www.resistenze.org - osservatorio - lotta per la pace - 06-03-07

La presenza delle basi straniere nei Balcani
 
Relazione di E. Vigna al Convegno DISARMIAMOLI
 
Bologna 10/02/2007
 
Prima di tutto vi ringrazio per aver voluto inserire nella riflessione di questo importante convegno, la questione ex jugoslava e balcanica, nei mass media scientificamente rimossa, non casualmente , e vedremo perché. Ma soprattutto è stato importante sentire in molti interventi, il riferimento alle vicende di quella regione e questo significa che gli autorevoli compagni ed esperti intervenuti hanno colto la valenza strategica e geopolitica dell’aggressione e distruzione della Jugoslavia.
Ci avevano raccontato che era stata fatta una guerra “umanitaria”, bombardando e devastando un popolo … per portargli la democrazia, diritti, sviluppo economico e libertà.
 
I risultati materiali di questo “intervento terapeutico” sono sotto gli occhi di tutti, ma soprattutto sono tragicamente scolpiti nei dati degli esperti ed enti internazionali, che possiamo riassumere in un solo dato emanato dalle “agenzie dello sviluppo” dell’ONU, che dichiarano che la Serbia è stata portata indietro nei parametri sociali, economici e di sviluppo… di quasi cento anni.
 
Questa è la verità, perché questa è la realtà. Ma allora quali sono i veri motivi dell’aggressione e della presenza militare NATO nei Balcani?
 
Sono i soliti, banali, storici motivi imperialistici: motivi economici, di accaparramento di nuovi mercati e di risorse; motivi politici, di assoggettamento di governi “renitenti”o indipendenti dalle strategie del nuovo ordine mondiale; motivi geopolitici, di controllo e gestione dei territori, legati ai famosi corridoi energetici (gasdotti, oleodotti, ecc..).
 
Nel caso della Serbia e del Kosovo i famosi corridoi 6 e 8, tragicamente per il popolo serbo, si incrociano casualmente nella regione kosovara.
E per questo ecco il quarto motivo: quello militare. Con il ruolo della Nato e dell’esercito statunitense, come garanti; il famoso “guanto di ferro”, come fu definito dal Dipartimento di Stato USA, durante i bombardamenti alla Repubblica Federale Jugoslava. La forza militare, quindi l’installazione di basi militari per poter controllare, ricattare, imporre, “pacificare” e “mettere in sicurezza” territori che non si assoggettano da soli, offrendosi quindi come vittime predestinate. Perché per questo oggi esiste la NATO.
 
Se noi avessimo qui una cartina geografica del 1989, vedremo che la presenza militare Nato e Usa si fermava alla famosa “cortina di ferro”; poi nel 1999, tutti i paesi dell’ex-URSS, esclusa la Bielorussia (noto paese canaglia) erano ormai “occupati” da basi Nato o in procinto di diventarlo, E così anche le repubblichette nate dall’ex-Jugoslavia.
 
Bene, in questa cartina c’era un buco nero, dove dal 1945 ad allora, nessun militare o truppa straniera aveva mai messo piede e questo buco non era né un paese comunista, né un paese rivoluzionario, era semplicemente un paese, la Repubblica Federale Jugoslava (la Piccola Jugoslavia, oggi Serbia) che faticosamente, in modo contraddittorio, criticabile, ma dignitoso, e legato fortemente e saldamente alla concezione dell’”interesse nazionale”, cercava di trovare una propria via di uscita da crisi economiche, sociali e politiche, legate al crollo del mondo socialista, con ciò che ne è conseguito a livello mondiale. Il cui percorso però escludeva ogni prospettiva di assoggettamento agli interessi delle multinazionali e dell’imperialismo Usa ed europeo. Ed è stata la sua condanna a morte.
 
So che è difficile parlare di queste cose, di queste concezioni fortemente radicate e sentite in quei popoli; in quanto l’Italia, è “occupata” militarmente e senza sovranità da 60 anni, essendo uno dei paesi più “amici” degli Americani. Nel nostro paese, infatti, sono “ospitati” il maggior numero di basi ed installazioni militari, senza per questo che nella coscienza nazionale o nei movimenti per la pace si sia radicata profondamente una esigenza e richiesta di sovranità a casa propria.
Come può definirsi ed essere libero un paese, un popolo, occupato militarmente da truppe straniere?
 
