazione Comunista, molte anche
quelle degli altri soggetti della sinistra di alternativa.
Gli obiettivi sono chiari: ritirare immediatamente le truppe d’occupazione
militare dall’Iraq, ma anche dagli altri teatri di guerra, ed esprimere una
solidarietà internazionalista ai popoli che resistono. Al fianco delle bandiere
irachene quelle palestinesi, a porre ancora una volta l’accento sul Medio
oriente e sull’importanza degli sforzi di chi si oppone ai progetti neo
coloniali ed imperialisti.
“Pesa, in questo contesto, l’assenza della componente moderata dell’Unione” –
dice Claudio Grassi dietro lo striscione arcobaleno de l’ernesto – “in una
manifestazione combattiva ma assolutamente pacifica, a dispetto di quanto
strumentalmente paventato nei giorni scorsi non solo dalle destre ma anche da
molti esponenti del centrosinistra”.
“Oggi il movimento per la pace ha dimostrato quanto è attivo e radicato nel
nostro Paese” aggiunge Francesco Maringiò, coordinatore nazionale dei Giovani
de l’ernesto.
“Va segnalata in particolare la massiccia partecipazione dei giovani, anche di
coloro i quali sono addirittura alle prime esperienze di mobilitazione”.
Dal Palco di Piazza Navona molti i moniti all’Unione: la politica estera del
Paese deve svoltare ad ogni costo. Perché il prossimo appuntamento del popolo
pacifista sia l’occasione per festeggiare, finalmente, il primo giorno di un
Iraq libero e sovrano.