Oggi nell’area balcanica e limitrofi sono ormai quasi cento le basi e le installazioni militari Nato e Usa: Croazia, Bosnia, Macedonia, Albania, Montenegro, Romania e Bulgaria sono ormai Rpubblichette a disposizione delle strategie occidentali di accerchiamento della Russia…prima di arrivare alla Cina.
 
Nella regione, ora che sono state portate la libertà e la democrazia…occidentali, ovviamente, la situazione di agibilità e sovranità, per i popoli e stati, è sinteticamente questa:
in Ungheria l’ex base sovietica di Tasar è ora la principale base militare americana fino alla Russia;
in Albania sono state posizionate le basi navali più grandi, oltre all’aeroporto vicino a Tirana; 
in Macedonia sono state occupate dalle truppe Nato le due più grandi caserme del paese a Tetovo e a Kumanovo, oltre all’aeroporto di Petrovac, Skoplije e al poligono militare di Krivolak;
la Bosnia Erzegovina è stata adibita per l’aviazione: l’aeroporto di Dubrovac, Tuzla è diventato base aerea Nato, così come a Brcko e Bratulac, sono state messe due basi terrestri;
i maggiori porti della Croazia sono stati adibiti per le unità navali, mentre all’aeroporto vicino Pula c’è ora una base dell’Alleanza oltre al poligono di Slunj vicino Djakova.
Dalla Romania è stata presa la base navale di Costanza, l’aeroporto militare vicino a Bucarest, le basi terrestri vicino Timisoara, a Costanza, Kluza e Vlaskoj, ma ne sono richieste altre tre per ultimare il dislocamento delle truppe nella regione.
In Bulgaria è stata collocata una base navale a Varna e una terrestre a Sarafovo.
Infine in Kosovo vi è Camp Bondstel a Urosevac e un'altra base a Gnjlane.
 
Questi paesi sono soprattutto pedine geostrategiche fondamentali nelle logiche di aggressione e annichilimento del Medio Oriente e della resistenza dei popoli Iracheno, Palestinese e Libanese e sono di sostegno alle politiche sioniste nell’area. E proprio in questi giorni, una notizia che può dare la conferma di questa lettura e riguarda la prossima guerra in preparazione contro l’Iran ed il ruolo di due di questi paesi neocolonizzati dalla Nato.
 
Notizie pubblicate dal giornale inglese “Sunday Herald”, riprese dall’Agenzia di stampa bulgara Movinite e confermate dal quotidiano arabo in lingua inglese “Arab Times”, svelano che una base aerea in Romania(la Mihail Kogalniceanu ) e due in Bulgaria ( Bezmer e Graf Ignatievo), oggi basi USA, saranno le basi di partenza delle operazioni militari di attacco alle installazioni civili, nucleari e petrolifere dell’Iran, ipotizzando il tutto nei prossimi mesi di Aprile e Maggio.
 
Questo si pensa sulla base di fonti ufficiali americane e rumene e sulla improvvisa accelerazione dei lavori di assemblaggio e adeguamento degli Hangar e dei serbatoi di carburante per i bombardieri Usa e a seguito dell’anticipazione dell’arrivo dei primi 3000 marines in Bulgaria e i primi 1500 in Romania, che avrebbero dovuto arrivare più tardi.
 
Nella base rumena fervono i lavori di estensione delle piste e la loro modernizzazione per l’uso dei caccia e bombardieri Usa e Nato.Ma secondo i giornali locali, anche altre installazioni militari (Babodag, Masdan e Cinco) sono state individuate per queste future operazioni, legate alla loro vicinanza geografica per gli attacchi aerei all’Iran.
 
Questa è la funzione delle basi militari straniere in altri paesi: strumenti di guerra, oppressione e aggressione. Ma torno al tema della mia relazione, i Balcani. Perché 17.000 soldati Nato e Usa in una regione equiparabile al Trentino? Perché Camp Bondsteel nel Kosovo Metohija, la base Usa più grande dai tempi del Vietnam?
Camp Bondsteel ha un’estensione di 40 km quadrati per 5.000 soldati e 20.000 abitanti. Consuma 2500 metri cubi d’acqua al giorno, elettricità pari ad una città di 25.000 abitanti; produce 1200 ceste di biancheria al giorno e consuma 18.000 pasti al giorno. Dei dipendenti 5.000 sono albanesi pagati 2/ 3 euro al giorno e gli altri 15.000 vengono dall’estero. Si occupano di tutto: dalla colazione ai ricambi dei blindati. Viene gestito dalla Brown e Root, del gruppo Halliburton….Di cui Dick Cheney è nel consiglio di amministrazione dell’azienda.
 
Oppure, sempre nel Kosmet, Camp Goldsmith in costruzione? A cosa servono, forse a controllare neanche 100.000 Serbi ( perlopiù anziani, donne e bambini) sopravvissuti alla pulizia etnica dell’UCK ora CPK (Corpo Protezione Kosovo)? O forse i Balcani sono diventati una portaerei imperialista, area strategica da sempre nei secoli, per future e nuove guerre e aggressioni? O forse per gestire e controllare i territori occupati e conquistati, dopo le loro guerre “umanitarie”, “preventive” o “democratiche”?
 
Ed ecco un’altra prova di quale libertà, democrazia e diritti porta la Nato. In questa cartina ci sono le richieste e gli interessi reali che la Nato ha chiesto all’attuale governo, vassallo dell’Occidente, come condizione per entrare, un giorno nell’Europa capitalistica.
 
 
Questa cartina vale forse più di tutte le analisi, gli studi, le ipotesi o le disquisizioni teoriche fatte; nella sua fredda sinteticità è come l’esibizione dell’arma del delitto e tutte le menzogne, le falsità e gli alibi degli aggressori crollano come un castello di carte, al cospetto della verità e della realtà.
Porti, aeroporti, caserme, siti logistici, installazioni radar, aree considerate strategiche in un’ottica militare, ecc, questo è il menù per gli appetiti Nato.
E come ciliegina finale sulla torta c’è la richiesta di ridurre da 70.000 a 35.000 gli effettivi dell’esercito serbo, che era il più preparato e forte esercito dell’area; e in più la richiesta della presenza di “esperti militari” americani nel suo Stato Maggiore.
 
E qualcuno osa chiamare tutto questo, per un paese e un popolo… libertà?
Ed eccoci alla prossima bomba a orologeria, nel nostro ( e dico”nostro” non a caso, dopo vedremo perché ) vicino futuro: il Kosovo.
In questi giorni giornali, Tv e media hanno intensificato le attenzioni sull’imminente definizione dello Status futuro della provincia serba, di fatto una indipendenza che violerà il Diritto Internazionale, la Legalità Internazionale, la sovranità e integrità nazionali di uno Stato internazionalmente riconosciuto, per crearne uno artificiale, illegale e inaccettabile per la Serbia.
 
Tutti, in questi ultimi due mesi (…ma dov’erano questi professionisti della “disinformazione strategica” o, come ha detto Giulietto Chiesa, della “distrazione strategica”?) rilevano la pericolosità e i rischi di nuove conflittualità e situazioni di guerra nell’area, con i risultati di conseguenze a domino in tutti i Balcani, dalla Bosnia, alla Macedonia, al Montenegro fino alla stessa Grecia. Ma la questione riguarda anche le regioni ex sovietiche, dall’Abkhazia all’Ossezia alla Transnistria, per non dimenticare i Curdi in Turchia, i Baschi, i Corsi, i Bretoni e così via.
 
Sì, perché qualcuno dovrebbe riuscire a far accettare a questi popoli in futuro, ma anche alla stessa Russia, che gli Albanesi del Kosovo hanno un diritto sovrannaturale e sovralegale internazionalmente, in quanto braccio armato dell’imperialismo Usa e Nato; e che tutti gli altri sono popoli inferiori.
Qui sta la pericolosità esplosiva del Kosovo, non solo per una nuova guerra in quell’area, ma per ciò che ne conseguirà negli equilibri internazionali, riaprendo focolai di violenze e di guerre.
 
E anche questa volta l’Italia sarà nuovamente in guerra; ecco perché dicevo prima che i Balcani e il Kosovo sono anche un nostro problema.
Perché lì noi abbiamo oltre 2.000 militari e circa altri 5.000 nei paesi intorno; e cosa faranno? A chi spareranno? Da che parte saranno schierati?
Ecco che mi collego al Convegno di oggi: Dal Molin, Aviano, ecc., a cosa serviranno nuovamente?
Ecco un altro motivo per cui, invece di chiuderle, le basi americane chiedono di ampliarle e raddoppiarle!
Perché nuovamente, come nel 1999, da lì partiranno carichi di morte, di distruzione, di annichilimento contro popoli che non ci hanno mai aggredito, attaccato e che non hanno violato i vincoli di amicizia.
 
Per questo oggi per me è un atto naturale essere qui a parlare della Nato nei Balcani come portavoce del Forum Belgrado Italia, come voce del popolo Serbo, ed essere qui anche come portavoce del Movimento Nuovi Partigiani della Pace e quindi come militante della lotta per la pace, contro le guerre imperialiste in questo paese.
 
Capite che sono onorato, come lo sarebbero i miei fratelli, compagni e compagne serbe, di poter dire insieme a voi, a tutti coloro che si riconoscono in un futuro di amicizia e solidarietà tra i popoli, con estrema naturalezza e semplicità che, dire NO alla Nato nei Balcani è anche dire No a Dal Molin e alle basi straniere nel nostro paese.
 
C’è un legame naturale che lega gli interessi dei popoli contro gli interessi dell’imperialismo.
 
Cosa si può fare?
 
Da tutti gli interventi finora ascoltati, attenti ed estremamente documentati, emerge uno scenario di compiti immani che abbiamo di fronte. Perché le ragioni dei popoli vanno contro le strategie economiche, politiche e militari strategiche, e inerenti la stessa sopravvivenza del modello sociale esistente, quindi non contrattabile dall’imperialismo.
 
Per resistere, per opporsi, per superare lo stato presente delle cose, occorre andare oltre le aggregazioni, gli assemblaggi di soli ceti politici e ideologici.
Per poter avere l’obbiettivo di vincere è necessario e fondamentale costruire un movimento popolare unitario su contenuti minimi ma generali, dove il movimento dei lavoratori sia componente sociale centrale; solo così, costruendo unità nella società reale, con tutte le contraddizioni, i limiti e le arretratezze proprie di essa, è possibile porsi obbiettivi riguardanti gli interessi e il futuro di milioni di persone, non solo di minoranze già schierate e coscienti.
 
Per concludere, io penso che per fare questo occorra partire da TRE CAPISALDI BASILARI: che sono, l’avere sempre nelle situazioni di guerra e conflittuali, una lettura degli avvenimenti fondata sulla chiara e indiscutibile distinzione tra:
 
- chi è aggressore e chi è aggredito
- chi è occupante e chi è occupato
- chi è oppressore e chi è oppresso
 
E a partire da questo, si deve difendere con forza la SOVRANITA’, l’INDIPENDENZA e le IDENTITA’ NAZIONALI, la NON INGERENZA e le SOLUZIONI NEGOZIALI dei CONFLITTI, come strumenti utili di resistenza e di liberazione dei popoli oppressi.
 
Da queste basi non partitiche, non ideologiche, ma concretamente interne e legate alla realtà quotidiana e alla stessa sopravvivenza materiale riguardante i quattro/ quinti dell’umanità, ci si può impegnare e lavorare alla ricostruzione e al rilancio di un forte e radicato nel futuro, Movimento per la Pace e per l’affrancamento dalle basi straniere in Italia, come ovunque.
 
Grazie ancora per avermi invitato e permesso di esporre queste schematiche valutazioni.
 
Enrico Vigna, portavoce del Forum Belgrado Italia e dei Nuovi Partigiani della Pace